Alcune osservazioni sul “Quaderno della Resistenza”

Alcune osservazioni sul “Quaderno della Resistenza”

di C.B.

Ho accolto con vivo interesse e simpatia l’iniziativa editoriale del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”, curato dall’Associazione Cara Garbatella col patrocinio del Municipio Roma XI.
Bellissime le testimonianze di partecipazione cristiana di sacerdoti e religiosi, al fianco della popolazione sofferente e dei combattenti per la libertà. Concedetemi ospitalità per un paio di precisazioni e per alcune considerazioni sull’impianto della pubblicazione.
A pag.66, nell’intervista di Cosmo Barbato a Libero Natalini si accenna a …..

Alcune osservazioni sul “Quaderno della Resistenza”

di C.B.

Ho accolto con vivo interesse e simpatia l’iniziativa editoriale del “Quaderno della Resistenza Garbatella-Ostiense”, curato dall’Associazione Cara Garbatella col patrocinio del Municipio Roma XI.
Bellissime le testimonianze di partecipazione cristiana di sacerdoti e religiosi, al fianco della popolazione sofferente e dei combattenti per la libertà. Concedetemi ospitalità per un paio di precisazioni e per alcune considerazioni sull’impianto della pubblicazione.
A pag.66, nell’intervista di Cosmo Barbato a Libero Natalini si accenna a un Dario Reval. Si tratta in realtà di Reval Romani, che entrò nella Resistenza a 25 anni e fu valoroso partigiano, decorato per le sue azioni contro i tedeschi. Ricercato dai nazifascisti, nel tentativo di sorprenderlo e catturarlo in casa, in Via di Sant’Adautto, la sua famiglia subì ripetute brutali perquisizioni.

Viene poi accennato, a pagina 62, alla morte di Spartaco Proietti, fulminato su un pilone dell’alta tensione nel tentativo di issarvi una bandiera rossa. Accenno troppo fugace che potrebbe dare a tale azione il connotato di un atto spavaldo e di inutile orgoglio. Al contrario, azioni come quella che costò la vita a Proietti facevano parte di un lucido disegno strategico, erano cioè volte a seminare sconcerto tra i nazifascisti, per condizionarne il dislocamento delle forze nelle retrovie, impegnandole nella caccia ai partigiani anziché sul fronte.
E veniamo a ciò che non mi convince nell’impianto della pubblicazione: trovo che sia stato tenuto in ombra il nesso di continuità della Resistenza con la lotta antifascista che iniziò fin dall’inizio degli anni Venti. Spartaco Proietti
La partecipazione popolare alle manifestazioni antifasciste, seguite al 25 luglio del ’43 (caduta del fascismo) e agli episodi di guerriglia seguiti all’8 settembre dello stesso anno (annuncio dell’armistizio), non mi sembra spiegabile solo con l’insofferenza per i razionamenti e per i disastri della guerra. Credo ci fosse anche altro. C’erano appunto le motivazioni pregresse dell’antifascismo che fu sempre attivo durante tutto il Ventennio. Limitarsi a rappresentare della Resistenza il solo aspetto dell’eroismo e del sacrificio è riduttivo in quanto non aiuta a spiegare pienamente alle nuove generazioni la nostra storia e il nostro presente: una limitazione che alimenta una lettura della Resistenza come epica romanticistica della lotta armata, che è rimasta oggi retaggio solo di pochi avventurieri ignoranti che imbrattano i muri scambiandosi scritte truculente e provocatorie; una limitazione che oltretutto rischia di mutuare il messaggio di quei massmediologi che tentano di mutilare la Resistenza dalla sua connotazione antifascista.

Luciano Rossi

Cara Garbatella ci ha trasmesso, in quanto autori del “Quaderno”, la lettera di Luciano Rossi per un commento. Un albero non potrebbe nascere se prima non fosse stato piantato un seme. Nel “Quaderno”, le biografie di due martiri delle Ardeatine, Cinelli (comunista) e Mancini (del Partito d’Azione), testimoniano drammaticamente della loro lunga, tenace, sofferta e organizzata militanza antifascista. E ancora, si parla dei “sovversivi” che, fin dalla fine degli anni Venti, erano stati confinati nei cosiddetti alberghi suburbani (tra di essi, anche Spartaco Proietti e Mancini). Si parla di Luigi Pavoncello, antifascista di religione ebraica, abitante al Lotto 30, che “finiva preventivamente in gattabuia ogni volta che c’era una ricorrenza o un avvenimento di regime”. Si ricordano le parole che Spartaco Lombardi, operaio antifascista dell’Omi, rivolge ai figli che nel 1940 non vorrebbero partire per la guerra: “Se voi non andate sarebbe un dramma per la famiglia; andate figlioli e fate il meno possibile perché dall’altra parte troverete dei fratelli”. Si ricorda il forte nucleo antifascista delle Officine del gas dove poi, durante l’occupazione, si fabbricheranno clandestinamente i micidiali “chiodi a tre punte” per sabotare gli automezzi tedeschi. Potremmo continuare le citazioni. E’ da questa cultura che scaturiranno, dopo l’8 settembre, le gesta e il sacrificio di Giuseppe Felici, 21 anni, medaglia d’oro, studente, fucilato a Rieti; di Libero De Angelis, 22 anni, medaglia d’argento, operaio, fucilato il giorno della liberazione di Roma; del sottotenente Luigi Perna, 22 anni, figlio di un generale, morto combattendo alla Montagnola, medaglia d’oro. Non c’è dubbio, il seme dell’antifascismo aveva prodotto un robusto albero che a sua volta aveva dato buoni frutti. Tutto ciò ci sembra emerga chiaramente nel “Quaderno”. E’ chiaro che la nostra pubblicazione sulla Resistenza non era stata concepita come un trattato sulle sue origini, né avrebbe potuto esserlo date le sue dimensioni.
Le precisazioni. Natalini parlava di Dario e Reval, due distinti partigiani che citava per nome: nel testo un errore di stampa crea confusione. Reval era effettivamente Reval Romani. Quanto a Spartaco Proietti, se ne occupa Gianni Rivolta proprio in questo numero.

 

Una pubblicazione necessaria

Un significativo consenso al “Quaderno della Resistenza”, contenuto in una lettera indirizzata a Cosmo Barbato, giunge dal sacerdote padre Guido Chiaravalle, decano della Parrocchia e dell’Oratorio di San Filippo Neri.
Caro signor Barbato, la ringrazio per la bella pubblicazione che mi ha fatto avere: era necessaria per la storia del quartiere sia per coloro che hanno vissuto quegli eventi, sia per i giovani che devono conoscere le loro radici. La sua presenza così attenta nell’evidenziare alcuni aspetti antecedenti ha il suo posto nella vita del quartiere. Del resto quel che rende vera la nostra età è di elaborare con cura qualcosa tratta da una esperienza di vita ed offrirla: qualcosa che rende giovani spiritualmente. Tanti cari saluti.

p. Guido Chiaravalle

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Aprile 2005

 

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