A breve l’insegna dell’ex fiera di Roma non campeggerà più sulla Cristoforo Colombo, all’altezza di viale di Tor Marancia. Sarà necessario poco più di tre anni per il completamento dei lavori preliminari (avviati il 31 luglio) all’edificazione della Città della Gioia. Il nuovo quadrante sorgerà sui 7 ettari dell’ex area espositiva. Sono previste la costruzione di due nuove piazze e la rimozione del 50 per cento della pavimentazione esistente; una misura che intende aumentare la permeabilità del suolo. Molto spazio verrà destinato anche al verde pubblico (circa la metà della superficie), come previsto dal bando internazionale pubblicato il 5 febbraio 2024 dal Comune di Roma e Orchidea Srl, fondo proprietario del terreno. Dopo aver scalzato gli altri 40 progetti in corsa, il masterplan vincitore (sviluppato da Acpv Architects, Arup, Asset e P’Arcnouveau) è stato presentato lo scorso settembre dal sindaco Gualtieri con accenti entusiastici. Ma la strada che conduce alla Città della Gioia appare ancora lunga.
Le tre fasi dei lavori preliminari
Serviranno 7 mesi per il completamento della prima tranche di lavori preliminari. Ossia, per rimuovere i cumuli di rifiuti che si sono accatastati in quasi vent’anni di abbandono, e per demolire tutti i fabbricati fino al livello pavimentale. Seguirà – per la durata di 3 mesi – la rimozione dei basamenti e delle parti interrate dei vecchi capannoni. Al termine di questo secondo step (a inizio primavera prossima), partiranno i lavori di rigenerazione vera e propria, con la cancellazione della viabilità preesistente e l’abbattimento del muro di cinta.
Contestualmente, si getteranno le fondamenta delle nuove costruzioni: tredici palazzine di cinque-sei piani con 7mila metri quadrati adibiti a social housing (appartamenti a canone concordato). Ma anche due edifici alti circa 40 metri, diversi parcheggi interrati per tamponare l’eterno problema dei posti auto, e due piazze pubbliche dai nomi evocativi. Piazza del Sole a nord, con affaccio su viale di Tor Marancia, e piazza degli Eventi a sud, lato via dei Georgofili. Il tutto in un quadrante particolarmente movimentato, piazzato strategicamente sull’asse di collegamento della Cristoforo Colombo.

“Siamo orgogliosi. Siamo arrivati finalmente all’inizio dei lavori di bonifica del sito” – dichiara l’assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia. “Le nuove edificazioni avranno una quota anche di edilizia a canone calmierato, proprio per andare incontro a chi non può accedere al mercato libero.” Soddisfatto, anche se più cauto, il minisindaco Amedeo Ciaccheri. Con un lungo post su facebook il presidente del Municipio VIII commenta: “sarà uno sviluppo immobiliare privato, come ormai è noto. Ma possiamo dire che grazie alle battaglie dei comitati, dei cittadini e di amministratori lungimiranti sono stati evitati progetti faraonici di iper speculazione.”
Le critiche dell’associazione
Non tutti, però, sono così entusiasti, e molti stentano a provare la gioia tanto evocata dal titolo del progetto. “Incomprensibile l’entusiasmo degli amministratori” – è la stoccata dell’architetta Rossella Marchini, che dalle pagine di Dinamo Press denuncia: “si continua a costruire case, ma l’edilizia destinata alle fasce più povere della popolazione è scomparsa.” A condividere il suo scetticismo, l’associazione locale Laboratorio per l’Alternativa Municipio VIII, che punta il dito contro la mancata occasione di dotare la città di nuovi alloggi popolari. “Oggi non si parla più di edilizia popolare, ma di social housing” – prosegue Marchini. “Il privato è delegato alla costruzione di edilizia sociale attraverso incentivi promossi dallo Stato. Sono case destinate al ceto medio ed escludono chi è da anni in attesa di un alloggio.”

Marchini contesta anche la gestione finanziaria di Investimenti Spa, la società costruttrice della nuova fiera di Roma. Gravata in passato da un pesante indebitamento, l’azienda avrebbe in parte sanato il bilancio con la vendita del terreno dell’ex area espositiva. “La situazione economica della società con i suoi 200 milioni di debiti, di cui 70 milioni di interessi con Unicredit, rappresenta una continua minaccia per l’occupazione dei dipendenti e per le centinaia di aziende dell’indotto” denuncia Marchini. Da qui il timore che la rigenerazione dell’ex fiera di Roma affidi a “operazioni di speculazione finanziaria la trasformazione della città”, e che la presente amministrazione cittadina, promuovendo finanziamenti pubblico-privati, utilizzi “il territorio per estrarne valore.”









