Anche i bambini bisognosi della Garbatella nel dopoguerra furono ospitati dalle famiglie del nord Italia. La storia di Giulio, Laura e Giovanna Foschi.
Di Giorgio Guidoni
La fine delle ostilità del secondo conflitto mondiale lasciò l’Italia sprofondata su un cumulo di macerie e povertà, ma non di disperazione. Un aiuto concreto ai figli delle tantissime famiglie povere del Centro-Sud lo idearono l’Unione Donne Italiane, insieme al Partito Comunista, con un progetto formidabile e visionario noto come “I treni della felicità”. Grazie alla disponibilità di famiglie benestanti e generose del Nord, che avrebbero dato accoglienza temporanea a bambini indigenti o in difficoltà economiche.
Il piano, ancora oggi poco conosciuto, iniziò nel gennaio 1946 con l’allestimento di treni speciali che portavano i bambini bisognosi nelle case di quelle famiglie che si erano offerte per dare loro alloggio e sussistenza. In un batter d’occhio la vita per queste creature cambiò in meglio, per loro scomparvero i problemi di scarsità di cibo, cure, istruzione e beni di prima necessità.
Il progetto non era piaciuto a Pio XII, Papa dichiaratamente anticomunista. Il Vaticano aveva assunto una posizione ideologica contraria, facendo spargere la voce che i bambini sarebbero stati spediti in Unione Sovietica, e arrivando a ventilare il fatto che, una volta arrivati a destinazione, se li sarebbero mangiati o ne avrebbero fatto sapone. Dichiarazioni che avevano fatto dubitare più di un genitore sull’opportunità di spedire i loro figli verso un destino ignoto e terribile. Ma alla fine chi ne aveva bisogno decise di accettare l’amore verso il prossimo offerto dalle famiglie benestanti. Anche a Garbatella ci furono genitori che scelsero per i propri figli la soluzione dei Treni della Felicità.
Stiamo parlando della famiglia Foschi, molto conosciuta nel nostro quartiere, proprietaria del celebre bar in piazza Bartolomeo Romano, gestito per tanti anni dall’indimenticato Giulio, scomparso prematuramente nel dicembre 2001. Il progenitore Nonno Checco, al secolo Francesco Foschi classe 1901, era un omone grande e grosso, originario di via della Scala a Trastevere, trasferito a Garbatella, al lotto 20, nei primi anni venti del secolo scorso. Lavorava al Mulino Biondi, poco distante dal Ponte dell’Industria. Con i suoi colleghi faceva a gara a portare su per le scale sacchi di farina del peso di un quintale: chi ci riusciva vinceva un litro di vino. Comunista d’altri tempi, era un idealista che non volle mai prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista. Anche sua moglie Maria Pepe, classe 1905, lavorava al Mulino Biondi. Era addetta alla produzione della pasta lunga, principalmente gli ziti. Maria non seguiva le idee del marito. Più concreta e pragmatica, lei scelse la strada che garantiva la razione quotidiana di cibo per sfamare le bocche della loro numerosa prole e accettò la famigerata tessera: con undici figli era praticamente una scelta obbligata.
Nel gennaio del 1946, alla sede del PCI della Villetta, si riunì il comitato per la partenza dei bambini. Nonno Checco venne a sapere delle voci messe in giro dalla Chiesa per scoraggiare la loro partenza. Lui che aveva deciso di aderire al progetto del treno della felicità, mandando a Modena uno dei suoi figli, si alzò in piedi, prese la parola e comunicò a gran voce “Il Papa è contrario? E allora io ne mando su tre!”
E fu così che quella domenica 3 febbraio 1946 sui vagoni in partenza dalla stazione Termini destinazione Modena salirono anche Giulio nato nel 1932, Laura del 1935 e la più piccola Giovanna che aveva appena 9 anni, tre degli undici figli della casata Foschi. Arrivati a Modena i bambini vengono trasferiti al paese di Castelfranco Emilia e condotti al Teatro Comunale (oggi è il teatro Dada’) per la scelta delle famiglie. Nel salone ci sono tavole imbandite, con pane bianco (sconosciuto ai più) e affettati. Giulio non crede ai suoi occhi, si avvicina a uno dei banconi e si appropria di più panini nascondendoli nelle tasche dei pantaloni. Si avvicina a lui la signora Assunta Odorici, che poi lo accoglierà nella sua casa, e teneramente gli dirà: “Non preoccuparti, non avrai più fame. Da oggi il pane ci sarà tutti i giorni.” È l’inizio di una nuova vita, fatta di accoglienza, contatto con la natura, aiuto in casa e stabilità. Giulio, col suo carattere estroverso e spiritoso si fa subito benvolere e diventa un figlio acquisito. Tutti i giorni monta in bicicletta e va a trovare le sorelle più piccole per salutarle e sincerarsi che sia tutto a posto. Assunta Odorici diventerà per lui una seconda madre, i rapporti tra loro rimangono stretti per molti anni a venire. Per Giulio diventa Mamma Assunta, va a trovarla spesso, perfino durante il suo viaggio di nozze fa tappa a Modena per salutarla e farle conoscere sua moglie Gabriella. Sarà presente anche per festeggiare il centenario della sua seconda mamma. Giovanna si ambienta subito, contribuisce ai lavori in famiglia e impara velocemente come gestire la vita in campagna. Si innamora di Ludovico, il figlio della famiglia Righi che l’aveva accolta, con cui convola a nozze nel 1954. Il matrimonio sarà celebrato nella chiesa di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense. Giovanna ancora oggi vive a Modena, Ludovico purtroppo non c’è più. Laura invece non si trova a suo agio e dopo pochi mesi fa ritorno a casa: ancora oggi vive a Garbatella.
Più di 70mila bambini furono accolti da decine di migliaia di famiglie ospitanti: un grande risultato per una straordinaria attività che proseguì sino al 1952.
Il primo incontro con la famiglia Foschi avviene sorseggiando un caffè al bar di famiglia in piazza Bartolomeo Romano. La primavera è alle porte, profumo di fresco, aria tersa, cielo azzurro. I loro racconti sono pregni di partecipazione e commozione. È palpabile la presenza di Giulio che non ha mai lasciato la memoria dei suoi cari e ancora li emoziona quando lo ricordano. Le parole chiave sono accogliere, accettare, ospitare, con entusiasmo e generosità. L’incontro ha luogo il 24 febbraio 2022, lo stesso giorno in cui arrivano brutte notizie dal fronte russo-ucraino. Putin ha deciso di iniziare una nuova guerra per impossessarsi con la forza dei territori di un altro Stato indipendente. I conflitti sembrano non aver mai fine. Ma la speranza per un mondo di pace, accoglienza e ospitalità è più grande della disperazione.









