Il Municipio VIII e le politiche di integrazione socio sanitaria
Parte 3 – Il P.U.A. – Punto Unico di Accesso
Il P.U.A., offre orientamento, consulenza e presa in carico sulle varie tematiche socio sanitarie. Presso il P.U.A. operano, contemporaneamente e in sinergia, assistenti sociali del municipio e infermieri dei vari servizi ASL. Il P.U.A. è la porta di ingresso al complesso sistema dei servizi sociali e sanitari municipali. E’ il punto di riferimento per la persona fragile e per i suoi familiari, servizio rivolto in particolare a coloro che si trovano in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria.
Da qui l’importanza di un servizio che si prenda cura della persona nella complessità e globalità dei suoi bisogni, che metta in rete e valorizzi le risorse della collettività e che si adoperi per promuovere la costruzione di percorsi assistenziali integrati, semplificando l’accesso al sistema dei servizi socio-sanitari.
I fondi recentemente stanziati dalla Regione Lazio per il potenziamento dei P.U.A. rappresentano il primo concreto segnale per il rafforzamento di tale struttura. Partendo della professionalità e disponibilità degli operatori, assistenti sociali e infermieri, e proseguendo la strada volta a superare le criticità dei servizi, individuando le priorità di intervento, abbandonando percorsi tortuosi e intraprendendone di nuovi, integrati e semplificati. Avendo come obiettivo comune l’interesse del cittadino portatore di un bisogno colto nella sua interezza e complessità.
Il protocollo d’intesa, firmato tra la ASL/RM2 Distretto 11 ed il Municipio con l’obiettivo di rafforzare il processo di integrazione sociale e sanitario nel territorio, ha previsto la fornitura di risorse umane, strumentali, di supporto e di materiale di consumo per la valorizzazione ed il potenziamento delle attività che il P.U.A. ha dimostrato di poter eseguire sin dal momento della sua istituzione. In particolare l’obiettivo del protocollo è stato quello di avvicinare l’offerta dei servizi socio sanitari ai bisogni dei cittadini promuovendo la costruzione di percorsi integrati in risposta ai bisogni complessi, anche tramite l’apertura di nuovi punti di accoglienza di servizi del Distretto 11 negli spazi municipali. Un aspetto del tema integrazione su cui certamente occorre soffermarsi è quello relativo alle aree di intervento nelle quali le attività socio sanitarie trovano realizzazione.
A tal fine il P.U.A. ha condotto una ricognizione sul tipo di bisogno a cui esso tendenzialmente risponde, sulla incidenza che le varie tipologie di utenza hanno nelle diverse dimensioni del processo: accesso integrato, unità valutative e progetti e sull’orientamento delle esperienze concrete che si possono convertire in buone prassi. Osservando i dati è possibile rilevare che i bisogni a cui le attività socio sanitarie rispondono sono prevalentemente collocati nelle aree di intervento anziani, disabili, minori e famiglie. Tuttavia, le prime due appaiono presenti in modo costantemente consistente mentre l’area minori e famiglie sembra essere posta al centro dei processi di integrazione soprattutto nell’ambito della dimensione progettuale e delle buone prassi – circostanza, questa, che in parte trova spiegazione nella esistenza di risorse finanziarie dedicate derivanti dalla L. 285/97.
Le altre aree di intervento risultano infine relativamente presenti in tutte le dimensioni del percorso dell’integrazione sociosanitaria, sebbene con oscillazioni anche significative, per esempio quelle relative alla salute mentale. È infine interessante evidenziare la diversa rilevanza degli interventi/servizi dedicati alla totalità dei bisogni della popolazione nelle varie dimensioni del percorso nell’accesso.
Quello che si nota, in questi ultimi anni, probabilmente a causa della crisi, è il progressivo impoverimento del sistema di garanzie e di protezione sociale che fa sì che il riconoscimento dei diritti fondamentali per il cittadino sia vincolato a criteri sempre più rigidi di accesso ai servizi. Il decentramento amministrativo e il conseguente trasferimento di nuove competenze ai Municipi ha determinato una più complessa articolazione dei servizi, ivi compresi i Servizi Sociali stretti tra la necessità di contenimento della spesa e la necessità di semplificare il rapporto fra cittadini e Pubblica Amministrazione con lo scopo di ridurre il carico burocratico. Nonostante ciò, il percorso di integrazione socio sanitario intrapreso dal Municipio VIII, si è mosso nel solco dell’innovazione e dell’attuazione delle buone prassi pur attraverso incertezze e contraddizioni, seguendo strade non sempre coincidenti con quelle delineate dalle normative ma funzionali per l’utenza. La dimensione politica del lavoro sociale, infatti, mette i professionisti in collegamento diretto con le istanze ed i bisogni della società ed è strettamente connessa con il livello istituzionale dell’integrazione.
Tanto più il livello istituzionale dell’integrazione sarà in grado di realizzarsi quanto più funzionerà il meccanismo di ricezione e trasmissione delle istanze sociali da parte di chi opera nel territorio. Questo lavoro, non può essere legato solamente alla professionalità dei Servizi Sociali municipali ma va salvaguardato attraverso gli opportuni strumenti della politica, governando, cioè, gli eventi. Sta di fatto che se non si supera il problema di questa mancanza di capacità è difficile perfino pensare di poter maneggiare la cosa pubblica anche quando la rivendicazione di un diritto è l’interesse preminente. Il problema è capire se la politica, centrale e territoriale, sia pronta a recepire queste istanze, viste le enormi difficoltà operative dimostrate. La strada dell’integrazione, con queste prospettiva, sembra ancora lunga.
Eraldo Saccinto
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