Con “Bereshit” torna viva la memoria della Montagnola

Un generale, un fornaio e due ecclesiastici. Furono loro a dare un contributo coraggioso e indispensabile allo scontro che 82 anni fa alla Montagnola segnò l’inizio della resistenza armata romana. A commemorarli è l’associazione culturale Bereshit, che il 9 settembre alle 17:30 metterà in scena lo spettacolo Luoghi e personaggi della battaglia all’interno della biblioteca Joyce Lussu, in via Costantino 49. Come spiega il responsabile Rodolfo Beato, “il pomeriggio sarà diviso in due momenti. Nella prima parte, i membri dell’associazione daranno lettura teatralizzata di brani che rievocano le giornate dell’8 e 9 settembre 1943. In seguito verrà presentata una video-intervista a cura del gruppo Montagnola Vecchia e della professoressa Alessandra De Angelis.”

I personaggi, i luoghi

Tra le figure di maggior rilievo, suor Teresina e don Pietro Occelli, il fornaio-partigiano Quirino Roscioni e il generale Gioacchino Solinas, il comandante dei Granatieri di Sardegna di stanza al forte Ostiense che alle ore 21:30 dell’8 settembre 1943 ricevettero da un ufficiale tedesco l’ordine di ritirarsi. Solinas non si piegò: mezz’ora dopo già infuriava la battaglia. Lo scontro a fuoco si protrasse per tutto il giorno successivo per poi spostarsi, il 10 settembre, a Porta San Paolo, nel piazzale in cui oggi una targa commemora l’inizio del Secondo Risorgimento italiano. “La battaglia della Montagnola fu un esempio di resistenza civile, oltre che militare” – ha riassunto Rodolfo Beato. “Il nostro obiettivo è tramandare la memoria storica del quartiere. Ma soprattutto sollecitare le autorità locali a valorizzare i luoghi che fecero da cornice a quelle giornate eroiche, oggi fortemente degradati.”

Per garantire la corretta ricostruzione dei fatti, è stato consultato il generale Ernesto Bonelli dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, oltre ai diari di don Occelli che fu testimone diretto e partecipe della battaglia.

L’impegno dell’associazione Bereshit

Fondata nel 2014 all’interno del Municipio VI, l’associazione culturale Bereshit – il nome significa “in principio”, ed è l’incipit della Genesi – è attiva da più di dieci anni nel campo del teatro e della promozione sociale. Nel frattempo, però, ha cambiato sede: ha abbandonato quella di via degli Orafi 30, presso la scuola elementare Martin Luther King, ed è arrivata alla Garbatella, dove opera in collaborazione con Montagnola Vecchia e La voce di Rita. Tre associazioni, un minimo comune denominatore: l’amore per la storia del territorio e la voglia di aiutare gli altri, attraverso attività di donazioni e volontariato.

Locandina di “Storie de casa mia…”

Le rappresentazioni di Bereshit non sono semplice teatro, ma anche compendi di storia locale. Affondano le radici in un’accurata documentazione, dai saggi di Gianni Rivolta alle testimonianze orali o scritte degli abitanti dei quartieri. Negli anni  passati gli ospiti del centro anziani Pullino, durante un corso tenuto dall’associazione, si sono cimentati nella scrittura in prosa o in versi dei propri ricordi. Il materiale è stato poi riadattato e messo in scena, dando vita a Storie de casa mia…, una vivace rievocazione storica dei mesi dell’occupazione con accompagnamento musicale di Renato Di Benedetto. Lo spettacolo è andato in scena lo scorso 15 giugno presso il teatro Vincenza Altamura, in via David Salinieri alla Garbatella.

La divulgazione della storia locale

In passato Bereshit è riuscita a riscoprire e divulgare anche episodi storici poco noti. Questo è il caso dell’assassinio di Iole Zedde, ragazza di appena sedici anni fucilata dai tedeschi in via Massaia. La giovane era uscita di casa per cercare il fratello minore, che si era recato alla stazione Ostiense nella speranza di recuperare del cibo da un convoglio ferroviario. La sua giovane vita spezzata è un simbolo della crudeltà ingiustificata delle truppe naziste che occupavano la Capitale. Esempio di coraggio, invece, è la vicenda che proprio in quei mesi si svolse al civico 13 di via Roberto de Nobili. Il portiere del lotto 27 riuscì a nascondere nello sgabuzzino del condominio la famiglia Limentani, salvandola così dalle persecuzioni razziali. Il suo comportamento valse all’intero caseggiato il titolo di “Civico giusto”, oggi ricordato da una piccola targa che reca l’immagine dell’ulivo.

Via Roberto de Nobili 13 “Civico giusto”
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