“Il diavolo e l’acqua santa” alla Basilica di San Paolo

Tra le meraviglie della splendida Basilica di San Paolo fuori le mura, seconda per grandezza solo alla Basilica di San Pietro, si cela una curiosità che merita la nostra attenzione. Si raggiunge percorrendo tutta la navata centrale di destra, fino ad arrivare all’ingresso della cappella di San Benedetto, accanto alla sagrestia. Si tratta di una singolare acquasantiera in marmo che mette in scena il popolare modo di dire “essere come il diavolo e l’acqua santa”. L’opera ritrae un fanciullo con il capo coronato di fiori che, per purificare se stesso e respingere il demonio, si lancia con la mano destra verso la conca dell’acquasantiera, mentre, con tanto di corna, coda e ali di pipistrello, il diavolo accasciato si ritrae coprendosi il volto con il braccio sinistro. Sulla sommità del catino troneggia il simbolo papale di Pio IX, che la fece collocare nella Basilica nel 1860. L’opera, commissionata dalla duchessa Laura Leroux di Bauffremont che la donò poi al Papa, fu realizzata con maestria dallo scultore Pietro Galli. Nel secolo XIX la devozione non si allontanava molto dalla superstizione e, sia il popolino che la nobiltà, credevano di poter tenere alla larga le tentazioni del maligno grazie all’acqua benedetta. Come avvenne l’incontro tra la duchessa e il Papa? Laura Leroux era nata in Francia nel 1832 da una famiglia colta e agiata. Nel 1849, pochi mesi dopo aver perso il padre Eugene, all’età di 17 anni sposò il duca Ruggero di Bauffremont, da cui ebbe una figlia. Spinta però dalla vocazione spirituale lasciò la famiglia e partì da Parigi con l’intento di fondare un Istituto di Missionarie. Il suo progetto si concretizzò a Roma: il Papa benedisse il nuovo Istituto di Suore Terziane Francescane, lodò l’artefice Laura e le concesse vari privilegi spirituali e doni materiali. Come segno di ringraziamento la duchessa regalò a Pio IX questa particolare acquasantiera. Alcuni fanno risalire l’origine della contrapposizione “diavolo e acqua santa”, utilizzata per definire due entità incompatibili tra di loro, a questa opera marmorea. In realtà non se ne conosce con esattezza l’origine, però compare per la prima volta nei Promessi Sposi del Manzoni quando Agnese, spiegando alla Monaca di Monza il pericolo che sta correndo sua figlia Lucia con don Rodrigo, le dice “io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere, come il diavolo l’acqua santa”. Le presenze del diavolo nelle chiese in Roma sono veramente poche: la sedia del diavolo lungo l’antica via Nomentana, la “Lapis diaboli” nella basilica minore di Santa Sabina all’Aventino, il Museo delle Anime del Purgatorio, e la nostra acquasantiera, unica e speciale, che rientra nel novero delle curiosità poco conosciute che meritano di essere visitate e ammirate.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Marzo 2025/numero 67, pag. 5]

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