Il referendum sulla fecondazione medicalmente assistita
Quattro Sì per nascere, guarire, scegliere
Un atto solidale e di amore per la vita
di Paola Angelucci
E’ una bella mattina di maggio, mi trovo davanti all’ingresso del consultorio familiare di Via Montuori, nel cuore della Garbatella, accanto alla scuola elementare Cesare Battisti. Una alla volta arrivano tante donne, anticipate dalle loro belle pancione messe in evidenza da leggeri vestiti primaverili, sono quasi tutte al nono mese di gravidanza e sono lì per il corso di preparazione al parto.
E’ tra loro che raccolgo le prime voci sulla famigerata Legge 40 che riguarda la procreazione medicalmente assistita. “Noi sì che siamo sensibili a quest’argomento, ci mancherebbe altro!” – dice Anna – “Siamo esterrefatte e colpite dalla tanta cattiveria che c’è in tanti punti di questa Legge!”; a lei si aggiunge Silvia: “Io sento tutti i giorni la mia bambina muoversi nella pancia, fortunatamente lei è sana …..
Il referendum sulla fecondazione medicalmente assistita
Quattro Sì per nascere, guarire, scegliere
Un atto solidale e di amore per la vita
di Paola Angelucci
E’ una bella mattina di maggio, mi trovo davanti all’ingresso del consultorio familiare di Via Montuori, nel cuore della Garbatella, accanto alla scuola elementare Cesare Battisti. Una alla volta arrivano tante donne, anticipate dalle loro belle pancione messe in evidenza da leggeri vestiti primaverili, sono quasi tutte al nono mese di gravidanza e sono lì per il corso di preparazione al parto.
E’ tra loro che raccolgo le prime voci sulla famigerata Legge 40 che riguarda la procreazione medicalmente assistita. “Noi sì che siamo sensibili a quest’argomento, ci mancherebbe altro!” – dice Anna – “Siamo esterrefatte e colpite dalla tanta cattiveria che c’è in tanti punti di questa Legge!”; a lei si aggiunge Silvia: “Io sento tutti i giorni la mia bambina muoversi nella pancia, fortunatamente lei è sana e tra pochi giorni potrò guardarla negli occhi e baciarla ed è proprio per questo che non riesco a capire perché una legge dello Stato italiano, che dovrebbe tutelare me, come donna e madre e i bambini, ci possa invece prevaricare in modo così bieco”.
Le saluto, il loro corso sta per iniziare; m’incammino per andare a prendere i figli a scuola, pensando che se si sente offesa e mortificata chi madre è già, o sta per diventarlo o potrebbe esserlo in modo naturale, chissà quanto dolore e senso d’impotenza può provocare questa Legge in chi si porta dietro un problema di tale portata che cambia il corso della propria esistenza.
Ricordiamo che la maggioranza di centro-destra ha imposto questa Legge a tutti gli italiani, rifiutando ogni confronto parlamentare; respingendo gli oltre 350 emendamenti migliorativi che erano stati presentati anche a nome d’importanti esponenti della comunità scientifica. Ne è scaturita una legge ideologica e inadeguata: non tutela la salute della donna, nega a molte coppie la possibilità di accedere a tecnologie riproduttive, impedisce la ricerca scientifica.
La fecondazione medicalmente assistita è l’aiuto che la scienza offre a coppie che non possono avere figli. 
Può inoltre aiutare coppie fertili, ma portatrici di malattie ereditarie o infettive, a far nascere bambini sani. Ma ecco la scuola Alonzi di Via Valignano, vicino alla Circonvallazione Ostiense, tanta altra gente, altre attività; in quei pochi minuti d’attesa prima dell’uscita dei bambini, continuo a chiedere opinioni su questa Legge; parlo con Paola, mamma di due bei maschietti di cinque e otto anni, medico-immunologa: “E’ assurdo! Una legge non può impedire chela ricerca proceda anche al fine di guarire chi vive con la sola speranza
di una terapia nuova per il suo male.
Questa legge impedisce ai ricercatori di usare cellule staminali prelevate da embrioni congelati non utilizzati, cioè cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di una serie di organi vitali. La ricerca su queste cellule è considerata decisiva per la cura di malattie gravissime come il morbo di Parkinson, il diabete, la sclerosi, il
morbo di Alzheimer, i tumori.
Come medico e come libera cittadina mi chiedo se il governo si sia reso conto di ciò che ha prodotto con questa legge: ha tolto la speranza di cura, guarigione e futuro a circa dodici milioni di persone che soffrono di queste patologie e mi riferisco solo all’Italia”.
Mentre parlo con Paola, interviene un distinto signore di una certa età, non mi dice il suo nome, si limita a definirsi “un umile servitore dello Stato”; è un magistrato in pensione, oggi nonno a tempo pieno: “Se una donna vuole, deve poter esercitare la propria volontà; non si tratta di difendere solo il diritto di una persona, ma di tutelare il principio di laicità dello Stato, il quale non può decidere per scelte che riguardano la vita privata di una coppia. Ci vuole più tutela sociale. Pensate che nessuna legge al mondo prevede che l’ovulo fecondato, ancor prima che si formi l’embrione, il che accade solo dopo alcuni giorni, sia riconosciuto persona giuridica: così facendo si mette in conflitto l’embrione con la madre.
Siamo al paradosso giuridico: con questa norma il medico non potrà fare nulla nel caso di un embrione con una grave patologia trasmessa geneticamente”.
Quanta verità e saggezza nelle parole di questo nonno! Ho rispetto per tutte le opinioni su un tema tanto complesso e che attiene alla sfera stessa della dignità umana, ma sicuramente c’è un quesito che esige un’unica risposta: può una legge decidere che l’embrione ha piu’ diritti di un bambino di dieci anni costretto sulla sedia a rotelle e che la scienza potrebbe aiutare a guarire?
C’è poi un ultimo punto su cui ragionare: la fecondazione eterologa. A questa pratica si ricorre solo in casi gravissimi di infertilità, dopo un percorso di fallimenti e dolore. Una coppia che sceglie di procreare utilizzando gameti di donatori esterni compie comunque un atto d’amore. Oggi in Italia non si può fare, ma, come al solito, chi ha i mezzi economici necessari si può recare in tutti i principali paesi europei dove la fecondazione eterologa è consentita.
Il referendum del 12 e13 giugno chiede che anche in Italia si dia la possibilità di ricorrere a questa tecnica, presso ospedali pubblici, anche a
chi ricco non è. La piu’ bella testimonianza su quest’ultimo spinoso argomento è di Claudia e Sandro, bella coppia di quarantenni del quartiere: “Noi siamo stati fortunati, i nostri figli sono venuti naturalmente e forse, anche per la nostra etica, non accetteremmo la fecondazione eterologa, ma mai e poi mai negheremmo ad una donna e ad un uomo che si amino di realizzare il sogno di diventare genitori. Certo, le regole ci vogliono per evitare il proliferare delle cosiddette ‘nonne-mamme’ o della pratica dell’utero in affitto, però assolutamente non negando il diritto ad avere dei figli. Se passeranno queste imposizioni finirà che manometteranno anche la Legge 194 sull’interruzione di gravidanza o quella sul divorzio. Le premesse si intravedono.
Ci potete giurare. Per questo è importante andare a votare. Noi andremo e andranno anche i nostri genitori che sono anziani, pensando al futuro dei nipoti e voteremo quattro Sì!”.
I referendum non chiedono l’abrogazione di tutta la legge ma solo di alcuni articoli dannosi per milioni di donne e di uomini. Il Sì alla loro abrogazione è anche una manifestazione di rispetto verso le persone, tutte, è amore per la vita.
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Giugno 2005




