Dopo ore di silenzio e preoccupazione, arrivano finalmente notizie di Francesca Nardi. L’attivista di Garbatella, di cui si erano perse le tracce dalla serata di giovedì successiva all’attacco della marina israeliana in acque internazionali al largo della Grecia, ha fatto sapere da Creta di stare bene.
Nel suo messaggio, diffuso attraverso i canali di Gaza Free Style, Nardi ha però subito spostato l’attenzione sui due attivisti ancora trattenuti: Saif Abu Keshek e Thiago Ávila. «Grazie per la solidarietà, ora continuiamo a scendere in piazza per Thiago e Saif», ha dichiarato, chiedendo di mantenere alta la mobilitazione internazionale.
Secondo quanto riferito sia da lei che da altre persone della Global Sumud Flotilla, molti dei partecipanti all’operazione umanitaria hanno subito violenze fisiche e psicologiche durante il fermo. Alcuni sono stati trasferiti in ospedale dopo l’arrivo a Creta.
La flottiglia ha inoltre chiesto al Governo Italiano una presa di posizione ufficiale sull’accaduto e assistenza legale per gli attivisti imbarcati su navi battenti bandiera italiana, ricordando che in Italia sarebbe già stato aperto un procedimento legato a presunti episodi di tortura verificatisi durante una precedente missione.

L’attacco in mare e i due attivisti trasferiti in Israele
L’operazione israeliana è scattata nella notte tra mercoledì e giovedì, quando le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono state intercettate nel Mediterraneo mentre si trovavano in acque internazionali.
Secondo le ricostruzioni, 173 attivisti sono stati successivamente accompagnati a Creta sotto la supervisione della guardia costiera greca. Due persone, però, non sono mai arrivate sull’isola: Saif Abu Keshek e Thiago Ávila sarebbero stati trasferiti in Israele per essere interrogati.
La conferma del loro trattenimento è arrivata direttamente dal ministero degli Esteri israeliano. Le autorità accusano Ávila di “attività illegali”, mentre Keshek sarebbe sospettato di legami con “un’organizzazione terroristica”.
Thiago Ávila, ambientalista brasiliano di 39 anni, è uno dei volti più noti della rete internazionale della Global Flotilla. Attivo da circa vent’anni nelle campagne sociali e ambientali, aveva già partecipato a missioni umanitarie dirette verso Gaza.
Saif Abu Keshek, nato in Cisgiordania e residente da anni a Barcellona, è invece conosciuto per il suo impegno nelle iniziative di solidarietà con il popolo palestinese.
Gli altri membri della missione, tra cui 23 italiani, hanno denunciato condizioni durissime durante il fermo. In un comunicato parlano di “40 ore di crudeltà deliberata” a bordo di una nave militare. Secondo il racconto della flottiglia, agli attivisti sarebbero stati negati acqua e cibo e sarebbero stati costretti a dormire su pavimenti volutamente allagati.
Sempre secondo gli organizzatori, quando alcuni membri dell’equipaggio avrebbero tentato di impedire il trasferimento di Keshek e Ávila, le forze israeliane avrebbero reagito con violenza. Una volta sbarcati a Creta, inoltre, sostengono di essere stati trattenuti dalla polizia greca sugli autobus senza poter lasciare l’area portuale. 
La flottiglia si riorganizza: il racconto di Lluís Paradell
Tra le imbarcazioni coinvolte nella missione c’era anche la Zio Faster, guidata dall’avvocato esperto di diritto internazionale pubblico Lluís Paradell, residente alla Garbatella.
Intervenuto giovedì sera alla trasmissione Piazza Pulita su La7, Paradell ha raccontato che la sua barca sarebbe riuscita a evitare l’intervento israeliano rifugiandosi in acque greche.
L’equipaggio, ha spiegato, starebbe bene, ma l’intera Global Sumud Flotilla si troverebbe ora in una fase di riorganizzazione dopo quanto accaduto.
Come raccontato anche da Franceca Nardi, l’obiettivo immediato sarebbe quello di riunire tutti i partecipanti alla missione, valutare le conseguenze dell’operazione militare subita e decidere come proseguire l’iniziativa umanitaria diretta verso Gaza.






