Alla Casetta Rossa, alla Garbatella, i giornalisti Luca Attanasio e Veronique Viriglio hanno parlato delle interviste condotte in Gambia e in Mali e delle prossime missioni in Etiopia e Tunisia
Non è solo un progetto giornalistico quello di Luca Attanasio, ma una missione che incarna un bisogno etico. La necessità di rovesciare la retorica dell’invasione e di restituire ai migranti il loro background personale. “Negare l’esistenza di una storia familiare è il più grande torto che si possa fare a una persona” ha detto Attanasio alla Casetta Rossa mercoledì 14 gennaio, durante una presentazione della sua recente iniziativa Mums. Nella sala coperta dell’associazione di via Magnaghi 14 è emersa, attraverso la voce delle mamme, la tragedia che migliaia di famiglie del continente africano sono costrette a vivere giorno dopo giorno. Una tragedia silenziosa, attutita in Europa dal sottofondo assordante della propaganda politica. “Viviamo in un mondo sempre più violento, dove i media mainstream sono diventati il perfetto microfono per la voce dei potenti” ha detto la giornalista Veronique Viriglio dell’Agi (Agenzia Giornalistica Italia). “Il progetto di Attanasio è una narrazione diretta e non filtrata. Con Mums usciamo dalla logica devastante della disumanizzazione e della criminalizzazione”.
Progetto Mums: le prossime interviste in Etiopia e Tunisia
Da una triste constatazione parte l’iniziativa di Attanasio. “Dal Sud globale si può arrivare in Europa solo affidandosi ai trafficanti. Non esiste assolutamente la possibilità di ottenere un visto” ha raccontato il giornalista che da anni si occupa di migrazioni. Da quando nel 2016 aveva condotto una serie di interviste a minori non accompagnati, confluite nel libro Il bagaglio. Il progetto Mums rappresenta la seconda faccia della stessa medaglia: “I migranti sono di solito giovanissimi. Quello di cui non si parla è cosa lasciano a casa, le famiglie che rimangono per mesi in attesa di notizie.” Per continuare a raccogliere la voce delle mamme, insieme a traduttrici, videomaker e mediatori culturali, il giornalista partirà il 22 febbraio alla volta dell’Oromia, una regione dell’Etiopia centrale. Lì parlerà con donne i cui figli si sono imbarcati per i paesi del Golfo. A maggio sarà in Tunisia, dove incontrerà le madri che si sono costituite in associazioni per chiedere giustizia della morte dei figli. “Sono donne che”, come ha detto Attanasio, “hanno saputo trovare la forza, nonostante il dolore”. Per finanziare le due missioni è attiva dall’8 dicembre una raccolta fondi raggiungibile al link in calce all’articolo.
I precedenti viaggi di Attanasio
Ogni viaggio di Attanasio vuole raccontare una fetta diversa del fenomeno migratorio. In Gambia, a settembre 2024, il giornalista aveva incontrato quattro madri i cui figli sono fortunatamente sopravvissuti, vivono in Sicilia e in Calabria, sono riusciti a ricostruirsi una vita. Tra di loro, anche storie straordinarie, come quella di Faburama Ceesay. Il giovane gambiano, con un’insopprimibile passione per la sartoria, sbarcò in Sicilia a 17 anni dopo mesi di viaggio estenuante e di torture. Oggi, a trent’anni, è proprietario della start-up Kanö in provincia di Messina, che vende prodotti sartoriali in Italia e all’estero coniugando lo stile gambiano alla moda europea. Sposato con una donna siciliana, padre di due figli, Faburama non ha voltato le spalle al proprio paese di origine. Ha ideato una scuola di sartoria in Gambia, la Kanö Gambia Taylor, per permettere a giovani gambiani di apprendere il mestiere. Senza doversi affidare a un viaggio devastante che continua a mietere vittime: dal 2014 a oggi sono 33.000 i morti nel Mediterraneo.
Purtroppo nessuna delle donne incontrare in Mali – dove Attanasio è stato a settembre scorso – ha potuto raccontare una storia di intraprendenza e successo come quella di Faburama: i loro figli sono tutti scomparsi in mare. Nessuna delle cinque madri intervistate era d’accordo con la partenza, alcune ne erano all’oscuro. Un’impotenza che si trasforma in uno stato di sospensione angosciante, quando per mesi le notizie tardano ad arrivare. E poi la comunicazione finale, definitiva, che chiude anche gli ultimi spiragli di speranza rimasti aperti. “Ho contattato le donne del Mali attraverso una Ong italiana e subito è stata evidente la loro grande voglia di parlare” ha raccontato Attanasio. “Un giorno abbiamo organizzato un incontro aperto. Hanno partecipato una trentina di donne. La domanda che ho posto loro è stata: cosa pensate dell’Europa? Ed è emersa la questione centrale: la disparità delle condizioni di partenza. A differenza nostra, per loro è assolutamente impossibile ottenere visti”.
I dati di Frontex
La retorica dell’invasione, alimentata da una buona dose di propaganda, è destinata a sgonfiarsi a confronto con le cifre. A fronte di una popolazione europea di 450 milioni di abitanti, nei primi 11 mesi del 2025 gli immigrati irregolari sono stati 167.000 secondo i dati di Frontex, l’agenzia europea di frontiera. Una percentuale di clandestini che, nel panorama di una popolazione europea che sfiora il mezzo miliardo, risulta esigua. La cifra è in calo rispetto ai dati del 2024 (239.000), a loro volta inferiori alle cifre del 2023 (380.000). Ma che dietro ognuna di queste statistiche si nascondo migliaia di storie individuali, lo ricorda il progetto di Attanasio. Come ha detto la giornalista Veronique Viriglio, “la macrostoria dei numeri deve poi fare i conti con le microstorie, quelle che vengono raccolte dal progetto Mums”.
Per partecipare alla raccolta fondi del progetto Mums visitare il seguente link: https://www.produzionidalbasso.com/project/mums-narrare-le-migrazioni-attraverso-le-voci-delle-mamme-1/

