La Regina Viarum patrimonio dell’umanità

di Anna DI CESARE

A luglio arriverà la decisione della commissione Unesco

Con oltre 600 km di lunghezza e quattro regioni attraversate, l’Appia Antica merita davvero il nome che le diedero i romani: Regina Viarum. Il prossimo luglio arriverà il verdetto della commissione UNESCO che sta valutando di nominare il sito patrimonio dell’umanità. Un patrimonio universale che però ha radici nell’VIII Municipio di Roma, dove all’interno del Parco dell’Appia Antica corre un tratto particolarmente notevole di questo tracciato.

“Bisogna ricordare che il Parco dell’Appia Antica rappresenta la porzione maggiore del Municipio VIII” ha detto il capogruppo municipale del PD Flavio Conia.

Ebbene sì: il 70 per cento del Parco appartiene a questo municipio, mentre solo il restante 30 per cento cade nel VII. “Se l’amministrazione locale avesse l’autonomia decisionale di una media città italiana” ha proseguito Conia, “potremmo fare molto per valorizzare questa immensa ricchezza. Al momento mancano persone e risorse.”

Ma manca anche altro. Non esiste un ingresso ampio che permetta ai cittadini di accedere comodamente all’area, come quello di largo Tacchi Venturi nel Municipio VII, il giusto riconoscimento del valore dei resti archeologici: la villa di Massenzio, per esempio, non partecipa alla notte dei musei, perché priva di illuminazione e vincolata all’orario di apertura e chiusura dei parchi pubblici. “A fronte di queste problematiche, il Municipio non deve lasciar carta bianca agli enti” ha ribadito Flavio Conia. “Dobbiamo giocare una partita alta com’è alta la posta in gioco.”

E la posta in gioco è davvero ambiziosa. Se il verdetto della commissione UNESCO sarà positivo, l’Appia Antica diventerà un patrimonio mondiale, meta di turismo anche internazionale. Tutto inizia il 5 maggio 2022, quando l’allora ministro Dario Franceschini avvia l’iter per la candidatura. Nel febbraio 2023, un ulteriore passo: viene depositato a Parigi un dossier con i requisiti del sito, in parte redatti dalla Sovrintendenza capitolina e dagli uffici tecnici dei Municipi I, VII e VIII. Dal 10 al 30 settembre scorso il dottor Sanjin Mihelic, delegato dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), ha effettuato sopralluoghi lungo i 22 tratti più rappresentativi dell’antica via, tra Puglia, Basilicata, Campania e Lazio, per terminare nel Parco dell’Appia Antica, che i residenti del Municipio VIII hanno proprio dietro casa.

A luglio si attende il verdetto, ma c’è ancora molta strada da fare.

“Nella delibera Caput Mundi del Ministero della Cultura sono previsti interventi coi fondi Pnrr sul parco dell’Appia Antica” ha ricordato Monica Rossi, presidentessa della commissione cultura, “tra cui la valorizzazione del parco degli acquedotti, della villa di Capo di Bove, della dimora grande e piccola sulla basilica di San Sebastiano.”

È stata anche promossa una piattaforma digitale (MuviAppia) con una mappa interattiva dei siti di maggiore interesse. L’intenzione è dare nuova vita alle catacombe, agli scavi archeologici, alle ville, ai mausolei e anche alle Fosse Ardeatine, che si trovano lungo il perimetro del parco.

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