Servizio video a cura di Stefano Baiocchi e Giuliano Marotta
Nell’area compresa tra la rupe tufacea di San Paolo e la pianura alluvionale del Tevere si estende una vasta necropoli, con tombe disposte lungo la via Ostiense. Un’area nata in un periodo in cui all’interno della città non era consentito né seppellire né incenerire i defunti.
Ci troviamo all’interno del Parco Shuster, a pochi passi dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove grazie alla Sovrintendenza Capitolina siamo andati alla scoperta dell’antico Sepolcreto di via Ostiense, un’area che restituisce uno spaccato prezioso della storia funeraria di Roma.
La tipologia di tombe più frequente è quella dei “colombari”, piccoli edifici nelle cui pareti erano ricavate nicchie su più piani, per la deposizione delle urne. È evidente una sovrapposizione delle strutture, dovuta ad un riutilizzo degli spazi con nuovi tipi di costruzioni che riflettono il passaggio dal rito dell’incinerazione a quello dell’inumazione. In alcuni colombari sono presenti scale per l’accesso al piano superiore, oggi scomparso, destinato a rituali come il banchetto funebre, simbolo del legame con il defunto e testimoniato dai condotti infissi nel pavimento, per versare cibo e bevande.
Oggi la Sovrintendenza Capitolina apre quest’area al pubblico con visite guidate gratuite in occasione di eventi periodici. Tra le iniziative più apprezzate c’è Archeologia in Comune, che richiama ogni anno numerosi visitatori.
Il sepolcreto resta comunque oggetto di diversi progetti di ricerca, che stanno fornendo un importante contributo per la comprensione del contesto archeologico. Una collaborazione con diverse istituzioni nazionali e internazionali, quali l’Istituto Centrale per il Restauro, l’ISPRA e l’Università di Valencia, ha consentito uno studio sulla conservazione degli affreschi e degli stucchi, l’analisi geologica del suolo e indagini sui resti ossei delle incinerazioni e delle inumazioni, ancora presenti nelle tombe.











