Da circa dieci giorni un nutrito gruppo di militanti ambientalisti ha occupato gli spazi di una villa inutilizzata alla Caffarella. È nato quindi Berta Caceres, laboratoria ecologista autogestita. “Si tratta – si legge sulla pagina Facebook del gruppo – di uno spazio di socialità che vuole promuovere pratiche di lotta ecologista collettiva; è un fronte di lotta antifascista contro la violenza dell’eterocispatriarcato e del capitalismo”.
Il gruppo, decisamente eterogeneo, è composto prevalentemente da lavoratori, da persone già impegnate nel sociale e da studenti universitari, alcuni di questi fuorisede.
“Abbiamo scelto di declinare al femminile laboratorio in laboratoria – spiega Giovanna, attivista del gruppo – per prendere subito una posizione femminista e transfemminista; riteniamo che questo sia fondamentale perché nell’aprire uno spazio che parla di ecologia e pratiche ecologiste, pensiamo sia prima di tutto necessario cominciare a scardinare quei ruoli di genere che impongono il dominio dell’uomo sulla donna e dell’uomo sulla natura.
Quindi pensiamo che il dominio di genere dell’uomo sulla donna sia assolutamente inscindibile da quello dell’uomo sulla natura perché hanno la stessa radice e lo stesso problema; quindi noi riteniamo che le due cose debbano andare a braccetto, ovvero le pratiche ecologiste e quelle femministe e transfemministe. Per dare un chiaro segnale, abbiamo deciso di parlare di laboratoria e non di laboratorio”.
Si tratta di due fabbricati di proprietà della Regione Lazio con un ampio giardino in via della Caffarella 13. L’edificio è stato costruito negli anni ’50; la Regione Lazio dopo l’acquisizione aveva intenzione di insediarvi il Corpo Forestale e la Protezione Civile, nonché gli uffici del parco regionale dell’Appia antica. Da qualche anno l’area è passata ad Invimit – società con sede in via IV novembre che gestisce le casse del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze – con l’intenzione di venderlo all’asta partendo da una base di 3 milioni di euro.

I militanti precisano che l’edificio pubblico che hanno occupato “era condannato dalla Regione Lazio alla vendita a beneficio del profitto privato; ora è tutelato con la massima cura dello spazio e del contesto in cui si inserisce. Berta Caceres nasce in un parco, quello della Caffarella, che una lunga storia di lotte sociali ha difeso dall’avidità della speculazione edilizia“.
Da diverse zone di Roma è giunto il sostegno all’iniziativa, moltissimi i circoli ambientalisti e culturali che hanno voluto inviare messaggi di appoggio, tra questi Casetta Rossa, mentre anche la politica ha mostrato un certo interesse, Michela Cicculli, consigliera capitolina di Sinistra Civica Ecologista ritiene che si debba aprire un dialogo con il labortorio autogestito: “I temi posti sono centrali per lo sviluppo della nostra città che ha bisogno di spazi di partecipazione e democrazia; la questione ambientale così come la gestione comune del patrimonio pubblico possono essere terreno di confronto fra le istituzioni e i movimenti che da tempo ci impongono di invertire la rotta dello sviluppo“.
Chi non approva l’occupazione dello stabile alla Caffarella è Simonetta Novi, consigliera all’VIII Municipio per la lista Azione-Calenda Sindaco: “L’occupazione della villa di proprietà della Regione Lazio a via della Caffarella da parte di un collettivo che si autodefinisce “ecologista” rappresenta le contraddizioni della nostra società. Mentre in tanti luoghi del pianeta si combatte per la sopravvivenza, per l’autodeterminazione dei popoli, per la difesa della libertà e dei diritti, in casa nostra si genera conflitto per il gusto di essere antagonisti ad un sistema che al contrario garantisce la democrazia e la libertà di espressione di tutti. A Caffarella non è in corso una occupazione per difendere diritti o fare cultura. Non si affronta una emergenza abitativa. Non si garantiscono luoghi dignitosi di vita a profughi o migranti. Si occupa una villa per fare dj set notturni e laboratori di ecologia, laboratori di ecologia che possono essere portati avanti nei parchi gestiti dai comitati e dalle associazioni romani, o nelle preziose esperienze di orti urbani che stanno fiorendo in tutto il territorio.
Come Lista Civica Calenda Sindaco chiediamo che la villa di proprietà della Regione Lazio occupata dal 6 marzo venga liberata al più presto perché non sono più tollerabili comportamenti violenti che si scontrano con le regole alla base della vita sociale. Soprattutto in un momento storico dove le persone muoiono per difendersi dalla violenza degli invasori“.Alcuni abitanti della zona, chi a spasso con il cane, chi di corsa con tanto di tuta e scarpe da running, si fermano per curiosare, per guardare chi c’è al di là di quel cancello ricoperto da bandiere e tazebao. Qualcuno si lascia sfuggire un commento: “Sono bravi ragazzi, si vede, fanno la raccolta differenziata e tengono tutto pulito, qualche problema ce lo abbiamo avuto invece con altre persone della zona per schiamazzi soprattutto durante la notte, o con chi porta a spasso il cane e non raccoglie le deiezioni”.
I militanti sono dentro, a discutere e a organizzarsi.
“È aperto a tutti, ogni idea è ben accolta”, fanno sapere.
Stefano BAIOCCHI









