Il 10 dicembre 2025 Sergio Flamigni ci ha lasciato. Partigiano, deputato e poi senatore del Pci dal 1968 al 1987 aveva da poco compiuto 100 anni. L’11 gennaio 2026 è stata organizzata una commemorazione presso l’Archivio Flamigni per ricordarlo insieme.
Il ricordo del Presidente Tamburino
Giovanni Tamburino, Presidente dell’Archivio, aveva scritto, subito dopo la morte di Sergio: “Sergio Flamigni ci lascia la testimonianza di valori essenziali: la politica come impegno disinteressato, la difesa della Costituzione come conquista di una dura lotta, l’incrollabile volontà di una società più giusta. Da grande combattente per la libertà Sergio ha compreso e rinsaldato il legame tra libertà e verità. Nel segno di quel legame il suo Archivio è lo straordinario lascito vivo che rifiuta i condizionamenti del potere e difende la ricerca libera e autentica. Questo è l’impegno che Sergio ci lascia e che vogliamo onorare”.
Non potendo partecipare all’incontro di ieri, Tamburino ha inviato una lettera che è stata letta dalla Direttrice dell’Archivio Flamigni, Ilaria Moroni, visibilmente commossa: “Sergio è stato uno dei pochi politici italiani che ha compreso il rischio che le falsificazioni rappresentano per la vita della democrazia. La creazione di questo Archivio è la dimostrazione di tale consapevolezza. L’energia con cui ha difeso la memoria contro i tentativi di confonderla o distruggerla è coerente con la sua vita di combattente per la libertà”.

Gli interventi
In tanti hanno voluto esprimere il loro ricordo e ringraziamento a Sergio Flamigni, una vita al servizio della democrazia, della Costituzione, delle istituzioni, della memoria storica, della ricerca di verità, fedele agli ideali di gioventù.
Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, ha ricordato la frase con cui si chiude il film Norimberga, una citazione del filosofo R. G. Collingwood: “L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha fatto”; parole che sottolineano che il male si può perpetrare se si tende a dimenticare gli orrori passati. “La memoria è la strada su cui possiamo costruire passato e futuro- ha dichiarato l’Assessore – Il Comune c’è e vuole supportare il lavoro di Sergio e la crescita dell’Archivio”.
Marco Damilano ha sottolineato che “Sergio, nato nel 1925, aveva solo vent’anni, ma si è speso anima e corpo dalla parte giusta, con tutti quei ragazzi che hanno contribuito a salvare l’Italia dal nazismo”. E negli anni della sua lunga vita ha creato un “corpo collettivo” che siamo tutti noi ma che è anche l’Archivio da lui fortemente voluto, che resta un luogo deputato al mantenimento della verità.
Sono intervenuti, tra i tanti, la Presidente ANPI Marina Pierlorenzi e Italo Carones, ex Sindaco di Oriolo, il paese che ha ospitato l’Archivio per sedici anni prima che venisse spostato nella sede attuale a Garbatella nel 2021, Archivio che fu fondato nel 2005 per mettere a disposizione degli studiosi l’imponente documentazione raccolta da Sergio in materia di terrorismo, stragi, mafia, P2.
Benedetta Tobagi ha sottolineato l’importanza che il lavoro di Sergio ha avuto per lei e per tutte le vittime del terrorismo, tra cui in primis Agnese e Giovanni Moro che tanto hanno contribuito alla creazione dell’Archivio, e Sergio Amato, figlio del Sostituto Procuratore Mario anch’egli presente alla commemorazione.

La verità ha pazienza
La convinzione di Sergio, ricordata da tutti, era che non può esistere giustizia se si prescinde dalla verità, e che la verità non può essere assoggettata agli interessi di chi detiene il potere. “La verità ha pazienza” era il suo motto. Noi possiamo solo sperare che continui ad essere così e che la verità sia sempre più forte di chi tenta di soffocarla.
L’Archivio Flamigni resta comunque un luogo importante, frequentato da tanti studenti e ricercatori che creano una comunità all’interno di un territorio, quello della Garbatella, in cui “comunità” è ancora qualcosa in cui credere.








