In un luogo impensabile ma facilmente accessibile, c’è un percorso fatto di arte, pittura murale, immaginazione, visioni oniriche. Parliamo di un garage, ed esattamente di quello sottostante l’hotel Abitart (mai nome fu così azzeccato, viene da dire…) di via Pellegrino Matteucci, dove un artista ha pensato di abbellire le pareti dell’autorimessa. Il garage, in cui solitamente parcheggiano gli ospiti dell’albergo, è noto oltre agli abitanti della zona anche a quei cittadini che, soprattutto nel fine settimana, frequentano i numerosi locali della via Ostiense e sono alla ricerca di un posto auto.
Umberto Piluso, 70 anni, è un pittore ceramista che dal 2007 ha cominciato ad abbellire e a rendere inusuale, e per certi versi meno inospitale, quello che fino a pochi anni fa era un anonimo parcheggio a due piani. Un lavoro lungo 18 anni, ma che, a quanto pare, non è ancora finito, perché l’intenzione sembra proprio quella di voler continuare ad adornare con i colori e a rendere quindi per quanto possibile ameno il garage.
Si tratta all’incirca di 1400 metri quadrati, le cui pareti offrono un’autentica esposizione d’arte, che ben figurerebbe in qualsiasi galleria europea o internazionale.
L’autorimessa è un luogo solitamente angusto e con poca luce.
Tutti i parcheggi sotterranei si somigliano, da quelli dei centri commerciali, a quelli di scambio o degli ospedali, a quelli affollati dei traghetti estivi da dove non si vede l’ora di uscire più rapidamente possibile per prendere una boccata d’aria. Qui questa sensazione quasi claustrofobica non si avverte, non solo grazie ai neon che illuminano le due aree, ma in virtù soprattutto dei colori impressi sui muri, che donano splendore e luminescenza.
I clienti del garage conoscono quasi a memoria i disegni e le rappresentazioni che Umberto, con maestria e pazienza, ha progettato e creato utilizzando pitture acriliche e a tecniche miste. Alcune di queste opere sono di facile interpretazione, come quella che troviamo in un’area dove solitamente parcheggiano le maximoto, sul cui muro sono raffigurati dei centauri.
In araldica, il centauro è una figura immaginaria che corrisponde alla sua raffigurazione mitologica: essere metà uomo e metà cavallo. Ma centauro è anche il pilota intrepido che guida una motocicletta, una figura simbolica e inscindibile che vede il corpo di un uomo e quello di un cavallo fondersi perfettamente, proprio come accade al motociclista in sella al proprio mezzo.
Il colpo d’occhio arriva appena si scende la prima rampa, quando compare una enorme farfalla verde e azzurra posta quasi ad indicare due direzioni di marcia. Sulle ali sono rappresentate due Mandala: si tratta di un disegno o un motivo geometrico, che rappresenta il cosmo e le divinità in diversi mondi, ma che può esprimere diversi significati.
Bellissima e decisamente interessante una moderna rappresentazione del quartiere Ostiense, con la Piramide Cestia e Porta San Paolo, il Gazometro e le mura aureliane che segnano il confine con il Testaccio e con il centro della città.
Si tratta di uno dei primi lavori dell’artista, posto all’interno dell’ufficio e che rievoca vagamente il cubismo, ma anche i colori di Mirò.
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Marzo 2025/numero 67, pag. 6]







