Se è vero che tutte le strade portano a Roma, non è scontato che questi antichi tracciati possano fregiarsi del titolo di patrimoni dell’umanità. È ciò che è accaduto all’Appia Antica, l’antica via che collegava Roma a Brindisi. Il verdetto positivo del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi, è arrivato il 29 luglio dopo un lungo iter di sopralluoghi e valutazioni. Tutto inizia nel maggio 2022, su iniziativa dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini, che propone la candidatura del sito.
Ma da allora è stata fatta molta strada. Molta strada per le istituzioni, che nel 2023 depositano un dossier con i requisiti del sito, in parte stilato dalla Soprintendenza Capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi VII e VIII di Roma. Molta strada anche per Sanjin Mihelic, delegato del Icomos (International Council of Monuments and Sites), che lo scorso settembre ha percorso i tratti di maggior interesse dell’antica via. Una missione di valutazione, la sua, che ha concluso l’iter di candidatura.

Via Appia, una storia millenaria
L’Appia Antica non è solo un viaggio nello spazio – 540 chilometri di tracciato, quattro regioni attraversate – ma soprattutto nel tempo. Costruita alla fine del IV secolo a. C. per volere del censore Appio Claudio Cieco, la via che collegava Roma e l’antica Capua venne progressivamente allungata man mano che la conquista romana procedeva nel sud Italia, fino a Brindisi. In questo modo la Regina Viarum, nata come collegamento militare, divenne un importante canale di comunicazione che da Brindisi legava Roma alle rotte orientali. E da adesso tornerà ad essere percorsa in lungo e in largo, come attrazione archeologica e naturalistica riconosciuta a livello mondiale. L’ennesima bellezza italiana, sì, che però in questo caso affonda le sue radici a Roma, e in particolar modo nel Municipio VIII, dove si estende oltre il 70 per cento dell’omonimo parco regionale.
Un patrimonio mondiale che cambia il volto di un Municipio
Come cambierà adesso il volto del Municipio VIII? “La nomina dell’Appia Antica come patrimonio mondiale è un’ottima notizia per due motivi – ha commentato Monica Rossi, presidente della Commissione Cultura – Da una parte indica un notevole lavoro di squadra tra organi nazionali, regionali e locali sul campo della cultura, e poi si tratta di un ottimo punto di partenza per rilanciare il turismo in questo quadrante di Roma”.

In vista dell’aumento del turismo, la delibera del Ministero della Cultura “Caput Mundi” riserva parte dei fondi Pnrr alla riqualificazione di siti interni al parco, tra cui la basilica di San Sebastiano, il Parco degli Acquedotti e la villa Capo di Bove. Anche il progetto “Urbs dalla città alla campagna romana” mira a restaurare i luoghi di interesse dell’antica via, come ricorda il direttore del parco Simone Quilici in un’intervista a La Repubblica. “Il Comune di Roma ha avviato il cantiere per il Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici” spiega Quilici in quell’occasione. Si tratta di un percorso ciclabile di oltre 50 chilometri che collegherà i siti centrali e quelli periferici di Roma: in altre parole, sarà possibile pedalare dal Colosseo al Mausoleo di Cecilia Metella. È partito inoltre un progetto di regolamentazione della mobilità sull’Appia Antica, tramite l’introduzione di una zona a traffico limitato.
Due mostre per celebrare l’Appia
Ma al di là dei turisti, l’Appia Antica affascina anche fotografi e artisti. Fino al 1° dicembre la villa Capo di Bove ospita una mostra fotografica che reca la firma del leccese Andrea Franzetta, inviato del National Geographic. Spostandosi al Casale di Santa Maria Nova, fino al 13 ottobre è allestita l’esposizione L’Appia è moderna, a cura di Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza. In questo caso non solo fotografie, ma anche disegni, dipinti, e perfino illustrazioni e manifesti pubblicitari restituiscono una visione atipica della via, ponendo in particolare rilievo le trasformazioni del secolo scorso.
Per maggiori informazioni: www.parcoarcheologicoappiaantica.it.









