Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria
Parte 1 – Gli aspetti della progettazione
L’integrazione socio sanitaria è un tema che, nel panorama delle politiche sociali, riveste da sempre un significato di importanza rilevantissima data l’attualità dei temi trattati. D’altro canto, che non se ne possano considerarsi trattate tutte le sue sfaccettature è testimoniato dal fatto che continuano ad interessarsene sia la legislazione, quella regionale in particolare, sia la riflessione concettuale, attraverso pubblicazioni e convegni mentre dal punto di vista operativo, si tentano di analizzare i problemi in cui ancora si imbattono gli operatori nel lavoro quotidiano. In questo contesto, una difficoltà che sembra emergere in maniera particolare, è quella di coniugare teoria e prassi, tanto da far pensare che l’integrazione socio-sanitaria sia, come diceva un atto normativo della regione Lazio alla fine degli anni ’90, una utopia che ostinatamente si persegue senza successo.
Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria
Parte 1 – Gli aspetti della progettazione
L’integrazione socio sanitaria è un tema che, nel panorama delle politiche sociali, riveste da sempre un significato di importanza rilevantissima data l’attualità dei temi trattati. D’altro canto, che non se ne possano considerarsi trattate tutte le sue sfaccettature è testimoniato dal fatto che continuano ad interessarsene sia la legislazione, quella regionale in particolare, sia la riflessione concettuale, attraverso pubblicazioni e convegni mentre dal punto di vista operativo, si tentano di analizzare i problemi in cui ancora si imbattono gli operatori nel lavoro quotidiano. In questo contesto, una difficoltà che sembra emergere in maniera particolare, è quella di coniugare teoria e prassi, tanto da far pensare che l’integrazione socio-sanitaria sia, come diceva un atto normativo della regione Lazio alla fine degli anni ’90, una utopia che ostinatamente si persegue senza successo.

Il tema dell’integrazione tra sociale e sanitario può, allora, rappresentare una continua sfida tra il tentativo di aggregare servizi diversi e quello di aggregare tra loro amministrazioni il cui scopo istituzionale ha finalità diverse e farle lavorare assieme. D’altra parte, dato il carattere empirico col quale si intendeva stabilire come poter realizzare l’integrazione socio-sanitaria in uno specifico contesto territoriale, le esperienze territoriali, hanno fatto da battistrada verso la ricerca di adeguati supporti amministrativi che permettessero alle normative di adeguarsi ai crescenti bisogni degli utenti, infatti, a fronte di una separazione istituzionale tra gli ambiti sanitario e sociale, è venuta sempre più emergendo la richiesta di sviluppare una normativa adeguata all’integrazione socio-sanitaria, anche se, in questi primi passi questa è sembrata sbilanciata, nella quasi totalità, verso l’area sanitaria.
La Delibera della Giunta Regionale 433/07 ha previsto l’istituzione in ogni A.S.L. e nei singoli distretti di una funzione specifica per l’integrazione sociosanitaria, che nei distretti doveva coincidere con il coordinatore Socio sanitario, anche se la presenza di un referente specificamente dedicato all’integrazione sul versante degli enti locali registra un dato abbastanza elevato: nella grande maggioranza dei casi in cui le A.S.L. hanno avuto in materia un positivo raccordo con gli enti locali ciò è avvenuto trovando come interfaccia una figura professionale dedicata. L’analisi degli aspetti che oggi caratterizzano la realtà dell’integrazione socio-sanitaria nel nostro territorio, dal punto di vista sociodemografico, le municipalità di Roma Capitale rappresentano un campione più che significativo, visto che molti dei Municipi romani hanno un numero di residenti maggiore di capoluoghi di provincia e forse di regione di altre zone del nostro territorio nazionale, può svilupparsi seguendo diversi percorsi. Il tema può essere affrontato valutandone nel merito i contenuti pratici e gli effetti che producono sui beneficiari oppure verificandone l’adeguatezza dal punto di vista degli addetti ai lavori o ancora misurandone il livello di fruibilità da parte dei cittadini.
Queste e altre possibili piste di riflessione, tuttavia, non possono prescindere da una preliminare ricognizione della questione che consenta di mettere a fuoco i tratti essenziali con cui l’integrazione socio-sanitaria si propone nel nostro contesto. Si tratta, in particolare, di inquadrare quanto il tema coinvolge gli attori istituzionali che dovrebbero alimentarne lo sviluppo e quale attenzione viene ad esso dedicata, quali sono le forme con cui si realizza – quando si realizza – il coordinamento inter istituzionale, come si definisce la necessaria interconnessione tra gli atti di programmazione di area sanitaria e di area sociale; ed infine, quali sono le professionalità che interagiscono nello spazio dell’integrazione e quali i bisogni che le attività socio-sanitarie intercettano e gli utenti che ne fruiscono.
Dai dati che si desumono da ricerche effettuate in questo contesto, sembra dunque emergere un buon grado di consapevolezza istituzionale circa l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria, presente sia nelle A.S.L. che negli enti locali. Si rileva anche che gli operatori dedicano al tema dell’integrazione una parte del loro impegno lavorativo, ma ciò non rappresenta un depotenziamento della loro funzione e si segnala anzi come un elemento da valutare positivamente, nella misura in cui in cui permette loro di svolgere un ruolo di raccordo tra i singoli servizi ed il momento del coordinamento interistituzionale. È importante inoltre sottolineare che questa buona consapevolezza istituzionale su un tema così rilevante non ha dovuto essere indotta o sostenuta da appositi input normativi, visto che la recente delibera regionale in materia si è in realtà proposta su uno scenario già sostanzialmente attrezzato e i territori che da questo punto di vista erano stati in passato inattivi sono comunque rimasti inadempienti. Una ulteriore verifica dei termini con cui l’integrazione socio-sanitaria si definisce nei rapporti interistituzionali può essere effettuata analizzando le modalità di costruzione degli strumenti di pianificazione delle attività in area sanitaria e in area sociale. Per assicurare una efficace integrazione socio-sanitaria, infatti, i Piani sanitari e i Piani sociali degli enti locali devono essere frutto di un processo di effettiva co-costruzione tale da assicurare una totale sovrapposizione delle due prospettive.
La realtà dei Municipi di Roma Capitale sembra allinearsi ai dati regionali, presentando percentuali significativamente alte sia nell’elaborazione congiunta che nella presenza in entrambi gli atti programmatori, sanitario e sociale. C’è da rilevare invece una flessione nella sostanziale identità della parte sull’integrazione nei diversi piani, questo dovuto anche alla scarsa capacità esecutiva dimostrata dai Municipi, in particolare durante l’ultimo anno, dovuta soprattutto dell’inanità politica che pervade le strutture istituzionali centrali e che di riflesso impatta su quelle periferiche, incapaci di agire in modo proprio alle sollecitazioni che pervengono dai territori. Globalmente dai dati emerge una presenza diffusa dei temi dell’integrazione negli atti programmatori degli enti locali, ma al tempo stesso appare abbastanza evidente che i processi di reale costruzione stentano a decollare. Questo può essere collegato alla difficoltà a livello comunale: è difficile pensare ad una programmazione quando a livello di Amministrazione Centrale l’idea che si ha è quella di un accentramento mentre nelle realtà locali si percorrono strade, tempistiche ed obiettivi diversi, guidati da quelle strutture sociali che ne devono definire i servizi proprio rispetto alle specificità territoriali che, tramite l’utilizzo delle buone prassi, indichino le traiettorie progettuali verso cui tendere.
Eraldo Saccinto
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