Dalla Garbatella a Kyoto in bici: la pedalata di Leo / A Donggang traghetto per Incheon, porto della Corea del Sud. La pista dei quattro fiumi. Arrivo a Busan. Ancora mare e poi finalmente il Giappone [15]

di Claudio D’Aguanno

“Ogni generazione deve intraprendere la propria Lunga Marcia”. Questa dichiarazione solenne è caduta più o meno nei giorni finali del soggiorno di Leo in Cina e prima del suo imbarco a Donggang per la Corea. Sembra quasi un saluto al nostro “ciclista dei due mondi” e magari un arrivederci ad una sua sgroppata di ritorno nel territorio della Grande Muraglia. Ovviamente la frase pronunciata da Xi Jinping ha tutt’altra motivazione ed è in ricordo di Mao Zedong che nell’ottobre 1935, dopo “un’odissea senza precedenti” -per dirla con Snow- durata un anno di combattimenti e fughe, riuscì nell’impresa di portare i resti dell’Armata Rossa in salvo fuori dall’accerchiamento organizzato dalle truppe di Chiang Kai-shek. In ogni caso che la dirigenza cinese di oggi celebri l’epopea di allora e, soprattutto, che il regime di Pechino inviti le generazioni attuali a “intraprendere” una propria marcia di resistenza, e di lotta, funziona soltanto sul piano simbolico o, per rimanere su quello pratico e produttivo, come monito a sgobbare duro e, senza rompere le scatole, a fare sacrifici. E allora, per evitare equivoci, lasciamo subito ogni rievocazione storica tornando invece a veder correre le ruote d’una ottima e infaticabile Cinelli modificata, doppia corona 46 – 32, ormai sempre più vicina al traguardo finale.

Diciotto ore di traghetto è durata la traversata per la Corea del Sud. Poi subito sul Sentiero dei quattro fiumi ovvero “oltre quattrocento chilometri di pista ciclabile” senza mai sfiorare il sorpasso d’un motore. “Benvenuti da queste parti -dice Leo- dove la grammatica è difficile e la pronuncia impossibile” ma, in compenso, il territorio è un paradiso per le bici. L’attraversamento in diagonale del paese è durato “solo” quattro giorni con l’ultimo tappone di 164 km e l’arrivo a Busan per l’imbarco per il Giappone direzione Fukuoka. Una volta nella terra del Sol levante sarà la campanella dell’ultimo giro a suonare, finalmente, dopo quasi nove mesi di viaggio e oltre 15mila chilometri percorsi.

Piccola nota su questa Corea che si trova a sud del 38° parallelo. È una nazione che riesce a combinare una densità abitativa da incubo, un inquinamento in alcune zone preoccupante oltre altre caratteristiche molto discutibili, con svariati dati incoraggianti sulla qualità della vita. Secondo agenzie di analisi questa “Tigre d’Asia” in pagella ha ottimi numeri e potrebbe addirittura competere, per qualità, con l’Italia stessa. Il confronto ci convince poco e mai ci verrebbe di scambiare “l’aprico quartiere della Garbatella” con le migliori zone di Seoul cresciute a ridosso di zone verdi e foreste.

Comunque, volendo estrarre dal cilindro alcune eccellenze del posto, al primo posto c’è l’attenzione dedicata all’educazione scolastica e l’investimento in Ricerca e Sviluppo (quasi il 5% del PIL e per carità di patria evitiamo confronti col governo di Giorgia della Camilluccia). Di seguito ci sta una citazione al merito per il cinema sudcoreano esploso con Parasite di Bong Joon-ho ma che aveva già conosciuto la ribalta internazionale con altri autori. Infine, per limitarmi alle posizioni da podio, inevitabile la segnalazione del primato nel Go ovvero il gioco da tavola più complicato in assoluto, dove la Corea del Sud vanta un dominio assoluto col titolo mondiale detenuto da Shin Jin-seo, ragazzo oggi venticinquenne, professionista sin da quando frequentava l’ultima classe delle elementari. Il Go (tanto per tornare alla Cina qualcuno l’ha definito “Gli scacchi di Mao”) è ben raccontato non solo in diverse pellicole, peraltro poco note da noi, quanto in testi ottimi come Maniac dello scrittore cileno Benjamín Labatut che in appendice della storia di John von Neumann rende omaggio al coreano Lee Sedol per la sua sfida infernale con l’AlphaGo di Google nel 2016. Lee Sedol è infatti finora l’unico essere umano capace di strappare una vittoria, su 5 partite disputate, in un match ufficiale contro il più potente programma AI progettato specificamente per il Go.

Insomma R&S più Cinema più Go e tutto il resto dopo e magari da approfondire in altre puntate. Qui tanto per chiudere tornando a correre sulle due ruote, a proposito di cinema e ciclismo, vale la pena di citare un film minore del 2019 ovvero Race to Freedom (regista Kim Yoo-sung). Film non straordinario ma basato sulla storia vera di Uhm Bok-dong, un celebre ciclista locale diventato eroe nazionale durante il periodo dell’occupazione giapponese per le sue vittorie su strada contro i ciclisti giapponesi. Un racconto appunto di sport e resistenza, di biciclette e d’incitamento alla rivolta contro l’occupazione.

Per seguire la pedalata di Leonardo Scarton

Per trovare le altre puntate:

Video di Leonardo in Corea:

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