Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto  …..

Padre Guido, 50 anni coi ragazzi da Milano alla Garbatella

Lo scrittore Massimo Mongai intervista il decano dell’oratorio di San Filippo Neri

 

Dire padre Guido alla Garbatella basta e avanza, non occorre nemmeno aggiungere il cognome, Chiaravalli, che peraltro pochi conoscono. Nominarlo significa richiamare l’oratorio, la parrocchia di San Filippo Neri, la storica chiesoletta di Sant’Eurosia, l’Istituto Cesare Baronio.

Padre Guido, ottant’anni, è un’istituzione, per la sua generosità, per la sua cultura, per le sue virtù di educatore della gioventù. Intere generazioni se ne sono giovati, migliaia di ragazzi lo hanno amato, stimato, rispettato. Decano della parrocchia, dell’oratorio e dell’Istituto Cesare Baronio, rappresenta l’attiva continuazione della presenza degli Oratoriani filippini risalente al lontano 1925, quando il quartiere iniziava appena la sua espansione. Da tempo volevamo intervistarlo. Ce ne ha offerto l’opportunità lo scrittore Massimo Mongai. Anche lui da ragazzo aveva frequentato quel lungo fabbricato rosso di Via delle Sette Chiese eretto più di due secoli fa come vaccheria di una grande tenuta agricola, trasformato poi in oratorio dai padri filippini.

Padre Guido nella storica chiesoletta con alcuni giovani in una foto dei primi anni Sessanta

Lei è alla Garbatella dal 1956…? Il quartiere era “giovane”, costruito da poco più di trent’anni anni, in piena fase espansiva con costruzioni in corso ancora negli anni ’60, la chiesa di San Filippo Neri è del 1952. Com’era allora la Garbatella e come è oggi? Come la ricorda lei, come è cambiata?
Era un tempo molto diverso; il ricordo recente della guerra, il sentirsene usciti, il rendersi conto che la vita stava cambiando materialmente con nuove (desiderate ed apprezzate) aperture: frigorifero- lavatrice-termosifoniscooters, il miraggio non più irraggiungibile della macchina e, di conseguenza, la possibilità di uscire dalla città la domenica erano scoperte nuove nella vita particolarmente dei giovani.

L’oratorio è una realtà del quartiere ben nota e viva da decenni: da quando le ragazze non ci potevano entrare ai complessini degli anni ’60 che provavano nel teatro, dall’inizio della colonia a Torvajanica agli asili estivi, dalle varie squadre di calcio fino all’oggi. Com’è l’oggi dell’oratorio?
La colonia si è chiusa due anni fa: andare al mare non interessava, volevano andare in piscine con acquasplash: Gardaland e Riccione hanno preso il posto dello Jutland e della Scandinavia, dove in passato i ragazzi s’erano indirizzati.
E poi sono spariti i complessini ( si ospitano gruppi musicali o danza di adulti). Resta più che mai valida l’accoglienza: trovarsi in libertà in un luogo sicuro, poter giocare (senza misters) come mi piace.

Lei è un meneghino purosangue ma di fatto ha passato la maggior parte della sua vita non solo a Roma, ma proprio qui alla Garbatella. Com’è andato il trapianto da San’Ambrogio a San Pietro?
Be, dopo essermi guardato attorno dove mai ero capitato (Garbatella anni ’50) la decisione: Garbatellese con i Garbatellesi (30 mila partite di calcio per avere un linguaggio con loro). Dei romani apprezzo l’apertura al rapporto, la facilità di accontentarsi di poco ed il buon senso di fare.

Forse l’unico sacerdote noto in zona quanto lei era padre Melani, mancato da poco tempo. Ma ce ne sono stati altri. Li ricorda tutti allo stesso modo, qualcuno di meno o di più?
Don Gregorio di San Benedetto all’Ostiense, don Lorenzo di San Francesco Saverio, padre Luigi, padre Alessandro, padre Armando, don Franco di Santa Galla, tutti partecipi per decenni del quartiere. Poi le suore, suor Carla (opera dal 1941!), suor Luisa, che era una figura leggendaria nell’assistenza agli “Alberghi”. La gente nel nostro quartiere rispetta la Chiesa proprio per l’esempio ricevuto.

Negli ultimi 50 anni nell’oratorio e al Baronio sono passate letteralmente migliaia di ragazzi e ragazze, che hanno ricevuto tutti, chi più chi meno, una qualche forma di imprintig da parte sua e degli altri sacerdoti della chiesa. Ne è soddisfatto? Cosa ne pensa, com’ è andato il progetto educativo?
Tante volte lo stare a vedere per 5 ore nel pomeriggio giocare a pallone o stare la mattina per 5 ore al mare mi faceva venire il dubbio se era giusto vivere così il mio compito di sacerdote. Poi, e sempre più con il passare degli anni, in incontri casuali con ex ragazzi ho sempre visto illuminarsi il volto ed esprimere la convinzione che nell’oratorio e nella scuola avevano imparato a vivere.

Ringraziamo il Signore.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Maggio 2006

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail