Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

di Andrea Fannini

Massimo Mongai è uno scrittore, nato e cresciuto alla Garbatella. Meglio, forse è il più geniale autore che questo quartiere abbia mai prodotto. 
Tuttavia, nel quartiere non è noto. Non, almeno, come dovrebbe esserlo. Pensate soltanto che il sottoscritto, per poter finalmente acquistare e leggere uno dei suoi libri, è stato spronato da un sito americano.
Che fa allora Mongai? …..

Mongai: due ottimi “gialli” ambientati alla Garbatella

di Andrea Fannini

Massimo Mongai è uno scrittore, nato e cresciuto alla Garbatella. Meglio, forse è il più geniale autore che questo quartiere abbia mai prodotto. 
Tuttavia, nel quartiere non è noto. Non, almeno, come dovrebbe esserlo. Pensate soltanto che il sottoscritto, per poter finalmente acquistare e leggere uno dei suoi libri, è stato spronato da un sito americano.
Che fa allora Mongai? 
Ci offre su un piatto d’argento la possibilità di avvicinarci a lui, di costruire quel legame, fino ad oggi veramente troppo esile. Infatti, i suoi due ultimi lavori sono proprio storie ambientate alla Garbatella. Soprattutto il primo, “La memoria di Ras Tafari Diredawa” (Edizioni Robin, 2006).
Protagonista un barbone etiope, Ras Tafari appunto, che assiste ad un omicidio (quello di Eurosia, abitante della Garbatella, guarda un po’…). Inizia un viaggio personale che lo porterà prima a recuperare la sua dignità e la memoria, poi a trovare l’assassino. Il tutto (o quasi) ambientato nel nostro quartiere. In un triangolo ideale delimitato dalla Chiesoletta, dalla Villetta e dal ristorante Pout-Pourri. 

Riferimenti fin troppo espliciti ad alcuni simboli del  quartiere. Padre Aldo è in realtà la fotocopia di Padre Guido. Il gestore  del Pout-Pourri, invece è, come nella realtà, Giorgio.
Mongai, a questo punto, è seriamente intenzionato a creare una serie con protagonista il simpatico ed erudito Ras Tafari (era professore universitario nel suo paese d’origine). 
Infatti, è uscito il seguito. Il titolo è “Ras Tafari Diredawa e il fiore reciso. Un assassino alla Fao” (Edizioni Robin, 2007). I protagonisti sono gli stessi del precedente romanzo. Ras Tafari, perfettamente integrato nella comunità della Garbatella (lavora presso il Pout-Pourri e insegna italiano agli extracomunitari alla Villetta), Padre Aldo, l’ispettore Cafuni del Commissariato di polizia, la sora Eulalia, Giorgio … Varia umanità. Nel senso migliore e genuino del termine. 
Mongai adora la Garbatella. Con sano realismo e un pizzico di malinconia ci ricorda, nella splendida introduzione al libro, i rischi che il quartiere corre. L’eccesso di popolarità. 
Che ne fa un fenomeno turistico. E che rischia di trasformare, deformare, l’identità ancora forte e presente del quartiere e della gente che ci abita. Insomma, il senso di appartenenza, di condivisione, di far parte di una comunità di donne e di uomini in cui sono ancora vivi un minimo di solidarietà e di fratellanza. Ci ricorda che di bambini se ne vedono sempre di meno. E anche questo è amaramente vero. Però, poi, Mongai ha la capacità di mettere da parte queste riflessioni, un tantino amare, e di trovare un tocco delicato e positivo di scrittura.
Anche questo secondo libro è un giallo. Si indaga su un omicidio. Fino ad arrivare nell’edificio della Fao. 
L’opposto della Garbatella. Mongai descrive benissimo l’ambiente, sembra di stare su un altro pianeta. Molto meno a misura d’uomo, lavori e ritmi frenetici, si respira nell’aria competizione e carrierismo, continuo ricambio di personale, la flessibilità portata alle estreme conseguenze. Un’altra comunità, con un marcato senso identitario. Quasi una casta. La terrazza del ristorante sarà pure suggestiva, ma si vede che le simpatie di Mongai restano quelle per locali come quello di Giorgio. Per certi versi, positivamente statico. Quasi immutabile. Al di là delle inevitabili considerazioni sulla Garbatella descritta da Mongai, rimane un libro comunque godibilissimo. Più raffinato e strutturato come romanzo di genere del precedente. 
A conferma che Mongai è scrittore eclettico. Ricordiamo, infatti, come sia partito come autore di romanzi di fantascienza, vincendo il prestigioso Premio Urania nel 1997 per “Memorie di un cuoco di astronave”. 
Ora si sta ritagliando il suo giusto posto nella florida e viva produzione giallistica e noir italiana. Anzi, sapendo di andare incontro ai desiderata dell’autore, si può cominciare a parlare di scuola romana del giallo. Un’occasione assolutamente da non perdere per finalmente conoscere questo simpatico, eclettico, dotato, autore della Garbatella. 

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 4 – Luglio 2007

 

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