C’erano i Santambrogio, quando la Garbatella era ancora un sogno

Parla Giovanna, nipote del Cavalier Luigi, proprietario della Tenuta dei 12 cancelli, che donò ai Filippini il terreno per l’Oratorio di Sant’Eurosia.

“Il mio bisnonno Giovanni Aloisio Santambrogio, originario di Milano, venne a Roma durante il pontificato di Papa Pio VII (1800-1823). Era un laico e faceva parte dell’amministrazione papalina in qualità di avvocato della Sacra Rota”. A raccontare l’inizio della presenza dei Santambrogio a Roma è Giovanna Santambrogio, discendente diretta e nipote del cavaliere Luigi, che ci apre anche le porte dello splendido casale un tempo appartenuto a Monsignor Nicola Maria Nicolai. La storia del casale — già citata in un precedente articolo dedicato alla tenuta dei Dodici Cancelli — rappresenta un capitolo fondamentale della Garbatella. Nato nel Seicento con forme sobrie, fu ampiamente ristrutturato agli inizi dell’Ottocento da Giuseppe Valadier: ciò che vediamo oggi porta la firma del grande architetto. Il racconto di Giovanna, fatto di memorie familiari intrecciate a ricordi personali, si dipana come un quadro di Bruegel: più ci si avvicina, più emergono dettagli affascinanti. «Giovanni Aloisio ebbe cinque figli, tra cui un solo maschio, Luigi, nato nel 1859. Alla morte del padre, nel 1870, l’eredità passò interamente a lui, mentre le sorelle ricevettero soltanto una dote, come d’uso all’epoca». Il casale è carico di storia. Nel portico si trovano lapidi con epigrafi del I secolo d.C., colonne e fregi provenienti dall’antica Basilica di San Paolo, superstiti dell’incendio del 15 luglio 1823, e basamenti in marmo. È come trovarsi in un museo a cielo aperto, un condensato di arte e memoria nella migliore tradizione romana. «Mio nonno acquistò il casale e i terreni circostanti all’inizio del Novecento dalla contessa Beatrice Polverosi Castellani, che li aveva comprati dagli eredi di Monsignor Nicolai.

Ritratto del cav. Luigi Santambrogio

I confini del possedimento

Il possedimento era vastissimo: comprendeva la ex tenuta dei Dodici Cancelli e si estendeva fino alla Caffarella, in gran parte coltivato a vigneti». Giovanna mostra una fotografia sbiadita di un secolo fa: dalla piazzola del casale si distingue il celebre viale di eucalipti e, in fondo, il cancello di via delle Sette Chiese 141, ancora oggi esistente. «Nonno “Gigi”, morto nel 1940, non l’ho conosciuto. I racconti lo descrivono come un uomo generoso e anticonformista. Era un possidente che comprava e vendeva immobili. Semplice ed eccentrico, faceva stirare i pantaloni senza piega. Non amava ostentare ricchezza: quando i bambini dovevano risuolare le scarpe, restavano a casa da scuola perché ne avevano un solo paio. Dopo l’acquisto del casale si trasferì qui dalla sua casa di via dell’Umiltà, portando molti arredi che sono ancora presenti: specchiere monumentali, quadri, fotografie di Pio X con dedica alla famiglia e un affresco riportato su tela che raffigura Giuseppe, il giusto, in fuga dalla regina d’Egitto». Seduti nell’ampio salone, austero e sontuoso come un museo, ci si immerge in un’atmosfera ovattata, lontana dai rumori della città, ad ascoltare ricordi che profumano di altre epoche. “Nonno Luigi ebbe dieci figli. Uno, Giovanni, morì in fasce; un altro, cui volle dare lo stesso nome, morì a soli 15 anni. Poco dopo perse anche una figlia, Maria: entrambi portati via dalla tubercolosi. Nel 1926 donò ai padri filippini il terreno destinato a diventare l’oratorio di Sant’Eurosia, in cambio di una messa perpetua per i suoi due figli. All’ingresso dell’oratorio una lapide testimonia ancora oggi la donazione”. Alla fine degli anni Trenta, con la costruzione della via Imperiale (oggi via Cristoforo Colombo), parte dei terreni fu espropriata. Il progetto prevedeva che la strada passasse accanto al casale, ma Luigi presentò ricorso e ottenne che venisse spostata più a distanza: da qui il caratteristico curvone all’altezza dell’attuale piazza dei Navigatori.

Il viale degli Eucalipti con cancello sullo sfondo 1920 ca.

La Seconda Guerra Mondiale

Durante la seconda guerra mondiale il casale fu occupato dai soldati tedeschi. “Fu un’occupazione pacifica — racconta Giovanna — non recarono danno alla famiglia; anzi, a volte regalavano cibo in scatola». I Santambrogio, però, non rivelarono mai la presenza delle catacombe sotto il casale, rifugio sicuro durante i bombardamenti. Nel giardino sostavano carri armati e, alla fine del conflitto, i militari lasciarono numerosi elmetti, ma nessuna arma.
Le catacombe, collegate a quelle di Domitilla, arrivano fino al rudere dell’antica cisterna romana ancora visibile sulla Colombo, all’altezza di via Padre Semeria.

Lapidi romane con epigrafi (interno portico casale)

Il dopoguerra

Negli anni Cinquanta, da quell’accesso entrarono dei ladri che rubarono scarpe e indumenti; il padre di Giovanna, Giuseppe, fece quindi costruire un muro di cemento e un cancello in ferro, tuttora presenti. Dopo la morte dei nonni, nel 1954, parte del terreno fu venduta dagli zii alle suore del Maria Adelaide, creando così una fascia di protezione dalla strada. All’interno di quell’area sorgeva un tempietto con una statua della Madonna. “Da bambina ci entravo spesso di nascosto, sapevo bene come introdurmi”. Uno dei ricordi più vividi di Giovanna è la visita di John Fitzgerald Kennedy a Roma, il 1° luglio 1963. “All’epoca a dividere la nostra proprietà dalla strada c’era soltanto una rete: niente muri né inferriate, solo l’erba e poi la Colombo. Noi bambini ci appostammo con il viso contro i buchi e restammo incantati a guardare il corteo presidenziale passare davanti a noi”. Il Casale Santambrogio non è soltanto una dimora, ma un tassello prezioso della memoria collettiva della Garbatella.
Attraverso i racconti di Giovanna riaffiorano storie di famiglia ed episodi di vita quotidiana intrecciati con la grande Storia: un ponte vivo tra passato e presente, un patrimonio da custodire per continuare a raccontare alle nuove generazioni l’anima autentica di Roma.

Giovanna Santambrogio posa accanto al dipinto di Giuseppe Il Giusto

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2025/numero 69, pag. 4]

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