Roma Capitale annuncia l’avvio dei tavoli di partecipazione pubblica sul futuro degli ex Mercati Generali di via Ostiense. Tre giornate di incontri dedicate all’ascolto di cittadini, associazioni e realtà del territorio. Un’iniziativa presentata come apertura al dialogo, dopo anni di abbandono in cui sono passate ben sei amministrazioni capitoline e numerosi contendenti privati.
La novità, però, arriva quando il destino dell’area appare già in gran parte tracciato: una grande trasformazione urbana fondata su un investimento privato, una concessione sessantennale e un progetto che ridisegna radicalmente uno dei più vasti spazi pubblici dismessi della Capitale. I tavoli, dunque, si presentano come uno spazio di confronto, ma anche come il simbolo di una partecipazione che si teme sia più formale che sostanziale.
Tre tavoli, tre temi, un unico interrogativo
Il programma prevede tre tavoli tematici che si svolgeranno in parallelo, nei venerdì del 30 gennaio, 6 febbraio e 13 febbraio, nella stessa fascia oraria dalle 16:00 alle 19:00, una scelta organizzativa che, se da un lato amplia formalmente le possibilità di partecipazione, dall’altro rischia di frammentare il confronto e di impedire una visione complessiva del progetto rendendo più difficile costruire una posizione unitaria sul futuro dell’area. I tre tavoli sono:
- I cambiamenti del quadrante Ostiense: progetti e bisogni del territorio – trasformazioni urbanistiche, mobilità e residenze universitarie, alla Casa della Città in piazza Giovanni da Verrazzano 7.
- Gli spazi pubblici degli Ex Mercati Generali: verde, piazze e acqua, al Centro Sociale Anziani in via Giacinto Pullino 95.
- Gli spazi per la cultura e il tempo libero: funzioni, servizi e usi collettivi, alla Biblioteca Joyce Lussu in via Costantino 49a.
L’obiettivo dichiarato è raccogliere contributi per favorire l’integrazione dell’area con Ostiense e Garbatella e per costruire spazi più rispondenti ai bisogni del territorio. Ma la domanda è un’altra: questi tavoli serviranno davvero a cambiare il progetto o solo a renderlo più “digeribile”?

Una convenzione che accelera la trasformazione
Nel novembre 2025 è stata firmata una convenzione integrativa alla concessione del 2006, che ha dato il via alla fase operativa del progetto. L’area resta formalmente pubblica, ma viene affidata per sessant’anni a un soggetto privato, con un investimento dichiarato di circa 380 milioni di euro.
Il fondo immobiliare Hines guiderà l’intervento, (che abbiamo già approfondito in un precedente articolo) che prevede la realizzazione di nuovi edifici, spazi per cultura e tempo libero, piazze, aree verdi, parcheggi interrati e una grande residenza universitaria privata. Il cronoprogramma indica l’avvio dei lavori nel 2027, con una durata stimata di circa tre anni.
Lo studentato-albergo e il nodo dei costi
Il cuore economico dell’operazione è rappresentato da uno studentato di circa duemila posti letto, con una quota dichiarata a canone calmierato. Ma i numeri sollevano perplessità: 600 euro al mese per un posto letto in stanza doppia e oltre 1.000 euro per una singola difficilmente possono essere considerati accessibili per la maggior parte degli studenti.
A questo si aggiunge la possibilità di utilizzo turistico delle camere nei mesi estivi, rafforzando l’impressione che il progetto guardi più alla rendita che ai bisogni abitativi reali del quartiere e della città universitaria.
Nel frattempo, i parcheggi previsti, in una zona già sotto pressione, saranno in gran parte a pagamento, mentre restano aperti i dubbi sull’impatto complessivo in termini di traffico, servizi e carico urbanistico.

Il PD rivendica il dialogo: “Ascolto e confronto sul futuro degli Ex Mercati”
Il Partito Democratico rivendica la prosecuzione del percorso di dialogo come un passaggio centrale nel processo di trasformazione degli ex Mercati Generali.
«Un passaggio fondamentale per garantire una trasformazione urbana condivisa e trasparente», si legge in una nota dei gruppi consiliari del PD in Assemblea capitolina e in Municipio. Secondo i democratici, l’intervento su un’area così strategica «non può prescindere dall’ascolto dei cittadini e dal dialogo aperto a residenti e comitati che da anni seguono e animano il dibattito su questo spazio».
Il dialogo con il territorio viene definito «una scelta politica chiara dell’amministrazione», considerata la condizione per costruire «un progetto all’altezza delle aspettative della comunità locale e delle necessità dei residenti». I gruppi PD sottolineano inoltre di aver condiviso e stimolato le iniziative che aprono «una fase concreta di confronto pubblico sul futuro degli ex Mercati Generali».
Secondo il PD, il nuovo progetto segnerebbe una discontinuità rispetto al passato, quando l’area era destinata in gran parte a un grande centro commerciale. «Il nuovo mix funzionale con spazi studio e coworking, campus universitario, biblioteca e libreria, sala conferenze, aree per startup innovative, piazze e aree verdi, può essere ulteriormente migliorato con il contributo della cittadinanza», affermano i gruppi consiliari, che parlano di un passaggio cruciale per restituire spazi pubblici e funzioni al quartiere.
PD Municipio VIII: “Partecipare per dare risposte reali al quartiere”
Sulla stessa linea Flavio Conia, capogruppo PD in Municipio Roma VIII, che invita residenti e associazioni a prendere parte ai tavoli, sottolineando il valore politico e civile della partecipazione.
«Partecipare ai tavoli significa dare un rapporto costruttivo, reale e radicato nelle esigenze dei residenti, di chi vive costantemente il quartiere, di chi ci è nato, di chi ci è cresciuto, di chi l’ha visto trasformarsi», afferma Conia.
Secondo il capogruppo dem, i tavoli non dovrebbero limitarsi a un adempimento formale, ma diventare uno spazio concreto per far emergere priorità e criticità del territorio: dalla carenza di servizi alla qualità degli spazi pubblici, fino al tema dell’accessibilità e della vivibilità quotidiana.
Un richiamo, infine, alla necessità di tradurre il confronto in risposte tangibili: «A chi oggi chiede servizi, funzioni nuove e utili al territorio, piazze, spazi verdi e luoghi di socialità per tutte e tutti», conclude Conia, «dobbiamo essere in grado di dare risposte credibili, che rendano questa trasformazione davvero utile alla comunità locale, a chi più di venti anni fa si è visto togliere tanti servizi che vivevano in questo spazio e che rendevano Ostiense un quartiere a tutti gli effetti».

Partecipazione senza potere?
Il Comitato di scopo creatosi intorno al progetto degli ex Mercati Generali parla apertamente di “partecipazione senza potere”. Secondo alcuni membri del Comitato, il confronto avrebbe dovuto avviarsi prima delle delibere e della firma della convenzione, per costruire insieme scenari alternativi: più verde reale, meno volumetrie, maggiore restituzione pubblica degli edifici storici.
Ora, invece, i tavoli rischiano di limitarsi a discutere dettagli marginali, senza poter mettere in discussione l’impianto complessivo del progetto e il suo piano economico-finanziario. Una dinamica già vista in altri contesti urbani, dove il dialogo arriva quando le scelte strategiche sono ormai blindate.
Il timore è che, dietro il linguaggio della “riqualificazione” e dell’innovazione, si nasconda una progressiva privatizzazione di uno spazio che per decenni ha avuto una funzione pubblica e collettiva.
Una trasformazione che divide
Per oltre un secolo, i Mercati Generali sono stati un’infrastruttura fondamentale per la città: lavoro, servizi, vita quotidiana. Dopo la chiusura, l’area è rimasta in parte abbandonata, ma non immobile. La natura ha riconquistato spazi, creando un ecosistema inatteso, con vegetazione, fauna e zone umide legate al vicino Almone.
Oggi quel vuoto urbano è diventato oggetto di un progetto che promette di reinventarlo completamente. Ma tra le ruspe, le convenzioni e i tavoli di partecipazione, resta aperta una questione politica e urbana centrale: chi decide davvero il futuro di uno dei più grandi spazi pubblici dismessi di Roma?
L’avvio dei tavoli segna certamente un passaggio nuovo nel rapporto tra amministrazione e territorio. Ma per molti cittadini non basta aprire spazi di ascolto a giochi fatti. La vera sfida non è solo cambiare l’aspetto degli ex Mercati Generali, ma ridefinire il rapporto tra interesse pubblico e rendita privata, tra partecipazione reale e semplice consultazione.
In gioco non c’è solo un progetto urbanistico, ma un’idea di città: se quella costruita attorno ai bisogni degli abitanti o quella modellata sulle logiche dei grandi investitori.






