Il 5 novembre, a un mese dalla sua tragica scomparsa Alla Villetta il ricordo del regista Carlo Lizzani di Gianni Rivolta

La sala della riunioni della Villetta di Via Passino era gremita di gente lo scorso 5 novembre per ricordare la figura di Carlo Lizzani, a un mese dalla sua tragica morte. …

Il 5 novembre, a un mese dalla sua tragica scomparsa

Alla Villetta il ricordo del regista Carlo Lizzani

di Gianni Rivolta

La sala della riunioni della Villetta di Via Passino era gremita di gente lo scorso 5  novembre per ricordare la figura di Carlo Lizzani, a un mese dalla sua tragica morte. Ad organizzare la celebrazione dell’ultimo grande regista del Neorealismo italiano è stata l’Associazione Cara Garbatella, in collaborazione con Altre Vie e la Polisportiva Castello. in-ricordo-di-carlo-lizzaniAl tavolo degli oratori si sono alternate figure di rilievo del mondo del cinema, insieme al figlio di Lizzani, Francesco, docente di filosofia in un liceo romano e ormai da diversi anni abitante alla Garbatella. E’ stato proprio Francesco ad aprire la riunione leggendo un ritaglio di un vecchio articolo del “messaggero” del 1954 in occasione dell’uscita nelle sale
di “Cronache di poveri amanti”, conservato gelosamente dal padre nel quale in prima pagina, a conferma del clima “maccartista”di quegli anni, si bollavano come “comunisti” gran parte dei registi e degli attori dell’epoca. E se su Lizzani e su De Santis e per un certo periodo sull’attore Raf Vallone non si sbagliavano, avevano dato come venduti a Stalin e all’ideologia marxista anche Vittorio De Sica e Pietro Germi, noto sostenitore dei “piselli”saragattiani e certamente un anticomunista.
In quegli anni di caccia alla streghe, infatti, la manovra della Democrazia Cristiana fu quella di attribuire al Partito Comunista un’egemonia totale sulla cultura e in particolare sul mondo del cinema. Il Pci, attraverso i suoi uomini, avrebbe subdolamente e pericolosamente fatto passare il messaggio marxista nella popolazione italiana. Dopo Francesco Lizzani ha preso la parola Giuliano montaldo che ha ricordato il suo debutto come attore nel 1951 nel primo film di Carlo Lizzani “Acthung Banditi”.
Il regista ultraottantenne non si è risparmiato in aneddoti sulla sua prima esperienza con Lizzani e sulla straordinaria sottoscrizione popolare fatta tra i portuali e i cittadini, che permise di finanziare con “azioni di 500 lire” la Cooperativa Produttori Cinematografici e la produzione della pellicola sulla resistenza operaia di Genova durante l’occupazione nazifascista.
La figura del giovane universitario Lizzani iscritto al Cineguf alla fine degli anni Trenta e poi critico cinematografico sulla rivista “Cinema”, diretta da Vittorio mussolini, è stata ben tratteggiata dal contributo del giornalista e critico Enzo Natta.
Franco mariotti, collaboratore di Carlo Lizzani, quando tra il 1979 e il 1982 fu direttore del Festival del Cinema di Venezia, oggi segretario del sindacato giornalisti cinematografici, e il prof. Marco Maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma Tre, hanno sottolineato nei loro interventi l’ecletticità della figura di Carlo. Lizzani, infatti, non è stato solo un regista, ma un intellettuale completo, critico e saggista, sceneggiatore con Vergano, De Santis e Rossellini, documentarista in “Viaggio al sud” del 1949, “La muraglia
cinese” del 1958, Africa nera e Africa rossa del 1978. La sua “Storia del Cinema Italiano”, tradotta in diverse lingue, rimane un’ opera fondamentale per studiare la cinematografia italiana dalla fine dell’Ottocento agli anni Novanta del secolo scorso, così come la sua ultima opera autobiografica del 2007 “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”.
Il segretario della sezione di “Sinistra, ecologia e libertà” di Via Passino, Natale Di Schiena, ha concluso la serata mettendo in luce il contributo del partigiano Carlo Lizzani alla Resistenza romana, la sua collaborazione ai gap centrali del Pci, accanto ad Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Franco Calamandrei. Una cena sociale e la proiezione di “Acthung Banditi”, organizzato dal cineforum della Villetta, ha concluso la serata.
ma l’omaggio a Carlo Lizzani, in queste ultime settimane, ha attraversato tutta la città. Il 27 novembre alle ore 21 il Teatro Palladium in occasione del XIX Convegno internazionale di studi cinematografici ad opera del Dipartimento comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre ha ospitato la proiezione di un’opera inedita di Vito Zagarrio e una pellicola dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio su Carlo Lizzani: infine Giuliana De Sio ha commentato dal vivo una sintesi di “Cattiva” del 1991, in cui l’attrice interpreta il ruolo di protagonista, col quale vincerà il suo secondo David di Donatello. Erano presenti anche Giuliano montaldo, marco muller e Francesco Lizzani.
Alla Casa del Cinema il 2 dicembre alle 18,30 è stato proiettato “Non eravamo solo ladri di biciclette…..Il Neorealismo”, l’ultimo lavoro di Carlo Lizzani, dal quale è stato tratto anche il libro omonimo. Nell’opera sono presenti le interviste a Bernardo Bertolucci, Umberto Eco,
Paolo e Vittorio Taviani, Francesco Interlenghi (interprete di “Sciuscià”), Antonella Lualdi, Enzo Staiola (il bambino di “Ladri di biciclette” ed abitante della Garbatella), martin Scorsese e Gabriel Garcia marquez.
Ad organizzare la celebrazione dell’ultimo grande regista del Neorealismo italiano è stata l’Associazione Cara Garbatella, in collaborazione con Altre Vie e la Polisportiva Castello. Al tavolo degli oratori si sono alternate figure di rilievo del mondo del cinema, insieme al figlio di Lizzani, Francesco, docente di filosofia in un liceo romano e ormai da diversi anni abitante alla Garbatella. E’ stato proprio Francesco ad aprire la riunione leggendo un ritaglio di un vecchio articolo del “messaggero” del 1954 in occasione dell’uscita nelle sale di “Cronache di poveri amanti”, conservato gelosamente dal padre nel quale in prima pagina, a conferma del clima “maccartista”di quegli anni, si bollavano come “comunisti” gran parte dei registi e degli attori dell’epoca. E se su Lizzani e su De Santis e per un certo periodo sull’attore Raf Vallone non si sbagliavano, avevano dato come venduti a Stalin e all’ideologia marxista anche Vittorio De Sica e Pietro Germi, noto sostenitore dei “piselli”saragattiani e certamente un anticomunista.
In quegli anni di caccia alla streghe, infatti, la manovra della Democrazia Cristiana fu quella di attribuire al Partito Comunista un’egemonia totale sulla cultura e in particolare sul mondo del cinema. Il Pci, attraverso i suoi uomini, avrebbe subdolamente e pericolosamente fatto passare il messaggio marxista nella popolazione italiana.
Dopo Francesco Lizzani ha preso la parola Giuliano montaldo che ha ricordato il suo debutto come attore nel 1951 nel primo film di Carlo Lizzani “Acthung Banditi”. Il regista ultraottantenne non si è risparmiato in aneddoti sulla sua prima esperienza con Lizzani e sulla straordinaria sottoscrizione popolare fatta tra i portuali e i cittadini, che permise di finanziare con “azioni di 500 lire” la Cooperativa Produttori Cinematografici e la produzione della pellicola sulla resistenza operaia di Genova durante l’occupazione nazifascista.
La figura del giovane universitario Lizzani iscritto al Cineguf alla fine degli anni Trenta e poi critico cinematografico sulla rivista “Cinema”, diretta da Vittorio mussolini, è stata ben tratteggiata dal contributo del giornalista e critico Enzo Natta.
Franco mariotti, collaboratore di Carlo Lizzani, quando tra il 1979 e il 1982 fu direttore del Festival del Cinema di Venezia, oggi segretario del sindacato giornalisti cinematografici, e il prof. marco maria Gazzano, docente di Cinema all’Università Roma Tre, hanno sottolineato nei loro interventi l’ecletticità della figura di Carlo. Lizzani, infatti, non è stato solo un regista, ma un intellettuale completo,  critico e saggista, sceneggiatore con Vergano, De Santis e Rossellini, documentarista in “Viaggio al sud” del 1949, “La muraglia
cinese” del 1958, Africa nera e Africa rossa del 1978. La sua “Storia del Cinema Italiano”, tradotta in diverse lingue, rimane un’opera fondamentale per studiare la cinematografia italiana dalla fine dell’Ottocento agli anni Novanta del secolo scorso, così come la sua ultima opera autobiografica del 2007 “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”.
Il segretario della sezione di “Sinistra, ecologia e libertà” di Via Passino, Natale Di Schiena, ha concluso la serata mettendo in luce il contributo del partigiano Carlo Lizzani alla Resistenza romana, la sua collaborazione ai gap centrali del Pci, accanto ad Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Franco Calamandrei. Una cena sociale e la proiezione di “Acthung Banditi”, organizzato dal cineforum della Villetta, ha concluso la serata.
ma l’omaggio a Carlo Lizzani, in queste ultime settimane, ha attraversato tutta la città. Il 27 novembre alle ore 21 il Teatro Palladium in occasione del XIX Convegno internazionale di studi cinematografici ad opera del Dipartimento comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre ha ospitato la proiezione di un’opera inedita di Vito Zagarrio e una pellicola dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio su Carlo Lizzani: infine Giuliana De Sio ha commentato dal vivo una sintesi di “Cattiva” del 1991, in cui l’attrice interpreta il ruolo di protagonista, col quale vincerà il suo secondo David di Donatello. Erano presenti anche Giuliano montaldo, marco muller e Francesco Lizzani.
Alla Casa del Cinema il 2 dicembre alle 18,30 è stato proiettato “Non eravamo solo ladri di biciclette…..Il Neorealismo”, l’ultimo lavoro di Carlo Lizzani, dal quale è stato tratto anche il libro omonimo. Nell’opera sono presenti le interviste a Bernardo Bertolucci, Umberto Eco,
Paolo e Vittorio Taviani, Francesco Interlenghi (interprete di “Sciuscià”), Antonella Lualdi, Enzo Staiola (il bambino di “Ladri di biciclette” ed abitante della Garbatella), martin Scorsese e Gabriel Garcia Marquez. 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 9 – Dicembre 2013

 

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