La famiglia ci ha inviato una delle sue poesie sulla Garbatella.
Sandro Cioci aveva solo 73 anni quando ci ha lasciato. Era fine settembre e l’estate del 2024 non voleva mai finire. Oggi i suoi figli e le nipoti hanno voluto ricordarlo sulle pagine di questo giornale “Cara Garbatella”, che lui amava tanto e attendeva trepidamente, numero dopo numero per divorare le notizie sul suo quartiere, dove era nato e cresciuto. Sandro, infatti, è venuto al mondo il 28 febbraio 1951 nella casa del lotto 27, poi si trasferì coi genitori al lotto 30 e, una volta sposato con Patrizia Scorzoni, andò ad abitare in viale Massaia 35, nelle case delle Poste e delle Ferrovie che allora, negli anni Trenta, facevano parte del Ministero delle Comunicazioni.
La “moretta”, così definiva Patrizia nelle sue poesie, con molte probabilità l’aveva conosciuta alla fontana di Carlotta, ai piedi della scalinata degli innamorati, perché lei abitava proprio lì al lotto 28. Patrizia aveva appena 15 anni e Sandro 20.
Sono rimasti insieme 53 anni, hanno avuto tre figli: Simone, Paolo e Francesca e per ultimo due nipoti Amelie e Anita. Sandro Cioci era un impiegato di banca ma aveva mille passioni: prima di tutto la Garbatella, il cinema, la storia del Novecento e la seconda guerra mondiale, i plastici coi trenini e i modellini degli aerei e dei carrarmati.
La redazione di Cara Garbatella lo vuole ricordare pubblicando una tra le sue tante poesie che ha scritto sul suo quartiere:
Er Cinque e l’Undici
Pe’ chi è nato dentro a sto quartiere un po’ de tempo fa Sti du’ numeri pe’ forza se deve ricorda’…
Ereno li tranvi della Garbatella!
Er cinque te portava a Piazza Istria
E l’undici a Portonaccio
Era er tempo che co’ poche lire
Girava mezza Roma pure un poveraccio.
Pe’ me poi er tranve era de famija
Mi padre lo portava
E io so’ cresciuto cor sòno de la campana a pedale che avvisava O co’ l’odore bono de la breccia schiacciata quanno che frenava.
E oggi quanno co’ li ricordi me metto a pomicia’ Lo rivedo veni’ giù pe via de Nobili
Co’ le rote cigolanti e l’archetto pronto a scintilla’.
Caro vecchio tranve
Quanta emozione ripensatte così Grosso, verde e caciarone.
Ogni regazzino de allora certo se ricorda
Quanno zompava sopra al respingente pe’ fase scarozza’
O le cose più strane che annava a mette sulle rotaie pe’ fajele acciacca’ Lattine, chiodi, bastoni e cartucce, stecche d’ombrello e pezzi de ringhiera Che a ripensacce… artro che galera!
Oggi er cinque e l’undici nun ce so’ più
E co’ loro se n’è annato tutto quer nonno bello e sereno de gioventù
La gente è cambiata, core, nun se ferma, nun pensa più
E appena je dici: “Te ricordi…” te senti risponde: “E basta co’ sta nostargia!” Ma quale nostargia, questo è amore, vero amore pe’ sta Garbatella mia.
Alessandro Cioci
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2024/numero 66, pag. 3]







