Presentazione del libro su Fausto Coppi a Casetta Rossa

in via G Magnaghi Venerdì 6 dicembre ore 18,00

L’Alfabeto d’un Campionissimo

Sono pochi quelli della mia generazione che l’hanno visto correre “in diretta” e men che meno quelli che aspettavano le sue fughe sul bordo d’una strada. Ancora rare, sul finire degli anni ’50, le tivvù con le loro casalinghe Domeniche Sportive in chiaroscuro. E sin troppo avaro, di quei tempi, il bilancio di casa per permettersi trasferte da tifosi. Eppure se c’è un nome che rimanda indietro nel tempo gli “under 70” come me è quello di Fausto Coppi. Non è il solo. Altri eroi accompagnavano allora la fine dell’infanzia quando, tra i banchi di scuola e i campetti arsi di periferia, le imprese delle nostre sfide quotidiane si maritavano con il racconto delle gesta di qualche campione tramandate a voce alta da adulti fomentati. E così, crescendo, toccavamo il pallone nelle infinite partite di strada o d’oratorio, citando Ghiggia o Schiaffino o Selmosson mentre lanciavamo cannonate a rete nel nome di Piedone Manfredini oppure tiravamo di boxe parlando già di Cassius Clay che, all’epoca, il Muhammad Alì ancora non c’era. Ma nelle corse in bicicletta, a dispetto dei tappi a corona, le lattine con la faccia di Pambianco o Gimondi o Massignan, che mandavamo avanti a schicchere nervose nei nostri giri d’Italia disegnati sull’asfalto, era tutto un inseguire la gloria di quel Fausto Coppi quando ci capitava di spingere le leve della bici in gare furiose all’ultima pedalata.

Dentro casa del resto, dove in più famiglie si coabitava, la foto del mito era al di sopra d’ogni discussione. Ce l’aveva messa il fratello di mia madre, lo zio Pietro laziale e sempre un po’ fascista, ma stava bene anche a mio padre, ex contadino e a modo suo comunista. Mio padre Armando, nato nella parte ciociara di quella Terra di Lavoro che estendeva i propri mandamenti sul corso del Liri, ci teneva a rivendicare l’amore per la sua Bianchi con cui aveva scorrazzato da giovane per vie di campagna e che, diceva, l’aveva fedelmente aspettato al rientro dalla prigionia d’Africa. Anche l’offesa bellica era un punto che lo legava al corridore di Castellania e dunque, nonostante la politica, non c’era alcun derby biciclettaro tra le mura domestiche e del resto solo una fede democristiana e pure un sacco perbenista avrebbe mai fatto dire a qualcuno di casa o delle vicinanze che il Bartali Gino era più forte e che pure Magni gli aveva già fatto mangiar la polvere.

Tutto questo lungo ricordo personale insomma è il primo effettaccio che mi fa l’avere tra le mani un libro come Alfabeto Fausto Coppi edito per i tipi Ediciclo e da poco rintracciabile sugli scaffali. L’hanno scritto correndo in coppia, come s’usava al Trofeo Baracchi del secolo passato, Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi due ottime penne coadiuvate dalla matita picassiana del disegnatore Riccardo Guasco e con la ragguardevole presenza, sulla ammiraglia della squadra, d’una introduzione firmata Adriano Sofri capace di dare il proprio benefico contributo di vitamine letterarie alla lunga corsa che fila per oltre trecento pagine. Una nota in swing la mette anche un artista “casciavitt” di nome Claudio Sanfilippo che con il suo Volo riprende in versi un articolo della Anna Maria Ortese rapita dall’Airone celeste in una tappa di montagna. Non ci sono foto, né in bianco e nero né a colori Agfa, che lo rincorrono sui tornanti delle Alpi coi flash sparati in faccia alla fatica d’una tappa appena conclusa. Eppure gli scatti di Breviglieri o Petrelli, la neve dello Stelvio con quel W FAUSTO a caratteri cubitali o il duello con Robic sull’Alpe d’Huez oppure i 192 chilometri in solitaria alla Cuneo Pinerolo del ‘49 o la maglia iridata sul podio di Lugano con la Giulia Occhini in Locatelli affianco, ci sono in questo straordinario libro con un sacco di altre immagini. Ci sono infatti nelle parole e nelle pagine, spesso “liberamente ispirate” a interviste e memorie d’epoca, che i due autori rielaborano con grande capacità narrativa.

Questo Alfabeto va dalla A di Airone alla Z di Zingaro passando per la F di Furto e la Q di Quello là che è poi il modo con cui il piemontese schivo chiamava l’esuberante rivale toscano quando non lo sopportava. Ed è un libro tutto da leggere e godere. Un testo che percorre una felice epoca sportiva ma, assieme, racconto di storia patria e di costume sociale, in grado di far capire e meglio d’altri il clima non tutto epico di quell’Italia del dopoguerra, paese dai molti contrasti e dalla doppia morale, dove ci stava che se eri adultero svelato e impenitente rovina famiglie t’attendeva la scomunica pubblica e magari, ma solo per la donna fedifraga, perfino la galera. In quell’Italia là appunto, ancora alla vigilia del boom, lo scontro tra madonnari “ultrà della diccì” da un lato e comunisti sfegatati per l’Urss dall’altro s’alimentava di match quotidiani passando pure per lo sport delle due ruote dove era inevitabile che al cattolicissimo Bartali portato in processione dalle parrocchie gli operai di Sesto o i proletari delle zone rosse opponessero l’inquieto, fragile ma più forte, “Fostò”.

Ecco, di tanti risvolti tratta questo dizionario illustrato chiamando perfino in scena un  inesauribile parterre di protagonisti: Togliatti e De Gasperi con Pio XII, un giovanissimo Rivera e un Silvio Piola a fine carriera, il fratello Serse e la mamma Angiolina, la Dama Bianca e la moglie Bruna, Isa Barzizza e Rita Hayworth, il Biagio Cavanna col mago Pinella, banditi come Sante Pollastri o il Bruno della “lìgera” e via scorrendo. E’ lungo più d’un kolossal hollywoodiano l’elenco ma tra tanti un posto nei titoli di coda lo prende anche un figlio della Garbatella di nome Marcello Spadolini. Il racconto che lo cita si chiama Chiosco e nel titolo si riferisce al “baretto della Sora Rosa” che sulla strada di Grottaferrata, di domenica 27 maggio 1945, vede passare i pedalatori iscritti alla Coppa Salvioni. La corsa è aperta a tutti e al via, “MotoVelodromo Appio ore 7 e 06” precisa svizzero il cronista dell’epoca, si ritrovano in ventitrè tra professionisti accasati e irriducibili indipendenti assieme ai puri dilettanti. C’è Bartali che corre su una Legnano con la maglia della Ss Tempora Bettolle e c’è Coppi tesserato per la Sc Lazio in sella alla Nulli, c’è la speranza di Torpignattara il dilettante Spartaco Rosati prossimo protagonista al Gran Premio della Liberazione e c’è Elio Bertocchi un prof in maglia giallorossa. Marcello Spadolini è il capofila degli indipendenti, campione di tante corse minori, che con la maglia rossoverde della MATER bici Pangrazi s’era già con onore sobbarcato in solitaria il Giro del ’40; proprio quello vinto dal debuttante Coppi alla vigilia della disgraziatissima entrata in guerra annunciata dal Benito mascellone al balcone di Piazza Venezia. Oggi, con le macerie della sconfitta tutte sparse in giro, Marcello è sul percorso che fila verso i Castelli e col campionissimo condivide i colori laziali ma per lui l’asfalto bruciato spingendo sul 49×16 non è mica lo stesso. E’ comunque lui, come da copione, a cercare di dare la scossa e a filare via sulla salita di Grottaferrata in compagnia di Bertocchi. Ed è sempre lui a cercare di spronare il giallorosso a giocarsela come un derby del cupolone. Nel racconto di Cervi e Battistuzzi gli sforzi del nostro appaiono ormai inutili e già risucchiati dall’azione di Coppi che sfrecciando davanti al Chiosco della Sora Rosa, con tutti i Scaroccia padre e figli schierati a tifare, avrebbe poi battuto tutti sul traguardo di Castelgandolfo. E “per una macchina” soprattutto Quello là.

Spadolini in quell’occasione finì quinto, pure dietro al Bertocchi, ma primo degli indipendenti. La Coppa Salvioni di quel maggio del ’45 fu importante ed ebbe il merito di sancire il rientro del campionissimo capace di smaltire con un successo rinfrancante la ruggine d’una inattività prolungata. Nel libro il campione del lotto 12, “l’uomo che fugge” come lo chiamavano all’epoca, corre al fianco dell’Airone, “l’uomo solo al comando” non ancora “dio stordito dalla sua forza”. E questo è pure un motivo in più per leggere e godere d’un Alfabeto Fausto Coppi testo prezioso e forte dalla prima all’ultima pagina, dal primo all’ultimo tornante.

[Il libro ALFABETO FAUSTO COPPI scritto da Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi sarà presentato alla Fiera della piccola editoria “Più libri più liberi” e, in anteprima romana a Casetta Rossa, ne parleranno assieme agli autori il giornalista Rai Stefano Rizzato e Claudio D’Aguanno. Appuntamento venerdì 6 dicembre ore 18 a Casetta Rossa in Via G. B. Magnaghi 14]

Claudio D’Aguanno

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