Dal centro alla periferia a Roma si contano un centinaio di cinema chiusi e il numero purtroppo è destinato a salire. Una desertificazione non solo urbana, ma anche culturale: edifici fantasma, alcuni storici logorati dal tempo, altri più recenti vandalizzati o abbandonati, ma tutti silenti. Nel Municipio Roma VIII, ormai resiste solo il multisala Madison a San Paolo.
L’ultimo a chiudere i battenti è stato il cinema Ambassade, in via Accademia degli Agiati, nel quartiere Montagnola. Spegneva il proiettore nel marzo 2020 e, da allora, le sue vetrate impolverate sembrano trattenere il tempo, congelato all’ultima proiezione. Nato alla fine degli anni Sessanta come cinema indipendente, è entrato negli anni Duemila nel patrimonio immobiliare della Eleven Finance Srl, società dell’imprenditore romano Massimo Ferrero.
A gennaio 2025, a seguito delle vicende giudiziarie, che hanno coinvolto “Er Viperetta”, l’intero patrimonio della Eleven Finance è finito all’asta. Ad aggiudicarselo, insieme ad altri otto sale della Capitale e a due società cinematografiche, è stato un fondo olandese, che ha acquisito il tutto per 42 milioni di euro. La notizia ha riacceso il dibattito sul loro destino.
Recentemente una numerosa folla di persone si è radunata davanti alle porte sbarrate dell’Ambassade, esprimendo preoccupazione per il destino della sala, ricordando l’importanza di preservare luoghi di aggregazione in un’epoca, in cui gli spazi dedicati alla cultura sembrano sempre più minacciati dagli interessi economici.
L’iniziativa, sostenuta da alcune associazioni locali, dal Comitato di quartiere Montagnola e dai consiglieri municipali Lorenzo Giardinetti e Iacopo Nunziato di Sinistra Civica Ecologista, ha visto la partecipazione di famiglie, giovani e anziani, tutti uniti dalla volontà di salvaguardare uno degli ultimi spazi culturali della città.
«Al momento non si hanno ancora notizie certe su quale sarà il destino di questo patrimonio, ma conosciamo la tendenza degli ultimi anni – spiega Giardinetti – la chiusura sempre maggiore di presidi culturali, anche storici, soprattutto in quartieri dove anche un piccolo cinema può essere invece un elemento prezioso di vivacità culturale ».
I timori dei cittadini nascono dalla proposta di Laura Corrotti, consigliera di Fratelli d’Italia alla Pisana di modifica dell’articolo 5 della Legge regionale in tema di cinema e audiovisivo. Ad oggi la norma prevede che le sale cinematografiche e i centri culturali polifunzionali, chiusi o dismessi alla data del 31 dicembre 2023, possano cambiare la destinazione d’uso, solo per il 30% della superficie. In Regione si è paventato, invece, il possibile innalzamento della percentuale fino al 50% e in alcuni casi anche alla completa riconversione.
Anche il Partito Democratico romano si unisce all’appello per salvare i cinema della Capitale; «L’emendamento alla proposta di legge 171 presentato da esponenti della maggioranza regionale non aiuta la città, ma spinge sempre più verso la desertificazione culturale – scrivono in una nota il segretario romano del partito Enzo Foschi e il consigliere municipale Flavio Conia – La Regione Lazio, invece di sostenere progettualità di riconversione in chiave culturale, apre alla possibilità di trasformare le tante sale cinematografiche ad oggi chiuse nella Capitale in spazi con prevalente interesse commerciale, non facendo di certo l’interesse dei romani e delle romane».
Il presidente regionale Francesco Rocca, rassicura che la legge non sarà variata, ma le preoccupazioni permangono. Il desiderio della cittadinanza è chiaro: riportare la magia del cinema in una città, che non vuole perdere altri spazi culturali per inseguire il profitto. Resta solo da vedere se, come nei migliori film, il lieto fine sarà possibile.








