Parla Clara, la figlia di Alfonso Cini l’autore di “Vota Garibaldi”

“Quella scritta l’ha fatta mio padre nel 1948”

di Anna Bredice

“Mamma, hanno cancellato ‘nonno Alfonso’. Con il cuore in subbuglio, la

mattina del 19 marzo Mario ha percorso i pochi metri che separano il muro con ‘Vota Garibaldi’ dalla casa della madre, al piano terra in uno dei lotti su via Basilio Brollo. Doveva dirle ciò che un operaio del servizio decoro urbano del Comune aveva appena cancellato lo slogan del nonno, “Vota Garibaldi, lista n. 1”, una scritta storica, unica in tutta la città della campagna elettorale del 1948, le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana.

La mamma si chiama Clara Cini, figlia dell’autore di quel famoso graffito, Alfonso Cini, operaio antifascista, decorato con una medaglia d’oro per aver nascosto per lunghi mesi un partigiano nella casa di famiglia.

“E’ come se m’avessero scorticato er core”. Clara non potrebbe descrivere meglio il suo stato d’animo. Quando l’operaio con quella vernice giallognola era ormai arrivato a cancellare le ultime lettere Mario gli aveva urlato di fermarsi. Poi ha allertato tutti, a cominciare da Massimiliano Smeriglio che nel 2004, come presidente del Municipio, aveva voluto il restauro del graffito. In  poco più di mezz’ora la notizia ha fatto il giro della città. Ma anche gli abitanti sono scesi per strada. In piccoli gruppi si sono avvicinati allibiti per guardare quel muro vuoto. Dove c’era la scritta in vernice rossa era rimasta solo la pensilina che la proteggeva e una targa posta dal Municipio anni fa, che ne descriveva il contenuto: due dettagli che sarebbero bastati da soli a fermare il pennello che ha cancellato tutto.

Da sinistra il Presidente del Municipio ciaccheri, la signora clara cini
e Il vice Presidente della regione lazio Smeriglio

La mobilitazione è stata così rapida che il Comune non ha potuto far altro che promettere un restauro veloce. E dopo una sola settimana la scritta era di nuovo lì. “Non ho dormito per la felicità”, ci racconta Clara, che abbiamo incontrato nel tinello della sua casa, piena di figli e nipoti.

Cosa si ricorda e cosa le raccontava suo padre di questa scritta?

“E’ come se su quel muro ci fosse un pezzo di mio papà. Io ero piccoletta allora, avevo solo sei anni; quando da bambina passavamo lì davanti mi raccontava che l’aveva scritta lui. Lo aveva aiutato mio fratello Oscar che aveva 18 anni ed ora ne ha 89. Insieme ad un’altra persona gli teneva la scala, quella pesante di legno. Sa, mio papà era abbastanza robusto. Lavorava all’Acea come capomastro e si vede che aveva preso al lavoro la vernice, una buona vernice che ha resistito tutti questi anni. Era l’imbrunire, di ritorno dal lavoro, quando la scrisse”.

Cosa ha significato per lei e la sua famiglia questa testimonianza, una sorta di eredità morale?

“Per me è un simbolo, siamo cresciuti con le idee di mio padre e di mia madre, ho educato nello stesso modo i miei tre figli e anche i nipotini. Pensi che mio nipote di quattro anni è salito sulla sedia l’altro giorno e ha cantato ‘Avanti popolo’. Quella scritta è un simbolo che non dava fastidio a nessuno.”

Perché, lei non crede alla storia dell’errore?

“Come è possibile, mi chiedo? C’era la pensilina, la targa, come ha fatto a sbagliarsi, e poi hanno lasciato delle scritte sui muri a pochi metri da qui e questa invece l’hanno cancellata. Io non riesco a crederci”.

Che famiglia è stata la sua?

“Io sono nata qui, proprio in questa stanza che ora è una cucina; eravamo nove figli, un fratello è morto a 19 anni. Da grandi  siamo rimasti a vivere tutti abbastanza vicini. Mio fratello ha fatto il segretario della sezione del partito ad Ostiense. I miei genitori erano tutti e due militanti comunisti, anzi mia madre lo era di più. Lei faceva attività politica con altre donne, quando andava alla Villetta mi portava con lei ed Io rimanevo a giocare nel cortile. Collaborava con il giornale “Noi donne” e con loro ha fatto molte cose nel quartiere. Poi si è fermata perché ha iniziato a soffrire un po’ di cuore. Papà invece lavorava dalla mattina alla sera, del resto doveva mantenere nove figli. Quando tornava, andava a distribuire i volantini e organizzava il tesseramento. Sono stati due genitori speciali”.

Ci credeva molto nel partito?

“Si, ha sempre votato Pci. Quando morì Togliatti mi portò ai funerali, io ero piccola, i miei fratelli erano andati per conto loro. Mi ricordo che facemmo una fila lunghissima”

Lei ha passato la sua vita a Garbatella?

“Sì, ci siamo sempre trovati bene, è il mio quartiere. Io sono nata nel 1942 e mi raccontavano che per festeggiare avevano preparato una grande fagiolata. Era l’unica cosa che si potevano permettere per una festa.”

Vota Garibaldi, lista n.1” fa parte anche delle cose da vedere per chi visita Garbatella “Sì, certo. Quanta gente ho visto la domenica girare  per i lotti, vengono a fare le fotografie alla fontana Carlotta e si fermano anche qui a guardare la scritta. Ma io mi vergogno un po’ a dire “è di mio padre”.”

L’autore della storica scritta
Alfonso Cini


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