Lezioni d’italiano: tra poesia e realtà con Maria Teresa Ciammaruconi

Con Lezioni d’italiano – Penny Wirton non è più solo, Maria Teresa Ciammaruconi torna alla scrittura dopo il romanzo Il dono e lo fa con un’opera ibrida e luminosa, sospesa tra poesia e testimonianza. Il libro nasce dall’esperienza diretta dell’autrice come docente volontaria presso la scuola Penny Wirton di Casal Bertone, a Roma, dove da anni insegna italiano ai migranti. Un’azione quotidiana, apparentemente semplice, che in queste pagine si carica di profondità esistenziale e potere trasformativo.
Il titolo non inganna: non si tratta solo di insegnare grammatica. L’italiano qui diventa terreno d’incontro, occasione di cura reciproca, dono gratuito. Ogni lezione si trasforma in un racconto di vita, e ogni parola insegnata, o imparata, è un piccolo atto di resistenza e affermazione di sé. Nel libro, il sapere si trasmette senza cattedre né voti: “pane da spezzare”, condiviso tra chi insegna e chi apprende, in uno scambio che abbatte muri e stereotipi.
Nel confronto con gli allievi: Ibrahim, arrivato analfabeta dal Sud Sudan, Irina, laureata ucraina costretta a fare la badante, o Farezh, donna iraniana che resiste all’oppressione patriarcale, si fa strada un italiano nuovo, contaminato e poetico, che l’autrice ascolta e raccoglie, senza volerlo correggere. È in quella lingua “sbagliata”, incerta, che risiede la sua verità.

La poesia delle voci migranti

Diviso in quattro capitoli (La grammatica, Atlante del nuovo mondo, Glossario, La maestra), il libro alterna riflessione e lirica. Le poesie nate dalla trascrizione e riscrittura delle esperienze dei migranti si ispirano a L’Atlante del nuovo mondo, volume curato da Eraldo Affinati (autore della prefazione) e Anna Luce Lenzi. Ma qui la scrittura di Ciammaruconi assume una forma più intima e personale, trasformando la lingua imparata dagli allievi in una forma d’arte.
Ecco che parole semplici si caricano di forza universale. Alejandro, dal Brasile, scrive: “io voglio ridere / la risata non si perde / io rido anche quando sono triste”. Farezh, dall’Iran, afferma: “il chiodo nella testa dei maschi / è più duro della legge / ma io donna studio / e resisto più dura del chiodo”. Questi versi, nati da mani che hanno attraversato deserti, guerre, violenze e attese interminabili, non sono solo poesia: sono affermazioni di vita.
La sezione finale, La maestra, è un atto di umiltà e consapevolezza. Qui Ciammaruconi si racconta in prima persona, mostrandosi disarmata, vulnerabile. Sa che per insegnare davvero bisogna anche lasciarsi cambiare: “Chi vuole consegnare il testimone deve accettare di lasciarsi ferire”. Ed è forse in questa frase che si racchiude il senso ultimo del libro: l’incontro non è mai a senso unico.
Lezioni d’italiano, Edizioni Croce, è un libro delicato ma radicale. Rende visibile ciò che troppo spesso resta invisibile: le storie, le voci, i sogni di chi approda nel nostro Paese e prova a ricominciare. Non offre risposte facili, ma invita all’ascolto. E in un tempo segnato da chiusure e diffidenze, questo è già un atto necessario.

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