Nella serie “A Rhapsody of cities” la Garbatella è protagonista

La storia dei Limentani e del “Civico giusto” finisce in una produzione cinese dedicata alle capitali europee

Se è vero che il mondo è un paese, è anche vero che un quartiere può contenere il mondo. Ed è così che lunedì 6 ottobre una troupe cinematografica cinese è sbarcata alla Garbatella. Registi, operatori, tecnici e interpreti hanno attraversato i cortili dei lotti e le vie della Borgata Giardino. Sei ore tutte d’un fiato tra riprese e interviste ai residenti. L’obiettivo? Girare la puntata Il teatro della memoria, un episodio della nuova stagione della serie documentaria A Rhapsody of cities. Il programma, che in Cina ha molto successo, mette in rilievo la storia di un quartiere poco noto di ogni capitale europea: per Roma è stata scelta la Garbatella. E in particolar modo, la storia del Civico giusto di via Roberto De Nobili, e della famiglia Limentani, sopravvissuta al rastrellamento del 16 ottobre ’43.

Il Civico giusto

Appuntamento alle 16:30 in via Roberto De Nobili 13. Sulla facciata esterna del muro del cortile, una piccola targa con la sagoma di un albero di ulivo, accompagnata dalla scritta “Civico giusto.” Ad aspettare l’arrivo della troupe cinematografica, un signore distinto e socievole, che subito si presenta come Settimio Limentani e inizia a rievocare i giorni della sua infanzia all’interno del lotto 27. Qui è dove viveva la sua famiglia: madre, padre e sei figli, tutti in una stanza. Questo è il cortile dove lui e i suoi fratelli giocavano insieme agli altri bambini del lotto. E questa porta – un piccolo vano seminterrato – è l’ingresso del ripostiglio in cui l’intera famiglia rimase nascosta per mesi, durante l’occupazione nazista di Roma. Settimio Limentani accompagna la troupe su e giù per le scale del cortile, tra i vialetti contornati di aiuole, e fin dentro lo scantinato. La sua voce, impastata di cadenza romanesca, si mischia all’accento incerto dell’interprete cinese: ma la barriera linguistica si rivela fin da subito insignificante. L’attenzione degli operatori è assoluta, e nel cortile del lotto, tra i caseggiati disposti a semicerchio come quinte teatrali, aleggia un rispettoso silenzio.

settimio limentani
Settimio Limentani parla con gli interpreti

La storia dei Limentani

È la drammatica giornata del 16 ottobre 1943: il ghetto viene rastrellato, centinaia di uomini, donne e bambini rinchiusi nelle sale del Collegio Militare in attesa della partenza di un convoglio diretto al campo di sterminio di Auschwitz. Un geometra impiegato comunale, dall’alto del Campidoglio, riesce a scorgere le violenze perpetrate nella zona del portico d’Ottavia, e avvisa per telefono i parenti, vicini di casa dei Limentani. La famiglia di Settimio lascia subito l’abitazione alla ricerca di un luogo sicuro. Dopo una breve tappa a Casal Bertone, trascorrono un mese al Quarticciolo, ospiti del vecchio amico Peppe Venturini. Sarebbero rimasti lì, se la situazione non fosse precipitata. Ma il rischio era diventato eccessivo: Venturini era un partigiano, e aveva nascosto nell’abitazione armi e materiale propagandistico. Per paura di possibili perquisizioni i Limentani decidono di andarsene. Madre, padre e sei figli – il più piccolo ha poco più di un anno – si trovano di nuovo in mezzo alla strada. Non sapendo dove andare, cosa fare, a chi rivolgersi, decidono di tornare nella propria originaria residenza, in via Roberto De Nobili 13. Ma a correre in loro soccorso, come un angelo custode, è Mario Torelli, il portiere del caseggiato: nascondendoli in una cantina, riesce a salvarli fino alla liberazione di Roma.

settimio limentani 6 ott 2025
Ingresso dello scantinato

La compagnia Bereshit sale sul palco

Dopo aver salutato Settimio Limentani, la troupe cinematografica ha attraversato a piedi la Garbatella. A fare da cicerone, Rodolfo Beato dell’associazione Bereshit, che ha accompagnato gli operatori per via Ansaldo, via Cravero, piazza Albini. Hanno suscitato la curiosità degli ospiti internazionali l’architettura armoniosa della Casa dei Bimbi, la materna costruita negli anni Venti, e l’ingresso monumentale dei Bagni Pubblici, attuale sede della biblioteca Moby Dick. Ultima tappa: teatro Vincenza Altamura, dove la compagnia teatrale Bereshit ha messo in scena una piccola rappresentazione. Al centro della trama è ancora una volta la storia dei Limentani, vista però dagli occhi dei vicini di casa. Paura, rabbia, disperazione, ma anche un grande sentimento di solidarietà. I residenti del “Civico giusto” sapevano da che parte stare: nessuno di loro denunciò i Limentani, benché le ricompense incoraggiassero i delatori. “Per ogni ebreo denunciato si ricevevano fino a 5.000 lire” ha raccontato Rodolfo Beato.

associazione bereshit 6 ott 2025
La compagnia Bereshit al teatro Altamura

Lo spettacolo, ideato e diretto da Rodolfo Beato, rientra in un progetto più ampio di riscoperta e valorizzazione della storia locale. Da anni l’associazione Bereshit lavora col centro anziani di via Giacinto Pullino 95: partendo dalle memorie degli ospiti della struttura, la compagnia scrive e interpreta brevi sketch teatrali. I ricordi personali dei residenti vengono così trasformati in scene vivide e salaci della romanità di un tempo. Il tutto accompagnato dalla voce di Eleonora Talli e dalle musiche del maestro Renato Di Benedetto. Un mix di storia e presente, dramma e ironia che deve essere piaciuto molto agli ospiti cinesi. Al termine della rappresentazione, la compagnia Bereshit ha ricevuto in dono una targhetta di marmo su cui sono incisi l’ideogramma che significa “vita” e la sagoma di un pino, simbolo della città di Roma.

associazione bereshit 6 ott 2025
La compagnia riceve una targa di marmo con l’ideogramma cinese “vita”
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