Gazometro: il simbolo della Roma industriale compie 89 anni

Di Colossei Roma ne conta parecchi. L’anfiteatro di età flavia vicino all’arco di Costantino, il palazzo della Civiltà del Lavoro noto col nome di “Colosseo quadrato” e poi il “Colosseo moderno”, meglio conosciuto come Gazometro. La mastodontica costruzione cilindrica del quartiere Ostiense conta quasi 90 metri di altezza, 63 di diametro e una portata di 200.000 metri cubi di gas. Edificato nel 1935 dalla società genovese Ansaldo e dalla ditta di costruzioni tedesca Klönne Dortmund, il gasometro entrò in funzione il 13 luglio 1937. Da poco ha festeggiato il suo compleanno: 89 candeline spente nel silenzio di un complesso industriale in disuso, ma ancora vivo per chi continua a considerarlo un intramontabile simbolo della Roma popolare. Dal film “Accattone” (1961) di Pier Paolo Pasolini a “Romanzo criminale” (2005) di Michele Placido, la struttura compare in numerose pellicole tra cui “Troppo forte” (1986) di Carlo Verdone e “Le fate ignoranti” (2001) di Ferzan Ozpetek. È impossibile non conoscerlo se si abita nel quartiere, ma il Gazometro è ben visibile anche dalle zone centrali, dalla terrazza del Vittoriano o di Castel Sant’Angelo. Un elemento identificativo del paesaggio urbano che da quasi un secolo si staglia sui cieli di Roma.

Gazometro cuore pulsante della vecchia Ostiense

Il gasometro di Ostiense è il più grande mai costruito in Italia. La sua edificazione si inserisce in una fase precisa della storia di Roma. Svolse una funzione centrale nell’economia del nuovo polo produttivo concepito dal primo cittadino Ernesto Nathan. Durante la sua sindacatura, dal 1907 al 1913, il quartiere Ostiense assunse l’aspetto di zona industriale a tutti gli effetti. I Mercati Generali divennero un via vai di rivenditori, facchini e operai. Fu inaugurata la centrale termoelettrica Montemartini. La sede della fabbrica Mira Lanza cominciava a produrre candele e saponi su quello che oggi è il lungotevere Gassman. Tutte attività a cui il Gazometro fornì l’energia necessaria per decenni. Almeno fino all’inizio degli anni Sessanta quando, con l’avanzata del metano, la struttura cilindrica cadde in disuso. Oggi è una testimonianza tangibile della Roma di primo Novecento, un elemento identificativo dei quartieri Ostiense e Garbatella e dalla loro originale vocazione operaia. Si chiama archeologia industriale, ma non ha niente della distanza delle rovine antiche: è un simbolo che parla ancora al presente, suscitando i ricordi dei residenti e continuando a incuriosire visitatori e registi.

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