Lo scorso giovedì 7 dicembre alle ore 17:30 è stato presentato alla biblioteca Arcipelago “Romanzo senza umani”, l’ultimo lavoro di Paolo Di Paolo. “Siamo contenti di proseguire con questi incontri” ha dichiarato l’assessore alla Cultura Maya Vetri in apertura. “Questo è un luogo a cui teniamo molto, abbiamo a cuore la promozione della lettura e degli incontri con gli autori. Con la biblioteca Arcipelago c’è una grande intesa, l’abbiamo eletta quasi a laboratorio culturale del Municipio.
Tra l’altro da poco ha aperto un’altra biblioteca, in via Costantino. Posso dire che stiamo costruendo qualcosa di nuovo, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.” Nella sala quasi piena, tappezzata di librerie e animata anche dalle lucette di un albero di Natale, l’atmosfera era cordiale e distesa.
Gli interventi
Dopo le parole di Rita Santolamazza del gruppo di lettura “Leggere in circolo”, che ha messo in evidenza alcuni temi del libro– la solitudine, lo scorrere devastante del tempo, la glaciazione della natura e il congelamento dell’anima – il critico letterario Andrea Di Consoli, ha sottolineato la complessità dell’opera, dovuta all’andamento serpeggiante della narrazione e alla densità di stile. Inoltre ha rimarcato l’importanza e la poeticità dell’immagine iniziale del lago ghiacciato, specchio dei “congelamenti, cambi di stagione, improvvisi rovesci della nostra vita.”
Il gelo e la memoria, visti come i veri protagonisti del romanzo, danno voce alle inquietudini del nostro tempo, alla freddezza delle relazioni, alla mancanza di stimoli, all’assenza di introspezione. “Noi stiamo vivendo una stagione di congelamento” ha ragionato Di Consoli. “La nostra è una piccola era glaciale in cui tutti sono infelici e tutti hanno paura di pronunciare la parola infelicità. Io credo che mai gli italiani siano stati così tristi e soli.”
Dal circolo di lettura
I membri del circolo di lettura hanno inoltre letto e commentato passaggi significativi del romanzo chiedendo pareri e chiarimenti all’autore. Gli interventi hanno affrontato i temi dei ricordi archiviati, della diversità dei punti di vista che non coincidono mai, dell’idea imperfetta che abbiamo di noi e che trasmettiamo agli altri in forma ancora più imperfetta; tutte riflessioni molto sentite e interiorizzate dai lettori.
In un mondo in cui le relazioni sono congelate dall’imbarazzo, la fuga nasce dal contesto o da se stessi? La fuga è un errore o una necessità? La difficoltà di comunicazione del protagonista nasce da sé o dagli altri? È lui per primo che non sa cosa trasmettere? È lui per primo che non riesce a comunicare con se stesso?
“Questo libro ci è piaciuto molto e ne abbiamo discusso a lungo” ha aggiunto la Santolamazza, quasi a voler giustificare la complessità delle osservazioni proposte. “All’interno del circolo ci sono stati dibattiti anche molto accesi.”
Da Proust ai poeti del secolo scorso
Si è anche parlato degli innovativi espedienti sintattico-grafici del romanzo. L’autore interrompe bruscamente un capitolo per poi completare il periodo in quello successivo, dando al lettore un forte senso di spaesamento e quindi spunti di riflessione. “La sperimentazione grafica è un esercizio che ho ripetuto spesso” ha spiegato Paolo Di Paolo. “In alcune pagine di Mandami tanta vita, per esempio, ho inserito i caratteri tipografici dei giornali.
La segmentazione dei periodi in Romanzo senza umani sembra un elemento accessorio, invece è una caratteristica fondamentale che deriva dall’abitudine alla lettura della poesia del Novecento, che ha una componente grafica non trascurabile.”
In chiusura la poetessa Antonietta Tiberia ha sfiorato il tema del ricordo in Proust, che l’autore ha sviluppato in questo modo: “Il ricordo è un tema centrale nel mio romanzo. Anche io, come molti, sono rimasto affascinato dal grande organismo narrativo della Recherche. Nel mio libro, però, c’è un tentativo di liquidazione quasi giocosa dell’opera di Proust. Mentre il romanziere francese cerca – o almeno finge di cercare – la memoria involontaria, il mio protagonista è ossessionato dalla necessità di ricostruire il ricordo. In Marcel Proust c’è un atteggiamento incantato nei confronti del passato, che si ripropone spontaneamente. Qui invece il ricordo è una conquista faticosa e non sempre possibile.”









