Ricordo di Padre Melani
Scompare un pioniere della Garbatella
di Cosmo BARBATO
In un torrido giovedì di quest’estate, il 17 luglio, alla venerabile età di 92 anni, ci ha lasciati per sempre, spegnendosi in pace, padre Alfredo Melani, oratoriano della Congregazione di San Filippo Neri, autentico pioniere della Garbatella. …..
Ricordo di Padre Melani
Scompare un pioniere della Garbatella
di Cosmo BARBATO
In un torrido giovedì di quest’estate, il 17 luglio, alla venerabile età di 92 anni, ci ha lasciati per sempre, spegnendosi in pace, padre Alfredo Melani, oratoriano della Congregazione di San Filippo Neri, autentico pioniere della Garbatella. Qui era arrivato infatti, dalla casa madre dei Filippini della Chiesa Nuova di Corso Vittorio, nel lontano 1925.
A quei tempi i primi nuclei abitativi della borgata, la cui edificazione era cominciata nel febbraio del 1920, si andavano rapidamente estendendo. Mancavano le scuole, non c’era nemmeno una chiesa, a parte la lontana parrocchia, cioè l’irraggiungibile basilica di San Paolo sulla via Ostiense.
C’era però, ma da tempo lasciata in disuso, la “chiesoletta” di via delle Sette Chiese, dedicata a due santi contadini, Eurosia, protettrice dai fulmini, e Isidoro, patrono dei buoni raccolti e protettore dalla siccità. La dedicazione glie l’aveva data agli inizi dell’800 un illustre prelato, mons. Nicolai, proprietario di buona parte del territorio, che l’aveva fatta anche nobilitare da un intervento del grande architetto Giuseppe Valadier.
Morto il Nicolai, la proprietà e quindi anche la “chiesoletta” avevano subito alterne vicende: legati testamentari, cessioni, spartizioni, vendite. La parrocchia di San Paolo, sollecitata ad assicurare ai nuovi residenti della Garbatella un’ assistenza religiosa, si affidò ai Filippini, in omaggio anche alla tradizione dei pellegrinaggi della Sette Chiese, istituiti alla fine del 1500 proprio da San Filippo Neri.
E così padre Melani, nel 1925 giovane chierico, venendo a piedi dalla casa madre della Vallicella, cominciò subito a riaprire al culto a giorni alterni la ` chiesoletta”, adattando successivamente ad oratorio giovanile l’attiguo fabbricato, che era stato la vaccheria dell’azienda agricola del Nicolai. pervenuta nel frattempo alla famiglia Santambrogio.
Quando la vaccheria fu resa quasi agibile, la presenza di padre Melani divenne continua. Una volta, molti anni fa, si lasciò andare ad un raro slancio confidenziale: “Che cosa terribile quelle notti d’inverno nei locali della vaccheria: si mriva di freddo”.
Per 25 anni padre Melani fu prefetto dell’oratorio, anche dopo che, da semplice chierico che era, nel 1939 verrà ordinato sacerdote. Più tardi diverrà anche vice-parroco. Sono stati centinaia e centinaia i ragazzi della Garbatella che lo hanno seguito. Tra questi, anche il giovane Alberto Sordi: gli “amici miei della parrocchietta” rievocheranno più tardi i ricordi dei suoi compagni di oratorio.
Nel 1930 la Garbatella avrà la sua prima scuola elementare, la “Michele Bianchi”, reintitolata dopo la guerra a “Cesare Battisti” in piazza Damiano Sauli. Mancava però una scuola media. La prima, privata, nacque appunto nella vaccheria-oratorio e sarà il primo nucleo dell’istituto “Cesare Baronio” costruito dai Filippini nel 1947-48. Padre Melani ne sarà segretario e insegnante. La prima scuola media statale sorgerà vent’anni dopo!
Il profondo legame di padre Melani con la gente del quartiere si manifestò anche durante la guerra quando, a suo rischio e pericolo, nascose per mesi nella vaccheria-oratorio parecchi ebrei della Garbatella, sottraendoli alle razzie dei nazifascisti (da noi vivevano e in parte ancora vivono una quarantina di famiglie israelitiche, qui trasferite al tempo delle demolizioni delle case adiacenti all’ex ghetto). Purtroppo non riuscì a salvare quattro fratelli Anticoli, abitanti al Lotto 37, che furono arrestati all’uscita dall’oratorio su indicazione diuno spione fascista, tutti morti nei lager. Dopo la guerra, a padre Melani verrà conferito il diploma che onora coloro che contribuirono a salvare i ebrei dalla furia nazista. Padre Melani si occupò a suo modo anche di archeologia, salvando parecchi reperti che casualmente venivano alla luce nella zona, per esempio quando costruivano la Colombo o quando gettarono le fondazioni del “Cesare Baronio” o in altre occasioni. Spesso li trovavano e glie li portavano i suoi ragazzi. Diligentemente li raccolse in un vetrina-museo. “Sa – ci disse una volta che visitavamo con lui la scuola – la zona della Garbatella in antico era ricca di ville e di necropoli, abbiamo una storia assai lunga”. Padre Melani non amava parlare di sé. Una volta, per cercare di rompere la sua discrezione, Io tentai con una domanda provocatoria: “Ma Lei però non è romano!”. “Come no replicò di scatto – sì, è vero, sono nato in Umbria, ma ho trascorso tutta la mia infanzia e la mia giovinezza in uno dei rioni che più romano non si può, a Ponte, alle spalle della Chiesa Nuova, e il resto della mia vita alla Chiesa Nuova e alla Garbatella. Non crede che basti?”.
Ora che padre Melani non c’è più è giusto che a lui venga rinnovato un sentimento di riconoscenza e di riconoscimento, che del resto il quartiere gli ha sempre tributato già nel corso della sua lunga vecchiaia. Ma è bene che il suo nome e il ricordo della sua opera si tramandino anche alle nuove generazioni, come di uno di quei pionieri che hanno fatto la Garbatella.
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Settembre 2003




