Donne e Risorgimento: riscoprire le eroine della repubblica romana

Nella sede dell’associazione Forum Terzo Millennio presentato il saggio La repubblica romana delle donne

Via Rosa Raimondi Garibaldi, via Maria Drago Mazzini, via Adelaide Bono Cairoli: alla Garbatella la toponomastica parla anche di Risorgimento al femminile. Donne intrepide e appassionate, di cui però continua a spiccare, almeno nell’opinione comune, soprattutto il secondo cognome, quello dei mariti. Riconoscere il loro valore autonomo è l’obiettivo di una recente pubblicazione, La repubblica romana delle donne: eroine, audaci e irriverenti, un saggio di Giacomo Bucolo, Mario Savelli e Antonio Cardellini edito da Progetto Cultura. Il testo è approdato proprio alla Garbatella, venerdì 3 ottobre, per una presentazione in via Edgardo Ferrati 12. Nella sede dell’associazione Forum Terzo Millennio hanno preso la parola gli autori tracciando un ritratto breve ma efficace delle patriote risorgimentali e dell’eroica esperienza della seconda repubblica romana (febbraio-luglio 1849).

Le donne della repubblica romana

“I protagonisti della repubblica romana agiscono a metà strada tra ideali illuministici e sentimento romantico” ha commentato la moderatrice Giorgia Natalini in apertura. Non solo: eredi dei valori della filosofia dei Lumi, incarnano il nuovo sentimento indipendentista e, allo stesso tempo, anticipano l’impeto delle lotte di liberazione del Secolo Breve. In questo contesto turbolento, “il ruolo delle donne può essere letto come un vero e proprio laboratorio di emancipazione” – ha proseguito Giorgia Natalini – “un passaggio fondamentale per comprendere le rivendicazioni novecentesche.”

presentazione eroine del risorgimento
Giacomo Bucolo e Mario Savelli (foto di Giorgia Natalini, tratta dalla pagina facebook di Forum Terzo Millennio)

Otto sono le vite messe in primo piano dal libro. Otto donne diverse, ma tutte votate ai valori di giustizia e libertà, attraverso un impegno politico totalizzante che non tardò a condurre molte di loro alla morte. Chi lottò a colpi di penna, chi imbracciando le armi. Tra intellettuali, giornaliste, carbonare e combattenti, il saggio descrive ad ampi tratti il volto femminile del Risorgimento italiano, in tutta la sua vastità e varietà. Ci furono donne che si tagliarono i capelli e vestirono la divisa del soldato. Altre che si mossero in un solco più tradizionale. Questo il caso di Adelaide Bono, di origini nobili e educazione religiosa.

Rimasta orfana di padre, quando frequentava il Collegio Reale di Verona forse nessuno avrebbe immaginato la piega che di lì a poco avrebbe preso la vita della giovane contessina. Imbevuta di ideali napoleonici, si occupò della formazione politica degli otto figli. Organizzatrice di salotti, riuscì a tessere una fittissima rete di relazioni arrivando a trasformare la propria casa di Gropello (attuale Gropello Cairoli, in provincia di Pavia) in un rifugio di esuli e perseguitati. Non esitò a barattare una vita comoda e agiata con una sequela senza fine di pericoli, esattamente come la giornalista statunitense Margaret Fuller. Arrivata in Europa come corrispondente del New York Tribune, la Fuller partecipò alla difesa della repubblica romana occupandosi personalmente della cura dei feriti, gomito a gomito con Cristina Trivulzio di Belgiojoso ed Enrichetta Pisacane.

Perché le donne?

Ma soprattutto una domanda costringe il lettore a scorrere le pagine del saggio: perché? Cosa spinse queste donne a rinunciare a una vita serena, conformista, in linea con il ruolo che la società aveva loro destinato? Al quesito gli autori non danno un’unica risposta. Non solo amore per la patria, ma profonda fede repubblicana e impegno sociale: significativo il gesto di Eleonora de Fonseca Pimentel, che non esitò a scrivere in dialetto per raggiungere le frange più umili della cittadinanza napoletana. Come affermano gli autori del saggio, questa protagonista della repubblica giacobina divenne “il seme” da cui germogliò il patriottismo risorgimentale. Donna di altissima cultura – fu membro dell’accademia dei Filaleti e dell’Arcadia – non perse mai di vista l’unico destinatario del proprio operato: il popolo.

Se nel cuore della donna brillerà la luce dell’amore

“Se nel cuore della donna brillerà la luce dell’amore, il mondo sarà salvo” scrivono gli autori del saggio in apertura. In certi casi fu proprio l’amore il catalizzatore dell’entusiasmo politico: costretta a contrarre un matrimonio di convenienza con un uomo rude e violento, Enrichetta Di Lorenzo scoprì la passione patriottica insieme al suo primo vero amore, quello per Carlo Pisacane. Durante l’assedio della repubblica romana, si occupò personalmente del recupero dei feriti, diventando stretta collaboratrice di Pisacane e Mazzini. Per questa donna – che sul Monitore romano si firmava Enrichetta Pisacane, col cognome dell’amante – la schiavitù era doppia: politica e domestica. E l’ardore indipendentista non era solo il desiderio di vedere il proprio paese libero e unito. Ma anche il bisogno di avere una vita privata più svincolata, moderna, dignitosa.

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