di Marco Scervo
Nonostante la pioggia, decine di persone si sono radunate ieri pomeriggio davanti al palazzo della Regione Lazio per denunciare le difficoltà che stanno attraversando i servizi dell’Istituto regionale dei ciechi e ipovedenti Sant’Alessio – Margherita di Savoia, storica istituzione dedicata alle persone con disabilità visiva.
La mobilitazione, promossa da FP CGIL Roma e Lazio e UIL FPL Roma e Lazio, si è svolta con lo slogan “Difendere i servizi significa difendere i diritti delle persone”.
Al centro della protesta la gestione dell’ente, oggi guidato dal presidente Sergio Schisani e dal direttore generale Massimo Canu.
L’Azienda di servizi alla persona (ex Ipab) con sede a Tor Marancia in viale Carlo Tommaso Odescalchi rappresenta da oltre ottant’anni un punto di riferimento per l’assistenza, la riabilitazione e la formazione delle persone cieche e ipovedenti. Proprio per questo, spiegano i manifestanti, la situazione attuale suscita forte preoccupazione.

I timori su servizi e organizzazione
Secondo sindacati e lavoratori negli ultimi mesi si sarebbero susseguiti cambiamenti organizzativi continui e privi di una pianificazione chiara. A questo si aggiungerebbero un clima lavorativo deteriorato, difficoltà operative quotidiane e una riduzione del personale nei servizi essenziali. Tra le criticità segnalate anche il rischio di ridimensionamento del servizio di produzione di materiale scolastico accessibile, fondamentale per studenti ciechi e ipovedenti.
Roberto Scannella, sindacalista CGIL che segue l’istituto da anni, parla di una situazione senza precedenti: «Da due anni a questa parte l’attuale management non è in grado di gestire il Sant’Alessio. In quindici anni non ho mai visto una condizione di così tanta precarietà nella gestione dei servizi».
Secondo il sindacalista le criticità riguardano anche il personale: «Ai lavoratori viene chiesto di restituire fino a 20mila euro di salario accessorio percepito negli anni. Ma a pagare sono soprattutto gli utenti: famiglie con figli non vedenti e alcuni lavoratori ciechi sarebbero stati allontanati».

Politica, lavoratori e famiglie in piazza
Alla manifestazione erano presenti anche diversi esponenti politici dell’opposizione regionale.
Marietta Tidei (Italia Viva) ha parlato di «situazione vergognosa» chiedendo alla Regione il commissariamento dell’ente, mentre Valerio Novelli (Movimento 5 Stelle) ha ribadito che la questione è stata sollevata più volte in Consiglio regionale: «Continueremo a portarla avanti, perché un turnover così alto tra gli operatori compromette la continuità con i pazienti».
Duro anche l’intervento del consigliere regionale Claudio Marotta, capogruppo di Sinistra Civica Ecologista, che ha definito la situazione dell’istituto «estremamente grave» e ha chiesto un intervento rapido dell’assessore regionale all’Inclusione sociale e Servizi alla persona Massimiliano Maselli.
Emanuela Doghei (Partito Democratico), membro della Commissione Affari Sociali, ha annunciato un’interrogazione sui requisiti della direzione. «Secondo noi il direttore Canu non possiede i requisiti previsti dal bando, che richiedeva almeno cinque anni in posizione dirigenziale». Doghei ha inoltre richiamato l’attenzione sulla gestione del patrimonio immobiliare dell’ente, che potrebbe essere valorizzato per finanziare i servizi.

Il sostegno del Municipio Roma VIII
Alla protesta ha partecipato anche il presidente del Municipio Roma VIII Amedeo Ciaccheri che in una nota dichiara che bisogna: «difendere una struttura fondamentale per le persone con disabilità visiva che rischia di essere smantellata pezzo per pezzo da una gestione senza trasparenza e senza visione». Ciaccheri ha chiesto alla Regione di aprire «subito tavoli di confronto con lavoratori, sindacati e rappresentanze delle persone con disabilità visiva».
Presente anche il gruppo consiliare del Partito Democratico del Municipio VIII, che ha espresso pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Asp Sant’Alessio e alle loro rivendicazioni per la tutela dei servizi e della qualità del lavoro.
Il gruppo ha ricordato, in una dichiarazione, che l’11 febbraio il Consiglio municipale ha discusso un atto della maggioranza di centrosinistra a sostegno dei dipendenti dell’istituto, definito «un presidio sociale e sanitario di grande valore per Roma e per il quadrante sud della città».
In piazza erano presenti anche molti genitori che frequentano l’Istituto: «Quello che ci stanno togliendo oggi sono pezzi di futuro dei nostri figli», raccontano alcune famiglie. Un padre, aggiunge: «Non ho mai manifestato in vita mia, ma non si può sopportare questa situazione».
Le famiglie denunciano problemi di continuità nei servizi: «Gli operatori vanno via perché non si trovano bene e gli stipendi sono bassi – racconta una madre – i bambini rimangono senza terapie e noi genitori non veniamo coinvolti». Un’altra segnala la scomparsa di alcune attività fondamentali: «Mio figlio faceva judo al Sant’Alessio, ma da un anno e mezzo lo sport è stato sospeso e non abbiamo trovato altre strutture a Roma».
Anche dall’interno arrivano testimonianze di difficoltà organizzative. Un’operatrice racconta che negli ultimi mesi «sono stati smantellati diversi servizi e il personale è diminuito». Nella RSA, spiega, «gli operatori socio-sanitari sono stati dimezzati e spesso restano solo due OSS per turno per assistere pazienti quasi tutti ciechi».
Verso il tardo pomeriggio una delegazione di lavoratori, sindacati e familiari è stata ricevuta negli uffici della Regione Lazio. Secondo gli organizzatori, la Regione si è impegnata ad approfondire la situazione e ad aprire tavoli di confronto con le parti coinvolte per individuare possibili soluzioni.

La Commissione Trasparenza e le questioni aperte
Sul caso è intervenuto anche Massimiliano Valeriani, presidente della Commissione Trasparenza del Consiglio regionale, che ha convocato una seduta dedicata all’istituto per il 19 marzo.
La Commissione dovrà chiarire diversi aspetti della gestione, a partire dai requisiti della direzione e da eventuali conflitti di interesse. Al centro dell’attenzione anche la gestione del patrimonio immobiliare dell’ente e il ruolo del fondo Castello SGR, incaricato di gestire parte degli immobili del Sant’Alessio.
La vicenda si inserisce in una storia amministrativa complessa: l’istituto, ex Ipab, ha subito più volte commissariamenti ed è stato più volte al centro di controversie legate alla gestione del patrimonio immobiliare.
Alla richiesta di chiarimenti che abbiamo inviato ai vertici dell’ente, il presidente Sergio Schisani e il direttore generale Massimo Canu al momento non hanno fornito alcuna risposta. Canu, ex direttore di ACT e politicamente vicino all’ex sindaco Gianni Alemanno, è noto nel territorio dell’Ottavo Municipio per la vicenda legata alla gestione del casale di Grotta Perfetta 610, che nella prima metà degli anni 2010 aveva sollevato molte polemiche sulla conduzione della struttura.
Intanto tra lavoratori e famiglie resta un timore condiviso. Alla fine della manifestazione, sotto la pioggia, la frase che si ripete tra i partecipanti è la stessa: «Il Sant’Alessio non si può spegnere».











