Un flash mob di Legambiente per denunciare l’impatto del caldo sui quartieri disagiati
Torna l’estate, e tornano le ondate di caldo anomalo. In occasione della giornata nazionale delle periferie urbane (24 giugno) al parco di via Rosa Raimondi Garibaldi si è svolto un flash mob per mettere in luce i rischi legati all’aumento delle temperature. Proporre misure per mitigare l’impatto sulle fasce svantaggiate della popolazione è l’obiettivo della manifestazione itinerante di Legambiente “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”. Inaugurata nel parco adiacente alla Regione Lazio, la campagna toccherà le altre quattro città di Napoli, Bologna, Milano e Palermo, dove il 28 agosto si svolgerà la giornata conclusiva con la presentazione dei dati raccolti durante questa estate. Dati che non si prevedono rassicuranti. Basta dare un’occhiata agli anni passati: nel corso dell’intero 2022 la temperatura media registrata dall’ISTAT è stata di 18,7°C. Ben 3,1 gradi in più rispetto al trentennio 1970-2000.

“Vogliamo mettere al centro il tema della cooling poverty, ovvero di come le alte temperature diventino insostenibili per le persone che non possono accedere ai servizi per attenuarne gli affetti” sono le parole di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Nei quartieri a basso reddito, la mancanza di spazi verdi e l’impossibilità ad accedere a soluzioni di raffrescamento aumentano l’esposizione al caldo e il rischio di malori. Nei quartieri più benestanti, invece, si riscontrano condizioni migliori per mitigare il fenomeno: parchi e aree verdi, ventilazione naturale, accesso a impianti di climatizzazione.” Presenti al flash mob, tra gli altri, anche Edoardo Zanchini, direttore dell’ufficio clima del Comune di Roma, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.
Roma città da bollino rosso
Roma quest’anno è una città da bollino rosso, ed è in buona compagnia: la accompagnano Latina, Frosinone, Perugia, Campobasso, Brescia, Torino e perfino Bolzano. L’aumento delle temperature investe tutta la penisola, dall’assolato centro-sud fino al capoluogo trentino ai piedi delle Alpi. Ma all’interno della stessa città il panorama non si presenta uniforme: esistono zone più fresche di altre, come nel caso di Roma, in cui si registra una differenza di temperatura tra aree verdi e quartieri più densamente abitati (nei Municipi I, II e V) che può raggiungere i 6,5°C.
Caldo estremo a Garbatella e Don Bosco
Oggetto di particolare attenzione da parte di Legambiente sono stati i due quartieri romani di Garbatella e Don Bosco, dove le 31 misurazioni eseguite il 18 e il 19 giugno 2025 rivelano dati allarmanti. Nel parco Cavallo Pazzo in via Magnaghi, è stata misurata una differenza di 20 gradi tra le zone ombreggiata e le zone assolate. Nell’area riservata ai bambini, i termometri hanno toccato il picco di 66,8°C. In particolare, è il materiale gommoso del tappeto protettivo ad assorbire calore. E a rendere impraticabili scivoli e altalene nelle ore più calde della giornata.

Al parcheggio della Regione Lazio, distesa di cemento e di tettucci di automobili, la situazione non migliora. Privo di copertura o alberi, il parcheggio presenta una temperatura ambientale di 35 gradi, ma quando batte il sole supera abbondantemente i 50 gradi. La richiesta dell’associazione ambientalista è pratica e poco dispendiosa: se la piantumazione di alberi rischia di ridurre i posti auto, si istallino almeno delle pensiline. Stesso problema – la mancanza di pensiline – per le roventi fermate degli autobus. In via Massaia, altezza Spinazzola, la fermata del 715 tocca un massimo di 52,8°C. Ma nella stessa via, sotto l’ombra degli alberi, la temperatura cala intorno ai 35°C. Emblematico, infine, il caso della piazza San Giovanni Bosco, nell’omonimo quartiere nel sud-est di Roma. A causa di un piano regolatore che impedisce la piantumazione di alberi nelle ampie aiuole che contornano la piazza, la temperatura ambientale supera i 40 gradi. La pavimentazione battuta dal sole, invece, per poco non supera i 60.
Possibili soluzioni
Accanto agli accorgimenti personali – bere molta acqua, restare a casa nelle ore più calde – e ad auspicati accordi internazionali per combattere il riscaldamento globale, Legambiente ha suggerito un piano di adattamento climatico per le città, da attuare a livello nazionale. Per contrastare il fenomeno delle isole di calore, si chiede di aumentare il numero di alberi e di fontane pubbliche. Necessarie anche alcune modifiche al Regolamento Edilizio, fissando percentuali obbligatorie di superficie permeabile negli spazi pubblici e privati. Nelle zone più esposte al sole, Legambiente propone l’istallazione di pensiline fotovoltaiche o altro tipo di coperture, soprattutto nei parcheggi e in corrispondenza delle fermate dell’autobus.
E a livello locale?
È stata inaugurata a febbraio una campagna di Legambiente Garbatella dal titolo programmatico di “Respiro”. In collaborazione con la facoltà di Ingegneria della Sapienza, l’associazione ambientalista svolgerà la mappatura dei cosiddetti “rifugi climatici”, le aree urbane in cui le temperature si mantengono miti, anche durante i periodi di emergenza. Il 10 maggio scorso sono state eseguite misurazioni nella zona della Regione Lazio, in piazza Oderico da Pordenone e in piazza Caterina Sforza. Il progetto proseguirà nei prossimi mesi fino a febbraio 2026.
La manifestazione di Legambiente al parco di via Rosa Raimondi Garibaldi:









