di Anna Bredice
C’è anche il liceo Socrate nella lista, già denominata di proscrizione, di quegli istituti che secondo l’esponente di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli non avrebbero celebrato a dovere il 10 febbraio, il Giorno del Ricordo. Rampelli ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare con la quale chiede al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di sapere quali iniziative intende prendere contro queste scuole. Sono quarantuno gli istituti presenti in questa “lista nera”, trentaquattro dei quali solo a Roma.
Una sproporzione che insieme al carattere giudicato da molti intimidatorio, una forma di pressione e di controllo politico, sembra prendere proprio di mira le scuole della Capitale, tant’è che quasi in contemporanea l’Ufficio scolastico regionale del Lazio inviava una richiesta di chiarimenti ai dirigenti scolastici. Una forma di pressione attraverso un’iniziativa che non ha nei contenuti nemmeno la forma di notizie verificate e certe.
L’informativa di legge
Nell’informativa si legge di testimonianze raccolte, di cose che “risultano”; in ogni caso, vengono elencati, nero su bianco, il nome di trentaquattro licei romani, quasi tutti classici e scientifici, tra questi il Socrate, colpevoli secondo l’esponente del partito di Giorgia Meloni, di non aver celebrato adeguatamente il ricordo delle Foibe. Ma la legge che istituisce il Giorno del Ricordo, il ricordo delle vittime delle Foibe, non obbliga le scuole a organizzare iniziative e non di meno indica i modi in cui farlo. C’è di mezzo l’autonomia scolastica, ma soprattutto la libertà dei dirigenti di ricordare quell’occasione in modi diversi, con le modalità che ogni istituto sceglie, dai viaggi di istruzione, agli incontri organizzati nelle scuole. E infatti, i dirigenti scolastici in una nota sottolineano proprio questo aspetto: “Non posso condividere la pubblicazione di un elenco di scuole cattive – dice Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – anche perché gli istituti godono di un’autonomia che va rispettata. Le vittime – prosegue Giannelli – sono da ricordare tutte, con pari dignità, non hanno colore politico”.
Parola agli studenti e alle studentesse
Nel liceo Socrate, si è fatto anche un passo in più, perché a prendere la parola direttamente sono stati anche gli studenti e le studentesse con una lettera aperta di risposta all’interrogazione parlamentare, nella quale studenti e studentesse spiegano qual è per loro l’idea di memoria condivisa, non negano ovviamente la storia e gli eventi delle Foibe ma rifiutano il modo in cui la destra sfrutta questa ricorrenza a fini politici. Riportiamo qualche frase della lettera perché, in particolare in un liceo così vicino anche ai luoghi della strage delle Fosse Ardeatine, nei giorni così vicini anche all’anniversario di questo massacro per opera dei nazifascisti, il 24 marzo, la memoria deve essere la conoscenza degli eventi nella complessità della Storia, la memoria della Resistenza.
“In questi giorni – scrivono – leggiamo con attenzione e preoccupazione le notizie sull’interrogazione parlamentare che elenca scuole “inadempienti” riguardo alle iniziative per il Giorno del Ricordo. Tra queste scuole ci siamo anche noi. Sentiamo il bisogno di rispondere. Non per difenderci, perché non dobbiamo, ma per affermare chiaramente una posizione. La scuola non è un luogo da controllare. È uno spazio vivo, attraversato ogni giorno dalle menti che scriveranno il domani. È, o dovrebbe essere, il luogo dove si forma un pensiero critico, non dove si impara ad obbedire. Ci viene chiesto di “aderire” a una giornata di ricordo. Ma il ricordo non può essere imposto per decreto, né si può misurare con un elenco. Nessuno di noi nega la storia e gli eventi delle Foibe o il dolore e le conseguenze che essi possano rappresentare. Rifiutiamo però con forza il modo in cui questa ricorrenza viene sfruttata: come strumento politico, come narrazione semplificata, come arma per creare una visione univoca della storia. Questo è inaccettabile. Quando la Memoria diventa propaganda, smette di essere Memoria. Ciò che rifiutiamo non è il ricordo, ma la sua strumentalizzazione. Non è la storia, ma la sua manipolazione. Non è il confronto, ma l’imposizione.”








