15 giugno 2015 ore 16.30
Municipio VIII – Sala Consiliare “Piacentina Lo Mastro”
Via Benedetto Croce 50, Roma
La realtà da un altro punto di vista
Federico De Rosa
Quello che non ho mai detto
Io, il mio autismo e ciò in cui credo
Edizioni San Paolo
Saluti:
Umberto Sposato
Presidente del Consiglio del Municipio Roma VIII
Intervengono:
Andrea Catarci
Presidente del Municipio Roma VIII
Valeria Baglio
Presidente del Consiglio di Roma Capitale
Dino Gasparri
Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Roma VIII
Antonio Bertolini
Delegato del Sindaco per la ASL RM C
La scuola: Micaela Ricciardi
Preside del Liceo Classico Statale Giulio Cesare
Gli amici di Federico
“Il Compagno adulto”: Dino Ermini
Educatore di comunità
Matteo Meloni
Operatore sociale
Segreteria organizzativa, info e contatti: 0669611241
Ingresso libero
Federico era un bambino speciale. Nato a Roma in una famiglia numerosa e felice, era bello e vivace, biondissimo, con i capelli ricci. Poi il buio. Federico ha iniziato a chiudersi in se stesso a causa di un forte disturbo che lo ha reso incapace di comprendere il mondo, di costruire relazioni con le persone che gli stavano intorno, di parlare con loro. I medici dicono “autismo-, lui la chiama “prigione-. Da adolescente, però, uno spiraglio si è aperto. Ha iniziato a scrivere con il suo computer e ha spinto fuori da quel buio parole, frasi, e poi pensieri e sentimenti. Ha scoperto l’amicizia, l’amore, la fede. Ancora oggi Federico non dice nulla, anche se a volte gli sfugge una parola o borbotta tra sé, ma lettera dopo lettera è riuscito a scrivere la sua storia in un libro che impressiona per profondità e lucidità. Oggi è un ragazzo speciale. Continua a vivere a Roma in una famiglia numerosa e felice, i suoi capelli si sono fatti castani e ha un sacco di progetti per il futuro. Io sogno spesso e tanto. Un sogno ricorrente è una giornata di sole in cui i miei sentimenti e i miei pensieri si sciolgono in una sorgente di parole per tutti i miei amici. Che bello dev’essere poter parlare!
Federico De Rosa è un bambino speciale. Anzi, meglio chiamare le cose con il loro nome: autistico. Il mondo, per lui, è un gran casino, che la testa fatica a ordinare, mentre le persone si comportano in modo strano, imprevedibile. Meglio alzare un muro, chiudersi in se stessi. Costruirsi una specie di prigione. Poi, però, scopre il computer, una finestra sul mondo e su se stesso. Piano piano, lettera per lettera, Federico si apre, comincia a scrivere, a comunicare. A vivere gli amici, l’amore, lo studio, la fede. “Quello che non ho mai detto” è il risultato, e la testimonianza, di questo processo lungo una vita. Ed emoziona, commuove e offre speranza come pochi altri libri.


