Nell’ultima tornata di nomine alla Regione Lazio, il governatore Nicola Zingaretti ha chiamato Livia Turco, alla guida dello storico Istituto Romano San Michele di sede a Tor Marancia.
L’ex parlamentare democratica della Repubblica italiana, classe 1955, d’origine cuneese, ha ricoperto nella sua carriera politica diversi incarichi di rilevanza, tra cui quello di ministra per la solidarietà sociale dal 1996 al 2001 e di ministra della salute dal 2006 al 2008, attualmente è presidente della fondazione Nilde Iotti. È stata firmataria insieme a Giorgio Napolitano della discutibile Legge 400/1998 Turco-Napolitano in materia di immigrazione, che tra l’altro istituisce per la prima volta i centri di permanenza temporanea CPT per tutti gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile“, divenuti poi centri di identificazione ed espulsione CIE.
Livia Turco è stata anche firmataria delle Leggi 328/2000 e 53/2000 la prima intitolata “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” volta a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari a sostegno di persone e famiglie in difficoltà. Il secondo provvedimento promuove tra le varie un equilibrio tra tempi di lavoro, di cura, di formazione e di relazione, a sostegno di genitori e di soggetti portatori di handicap.
L’onorevole Turco sostituisce all’Istituto San Michele il presidente pro-tempore Mauro Caliste, subentrato nell’estate scorsa all’avvocato Luca Petrucci, prematuramente scomparso. L’ex IPAB San Michele, che dal 1938 ha sede a piazzale Antonio Tosti è composto da dodici edifici al cui interno si svolgono servizi sanitari, assistenziali, sociali e comunitari.
Il minisindaco dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri in una nota elogia le competenze della neo presidentessa del San Michele; invece il partito di Fratelli D’Italia, all’opposizione nell’aula di via Benedetto Croce, non gradisce affatto la nomina di Livia Turco denunciando le spartizioni dei ruoli strategici tra i soliti noti che di rinnovamento non hanno proprio nulla.










