Referendum 8-9 giugno: al voto su lavoro e cittadinanza

La necessità di raggiungere il quorum, ma anche di rafforzare una base elettorale ampia e stabile, capace di competere con quella della destra. Sono molte le speranze politiche della sinistra che accompagnano il referendum dell’8 e 9 giugno. Ma al di là di ogni elucubrazione, i temi che verranno sottoposti alla volontà popolare – lavoro e cittadinanza – superano la logica di parte toccando nodi cruciali della società del nostro paese. Cinque i quesiti in totale, quattro dei quali voluti dalla Cgil per la cancellazione delle norme avviate col Jobs Act del 2014. L’ultimo, invece, è stato elaborato dal partito +Europa, con l’obiettivo di accorciare le tempistiche per la richiesta della cittadinanza italiana. Già difficile si profila il raggiungimento del quorum. Negli ultimi trent’anni i referendum validi, cioè quelli che hanno superato la soglia del 50 per cento dei votanti come previsto dall’articolo 75 della Costituzione, si contano sulla punta delle dita. Sono tre: nel 2011, nel 2016 e nel 2020. E la percentuale degli astenuti è al massimo storico: nelle elezioni politiche del 2022, solo il 64 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne.

Tre quesiti su licenziamenti e precariato

I seggi resteranno aperti domenica 8 giugno dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 9 giugno dalle 7:00 alle 15:00. Ma su cosa si vota? Cinque sono i punti formulati dalla Cgil e +Europa. Il primo quesito referendario prevedere l’abrogazione di un decreto attuativo emanato nel 2015 sulla base del Jobs Act approvato l’anno prima. Secondo la legge voluta dal governo Renzi, i lavoratori licenziati illegittimamente in imprese con più di 15 dipendenti non hanno diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solo a un risarcimento economico. Il referendum chiede di reintrodurre il reintegro, che dovrà comunque essere valutato e disposto da un giudice.
Il secondo quesito referendario completa il quadro: si chiede di modificare la normativa riguardo i licenziamenti illegittimi in imprese con meno di 16 dipendenti. Il Jobs Act prevede un’indennità economica al lavoratore licenziato fino a sei mensilità. Il referendum chiede di eliminare il tetto delle sei mensilità, lasciando che sia il giudice a stabilire l’entità del risarcimento.
Il terzo punto riguarda invece il precariato: si chiede di eliminare le norme del Jobs Act che introducono i contratti a tempo determinato senza causali, cioè senza l’indicazione della ragione per cui l’azienda ricorre a lavoratori temporanei. Se vincerà il sì, le aziende dovranno giustificare la stipulazione di ogni contratto a tempo determinato. Una procedura che chiaramente favorisce il lavoro stabile.

manifesti referendum
Manifesti sul referendum in via Enrico Cravero, Garbatella

Quarto quesito: infortuni sul lavoro

Il quarto quesito della Cgil, infine, risponde al problema delle morti e gli infortuni sui posti di lavoro. In caso di vittoria del sì, la responsabilità penale di un incidente sul lavoro verrà estesa anche alla ditta appaltante. “Questo punto è di fondamentale importanza per combattere il fenomeno dei subappalti a cascata nel settore edilizio, uno degli ambiti in cui meno si rispettano le norme sulla sicurezza sul lavoro” ha commentato Stefania Sposetti (Cgil Roma e Lazio), che ha preso la parola il 21 maggio a La Villetta durante un incontro organizzato dai rappresentanti di Sinistra Civica Ecologista. Ha quindi ricordato il rapporto sul lavoro eseguito dalla Cgil Roma e Lazio sulla base di dati Inps: nel 2023 solo il 14,7 dei nuovi contratti di lavoro era a tempo indeterminato, una percentuale di sette punti inferiore rispetto al 2014, anno dell’introduzione del Jobs Act. “Per noi non è uno scontro col governo” ha concluso la sindacalista, “ma una battaglia di civiltà per tutti i lavoratori. Bisogna passare dal paradigma del puro profitto alla centralità della persona”.

Il quesito sulla cittadinanza

Il quinto quesito, voluto da +Europa, propone la riduzione da 10 a 5 anni di residenza in Italia per la richiesta di cittadinanza da parte degli extracomunitari. Intatti restano gli altri requisiti – buona conoscenza della lingua italiana, adeguati mezzi di sostentamento, adempimento degli obblighi fiscali, fedina penale pulita. Il segretario di +Europa è sceso in campo anche contro il presunto silenzio della Rai circa il referendum. “Senza informazione vince l’astensionismo come vuole il governo” ha detto infatti Riccardo Magi, minacciando battaglia legale contro l’emittente di Stato. Stessa criticità evidenziata da Maurizio Landini (Cgil) in un’intervista uscita sul Corriere della Sera del 3 maggio scorso: “tv, giornali, organi di informazione non ne stanno parlando a sufficienza. Buona parte del paese non sa che l’8 e il 9 giugno si vota”.
Per diffondere la notizia anche i singoli quartieri stanno promuovendo campagne di informazione e dibattiti. Il 5 giugno si terrà un incontro pubblico a Tor Marancia, all’esterno di Spazio Oltretterra, con la partecipazione delle associazioni territoriali Parco della Torre, Io Sono e la sezione Anpi Martiri delle Fosse Ardeatine. Saranno anche presenti i rappresentanti del comitato promotore della Cgil. L’appuntamento è in via dei Lincei all’altezza del civico 7 alle ore 18:00.

referendum
I cinque quesiti referendari nei volantini diffusi dalla Cgil

Lo spettro politico si spacca

Accanto alla chiara ostilità di Fratelli d’Italia, col presidente del Senato Ignazio La Russa schierato a fianco di chi resterà a casa, a favore dell’astensionismo si sono anche espressi Maurizio Gasparri (FI) e Matteo Renzi (Italia Viva). Batte sul dovere civico di recarsi alle urne Daniela Alessandri, segretaria di Rifondazione Comunista Lazio. “Riteniamo che partecipare al referendum sia un atto di responsabilità e giustizia sociale che riguarda tutte e tutti” ha dichiarato. “La precarietà genera povertà, sfruttamento e disuguaglianze”. Convinto dell’importanza del voto anche Marco Sarracino, deputato PD, che considera il referendum uno strumento di opposizione all’attuale governo. “Per il Partito Democratico è un’occasione per tornare uniti” ha commentato il 21 maggio alla Villetta della Garbatella. “Se vincerà il sì, avremo un patrimonio politico comune da cui ripartire”. Senza però considerare che proprio il PD si trova nell’imbarazzante posizione di volersi opporre a una legge proposta dall’allora segretario di partito.
Tra le voci della politica locale, si fa sentire quella di Flavio Conia (PD). “Il quinto quesito è l’esempio di come le forze che si oppongono al referendum non riconoscono la realtà del Paese” ha dichiarato il capogruppo PD in via Benedetto Croce. “Quel quesito chiede il riconoscimento di situazioni già radicate in Italia. La legge deve finalmente avvicinarsi alla popolazione”. Favorevole ai sì anche la deputata pentastellata Vittoria Baldino. Presente alla Villetta, ha ricordato il Decreto Dignità (2018) e la proposta dello Ius Scholae tra i provvedimenti 5 Stelle più vicini ai temi trattati nel prossimo referendum.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail