Attivista della Garbatella nella Flotilla per Gaza: paura dopo l’intercettazione in mare

È salpata domenica scorsa dal porto di Augusta, in Sicilia, la seconda missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, una mobilitazione internazionale che ha riunito circa sessanta imbarcazioni civili con l’obiettivo dichiarato di rompere simbolicamente l’assedio su Gaza e consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.
L’iniziativa nasce anche come atto politico e diplomatico: gli organizzatori chiedono infatti alla comunità internazionale di prendere posizione rispetto al genocidio che Israele sta perpetrando in Palestina e la guerra in Libano, sollecitando governi e istituzioni a scegliere se rispettare il diritto internazionale oppure continuare a sostenere le politiche coloniali.

La partenza dalla Sicilia

Tra le partecipanti anche una militante di Garbatella

Tra le partecipanti alla missione figura anche Francesca Nardi, militante del Centro Sociale La Strada di Garbatella ed ex studentessa del Liceo Socrate, partita insieme agli altri volontari e imbarcatasi sulla Holy Blue per prendere parte alla traversata nel Mediterraneo.
Secondo gli organizzatori, alla spedizione partecipano civili provenienti da cinquantacinque Paesi diversi. La flottiglia trasporta aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza e si inserisce nel più ampio movimento internazionale di solidarietà con la popolazione palestinese.
Dopo alcuni giorni di navigazione, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono state intercettate da unità militari israeliane a circa seicento miglia dalle coste occupate da Israele. Secondo quanto riferito dagli attivisti, gli interventi sarebbero avvenuti in acque internazionali a poca distanza dai confini della Grecia.
Le testimonianze diffuse attraverso i media parlano di droni che avrebbero sorvolato le imbarcazioni prima degli abbordaggi navali. Gli attivisti accusano inoltre le forze israeliane di aver disturbato o bloccato le comunicazioni radio, comprese quelle di emergenza e soccorso.
In una nota diffusa dopo gli eventi, gli organizzatori della flottiglia parlano di una “operazione violenta” condotta in mare aperto. Secondo la loro ricostruzione, alcune imbarcazioni sarebbero state danneggiate nei motori e nei sistemi di navigazione, lasciando centinaia di civili in condizioni di difficoltà mentre nel Mediterraneo si avvicinava una forte perturbazione.
Gli attivisti sostengono che quanto accaduto rappresenti un’estensione della strategia già denunciata nella Striscia di Gaza: creare condizioni di sopravvivenza estreme e ostacolare i mezzi di assistenza umanitaria.

Francesca Nardi in navigazione verso Gaza

Le proteste in Italia e la risposta del Governo israeliano

Dopo la notizia dell’intercettazione della flottiglia, diversi gruppi e associazioni hanno promosso manifestazioni di solidarietà in varie città italiane. A Roma è stato convocato per oggi alle ore 18:00 un presidio al Colosseo per chiedere protezione diplomatica immediata per le persone coinvolte.
Nel comunicato diffuso dagli organizzatori della mobilitazione si parla di “atto di pirateria” compiuto contro civili impegnati in una missione umanitaria. I promotori del presidio chiedono una condanna formale delle operazioni israeliane e l’interruzione dei rapporti politici e militari con Israele.
Secondo gli organizzatori delle proteste, il diritto internazionale garantirebbe protezione alle missioni umanitarie in acque internazionali. Per questo motivo, sostengono che non vi sarebbero basi giuridiche per l’intervento militare contro la flottiglia.
Anche dal Municipio Roma VIII sono arrivati messaggi di solidarietà e vicinanza nei confronti di Francesca Nardi e degli altri attivisti coinvolti nella missione della Global Sumud Flotilla.
In una nota diffusa da Sinistra Civica Ecologista si legge: “L’attacco subito dalla Flotilla ci lascia grande preoccupazione. Un’azione condotta a poche miglia dalle coste dell’Unione Europea contro attiviste e attivisti impegnati in una missione chiaramente pacifica e nonviolenta. Auspichiamo il loro immediato rilascio e la piena tutela della loro incolumità”
Dal canto suo, il governo israeliano ha respinto le accuse. In una dichiarazione riportata dall’agenzia LaPresse, il ministero degli Esteri israeliano ha sostenuto che dietro la Global Sumud Flotilla vi sarebbe il sostegno di Hamas e ha definito l’iniziativa una “provocazione” priva di reale valore umanitario.
Israele afferma inoltre che la Striscia di Gaza starebbe già ricevendo ingenti quantità di aiuti umanitari attraverso i canali coordinati dal Consiglio per la Pace e dal Centro di Coordinamento Civile-Militare. Secondo quanto dichiarato dal ministero, dal mese di ottobre 2025 sarebbero entrate nella Striscia oltre 1,5 milioni di tonnellate di aiuti umanitari e migliaia di tonnellate di materiale medico.
Di fronte a episodi simili, cresce inevitabilmente una domanda: come si può continuare a chiedere fiducia e legittimità internazionale a Israele se uno Stato si arroga il diritto di intercettare, sequestrare e mettere in pericolo civili in acque internazionali? In assenza di trasparenza, responsabilità e condanna internazionale, il rischio è che l’impunità diventi la norma e che il diritto internazionale venga piegato agli interessi militari e geopolitici del più forte.

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