La storia di Alfredo Rampi, detto Alfredino, è una delle più tragiche e iconiche della recente storia italiana. Nel giugno del 1981, il bambino di sei anni cadde accidentalmente in un pozzo artesiano a Vermicino, una frazione di Frascati, dando vita a una delle operazioni di soccorso più seguite e drammatiche del Paese. Quel pozzo, profondo circa 60 metri, divenne il centro dell’attenzione nazionale per quasi tre giorni, durante i quali milioni di italiani seguirono la diretta televisiva a reti unificate della Rai.

Un racconto che ha fatto la storia
Giovedì 29 maggio alle 19:30, al Teatro Garbatella, sarà proiettato il documentario La tv nel pozzo, diretto da Andrea Porporati e narrato dalla voce di Fabrizio Gifuni. Dopo la proiezione, è previsto un incontro con il regista e i protagonisti del film.
Il documentario ripercorre il drammatico tentativo di salvare Alfredino dal pozzo e analizza il modo in cui quella tragedia fu raccontata dai media, che la trasformarono in un evento collettivo di portata storica. La mancanza di organizzazione nei soccorsi e la spettacolarizzazione della vicenda portarono alla nascita del Dipartimento della Protezione Civile, segnando un punto di svolta nell’approccio italiano alle emergenze.

La memoria nel cuore della Garbatella
La tv nel pozzo non vuole solo raccontare il dramma di Alfredino ma soprattutto il ruolo centrale che i media ebbero nel costruire una narrazione mediatica che distaccò la vicenda dalle persone reali, trasformandola in simbolo collettivo.
Oggi il volto di Alfredino, immortalato in una celebre foto con la maglietta a righe, è raffigurato in un grande murale in via Rocco Da Cesinale, nel quartiere Garbatella. L’opera, alta venti metri e realizzata dall’artista Anna Maria Tierno, nasce nel 2022 da una raccolta fondi promossa da Stella Liberato, con il supporto del Centro Alfredo Rampi Onlus e il consenso delle istituzioni locali.
Il documentario andrà in onda su Rai 2 venerdì 13 giugno, anniversario della tragedia nel pozzo, offrendo un’occasione per riflettere sul potere dei media e sull’importanza della memoria collettiva.








