La Calabria a Tor Marancia: in arrivo la mostra di Carmela Carelli

A “Spazio D’Arte 2020” venticinque disegni sui costumi tipici regionali

“La Calabria è una ragazza bellissima ma vestita poveramente”. La metafora, usata dalla disegnatrice Carmela Carelli per definire la sua regione d’origine, non è casuale. Sono proprio i costumi popolari, i più poveri ma anche i più pregni di tradizione, l’oggetto della mostra in programma dal 25 al 27 ottobre in via Giuseppe Cerbara 44, all’interno di “Spazio d’Arte 2020”, la sala gestita dalla scultrice Anna Montagano. “Verranno esposti 25 disegni a pastello su cartoncino, alcuni contornati di china per esaltare i colori” ci ha raccontato la designer, attualmente insegnante di modellistica a Bologna. “Ho voluto ritrarre la moda popolare delle tre aree di Cosenza, Catanzaro, Reggio, e anche della comunità albanese arbëreshë. Il loro costume tradizionale” ha proseguito l’artista, “si confronta continuamente con quello calabrese, in un gioco di parti che mantiene alcuni elementi modificandone altri, soprattutto a livello cromatico”.

Carmela Carelli

Calabria, Puglia, Emilia-Romagna. Carmela Carelli, inseguendo le varie fasi della sua formazione e della sua carriera, ha attraversato mezza Italia. Originaria della Calabria, ha studiato al liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove si è avvicinata al mondo della moda facendo proprie le tecniche del taglio e del cucito e della modellistica. Si è anche dedicata alla pittura, come ha ricordato lei stessa: “nell’anno del rapimento di Aldo Moro ho regalato un suo ritratto all’università di Bari, dove nel 1938 il politico si era laureato in giurisprudenza. Ho anche partecipato a una mostra collettiva nel secondo anniversario dalla strage di Bologna” ha continuato, “devolvendo i fondi raccolti alle famiglie delle vittime”.

Una tradizione da conservare

La sua professione, però, resta il design nel settore della moda. Una stilista, dunque, che però non ama la parola stilismo “lo stile è finito negli anni Settanta – ci ha raccontato – a partire dal decennio successivo, la moda ha subito un profondo deterioramento”. A fronte di questa decadenza, la disegnatrice ha scelto di approfondire la moda popolare meridionale. Ma cosa l’ha portata a immergersi nella cultura calabrese dalla città dei tetti rossi in cui attualmente abita? Principalmente due motivi, come emerge dalle sue parole. Prima di tutto, una ragione personale: “gli abiti tipici calabresi appartengono alla mia infanzia, quando gli anziani ancora li indossavano”.

Un’ulteriore spinta – seconda non per importanza – viene dall’impegno sociale: “l’intento della mostra è rivalutare una cultura e mantenerla viva per i giovani”. Ecco, i giovani. Gli stessi ragazzi che sempre più spesso abbandonano le proprie origini per lavorare all’estero, perdendo la padronanza del dialetto e l’attaccamento al passato. “Sono convinta che non si possa pensare al futuro se non si è ben radicati nella propria storia, ma le nuove generazioni stanno perdendo il contatto con la tradizione. Oggi gli abiti regionali sono scomparsi” ha chiosato l’artista, osservando le trasformazioni sociali degli ultimi cinquant’anni dalla sua prospettiva privilegiata: quella dei bozzetti, del taglio e del cucito.

spazio d'arte il giorno dell'inaugurazione
Il giorno dell’inaugurazione di Spazio D’Arte 2020

Perché Roma

Una tradizione da salvare. Ma anche da diffondere in aree geografiche che magari conoscono la Calabria solo per il mare di Tropea o i bronzi di Riace. “Il nord tende a prendere dal meridione gli elementi che piacciono e fanno comodo, ma non ne coglie l’atmosfera, i profumi, l’anima” sono le parole dell’artista. E come la vita di Carmela Carelli, fatta di continui spostamenti tra nord e sud, anche la sua mostra si colloca in un luogo intermedio, nella città che ha sempre rappresentato, nell’antichità come oggi, il punto di arrivo di tutte le strade, la metropoli dell’accoglienza e del sincretismo: Roma. Una capitale non solo situata geograficamente a metà strada tra nord e sud, ma sempre disposta ad accogliere ogni influsso esterno fino a diventare una vera e propria Babele in cui risuonano tutte le cadenze del Bel Paese. Il posto migliore, dunque, per rivalutare le tradizioni locali, lo sfondo ideale su cui far brillare di luce propria la “ragazza vestita poveramente” di cui ha parlato la Carelli.

Un mondo che non c’è più

L’artista ha concluso con una nota storica. “I costumi plebei meridionali erano molto radicati nella cultura locale, a differenza degli abiti aristocratici che seguivano mode internazionali. Le mode popolane venivano influenzate dai mestieri e dal paesaggio, un elemento che si è assolutamente perso. Adesso, nel bene o nel male, ognuno si veste come vuole. Non ci sono più tendenze e regole”. Democratizzazione o appiattimento? La domanda resta aperta a chiunque voglia fare un salto in via Cerbara 44.

La mostra è visitabile dal 25 al 27 ottobre tra le 17:00 e le 19:30.

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