Ex Fiera di Roma – “La città della gioia”: è questo il titolo del masterplan vincitore per la riqualificazione dell’ex fiera di Roma. Non più capannoni abbandonati, viali-fantasma nascosti dietro il muro rossiccio dell’ex area espositiva. A breve a occupare il quadrante sarà un nuovo quartiere in linea con le direttive pubblicate il 5 febbraio da Roma Capitale in collaborazione con Orchidea Srl. L’80 per cento del suolo verrà destinato a uso abitativo; il 20 per cento ospiterà servizi e attività commerciali. Non mancherà il verde: oltre 25mila metri quadrati sono riservati a giardini.
A partecipare al bando internazionale, che si è chiuso ad aprile, sono stati 41 progetti di cui quattro arrivati ex aequo al secondo posto. Mentre il lavoro vincitore – firmato ACPV Architects, Arup, Parcnouveau e Asset – è stato presentato agli inizi di settembre in una conferenza stampa alla presenza, tra gli altri, del sindaco Roberto Gualtieri e del presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri.

Sostenibilità, continuità urbanistica con i quartieri adiacenti, attenzione per i più piccoli: queste le qualità del progetto vincitore, illustrate dalla presidente di giuria Guendalina Salimei. In particolare l’inserimento di aree giochi richiama, forse involontariamente, una proposta del 2007 dal titolo “la città dei bambini”, mai realizzata. “Gli obiettivi del progetto” ha dichiarato l’assessore capitolino ai Lavori Pubblici Maurizio Veloccia, “sono tre: sanare una ferita urbanistica, restituire verde, garantire qualità. Abbiamo intrapreso una collaborazione con l’Università Roma Tre per la possibile presenza di strutture di ricerca e formazione.”
Ma in cosa consiste il progetto?
Tredici palazzine di cinque-sei piani circondate da verde e viali pedonali, con oltre 7mila metri quadrati vincolati ad housing sociale (appartamenti con affitto a basso canone), due edifici alti circa 40 metri, diversi parcheggi interrati. “Questo progetto sblocca una ferita urbanistica profonda” ha commentato il sindaco Gualtieri, “e mi piace sottolineare il metodo di lavoro, un modello positivo di collaborazione pubblico-privato. Da parte nostra occorre serietà, stabilità negli impegni e chiarezza di vedute, oltre a un interlocutore privato disponibile a realizzare grandi opere di rigenerazione urbana”.

Ma dal deserto dei tartari alla “città della gioia” il passo non è breve. La demolizione dei vecchi capannoni e la rimozione dei materiali di risulta, come ha ricordato il primo cittadino, inizierà nei prossimi mesi, mentre la posa della prima pietra non è prevista che nel 2026. L’amministratore delegato di Orchidea, Luca Fantin, ha poi assicurato che il termine dei lavori non avverrà prima di tre anni. Il nuovo quartiere sorgerà dunque sulle soglie del 2030. In attesa di questa data, fermo resta l’ammonimento del minisindaco Ciaccheri: “massimizzare l’interesse pubblico e minimizzare l’impatto.” Impatto non solo ambientale, ma anche urbanistico: sugli otto ettari di cemento lasciati a cuocere sotto il sole per quasi vent’anni, non dovrà sorgere un blocco di case isolato bensì collegato armoniosamente con Tor Marancia e Garbatella. A proposito degli edifici, la dottoressa Salimei ha commentato: “Sono state premiate le palazzine basse perché i grattacieli non appartengono a questa città.” Una frase da incorniciare. Chissà poi cosa direbbe la stessa dottoressa Salimei se tra qualche mese le capitasse di passare per piazza dei Navigatori…
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2024/numero 65, pag. 7]










