Presentato “3 amici 3 bici a zonzo in Gambia” il libro di Cecilia Gentile

Al ritmo sincopato di una kora, lo strumento tipico dell’Africa Occidentale, e davanti a una sequenza di scatti fotografici è iniziata la presentazione di “3 amici, 3 bici a zonzo in Gambia” (Dei Merangoli, 2024), che lo scorso 27 febbraio ha trasportato il pubblico della biblioteca Moby Dick tra le strade polverose e le distese lussureggianti del “Paese Fiume”. Hanno preso la parola l’autrice Cecilia Gentile, redattrice della Repubblica, e il giornalista della Gazzetta dello Sport Marco Pastonesi, seduti attorno a un tavolino ricoperto da un wax, la stoffa tipica del Senegal e della Gambia.

Vie caotiche e animi quieti

“Sul mio cavallo d’acciaio io volo; né brutti pensieri/ turban la mente entusiasta che spazia per campi infiniti” scriveva il poeta Carlo Michelstaedter nel 1902. E questa stessa spensieratezza, accompagnata dalla medesima volontà di abbandonarsi all’immensità dello spazio, si ritrova nella cronaca del viaggio in bicicletta di Cecilia Gentile. Con la complicità di due amici, l’ingegnere Vassilis e Lesley, inizia a dicembre 2023 l’avventura dei tre europei nel cuore della Gambia, il piccolo paese dell’Africa Occidentale completamente circondato dal Senegal. Più dei colpi di pedale, della lunghezza delle tappe e dei giorni impiegati per bruciarle, sono il piacere della scoperta e lo spirito di adattamento a segnare il ritmo del viaggio. Tumani Tenda, Bintang Bolong, Kanilai e Jinack Island sono solo alcune delle località toccate. Ma a parlare veramente della Gambia, nelle pagine della Gentile, sono i volti dei suoi abitanti, le storie che si intrecciano, le abitudini apparentemente incomprensibili, il senso del tempo pervaso da un paziente fatalismo completamente estraneo allo stile di vita europeo.

“Era la sua ora. Ognuno ha la sua ora” risponde Omar, abitante del villaggio di Bintang, alla domanda della Gentile sulla ragione della morte di un albero di cotone. Una fermezza d’animo che sembra riflettere la solenne impassibilità del paesaggio, i solidi baobab sullo sfondo, le imponenti mangrovie, i millenari Circle Stones di Wassu, patrimonio UNESCO, la caparbietà dei babbuini che attraversano le strade bloccando il traffico. Con la stessa ammirata perplessità, la giornalista constata che i padri spesso non conoscono nomi ed età dei loro figli, che i prezzi si contrattano, che le biciclette vengono usate senza freni, che le donne vendono ogni tipo di merce per strada, trasformando le vie in supermercati all’aria aperta, magari proprio accanto alle saracinesche di un “guaritore”, dispensatore di rimedi contro il mal di testa o la stanchezza. Nel paese in cui i pullman “partono quando sono pieni” non si è certi di niente, né sull’orario della partenza né sulle condizioni di arrivo, dal momento che i bagagli, fissati malamente sui tettucci dei van, possono cadere da un momento all’altro. Tutto traballa in Gambia, eppure niente crolla. Prima di tutto, non cede l’animo solido dei suoi abitanti, generosi e sempre disposti a farsi in quattro per venire incontro ai viaggiatori.

In bici per moltiplicare gli incontri

“La nostra non è stata una prestazione sportiva” ha raccontato l’autrice, “in termini di chilometri, non è stato un lungo viaggio. Abbiamo scelto volutamente le biciclette, un mezzo di trasporto lento che permette di guardarsi intorno e parlare con le persone”. Sono incontri non solo tra individui, ma anche tra due mondi, due culture, due mentalità completamente diverse. Dotati di zaini leggeri, i tre viaggiatori erano invece, forse inconsapevolmente, portatori di un bagaglio enorme agli occhi dei gambiani. La sopraffazione e la violenza del colonialismo occidentale che ha segnato tragicamente la storia del Paese Fiume, dominio inglese immerso nella colonia francese del Senegal, affiora qua e là tra la pagine del libro. “Forgive, but not forget/perdonare, ma non dimenticare” dice Aladin, il guardiano della Casa degli schiavi, la prigione-museo in cui rivive il triste ricordo dei soprusi subiti a servizio dei bianchi. Partendo da queste premesse, sembra inevitabile che sopravviva una forma di diffidenza, seppur minima, nei confronti dei “toubab”, gli occidentali. Come a Jinack Island, quando un gruppo di ragazzini delusi per non aver ricevuto regali inizia a scagliare pietre contro i tre amici in bicicletta, costretti a fuggire.

“L’aspetto più triste era l’impressione di essere visti come bancomat ambulanti” ha detto l’autrice, specificando che di episodi spiacevoli ne sono accaduti pochi, a fronte della grande gentilezza mostrata nella pratica che i gambiani chiamano teranga. Non si tratta di semplice ospitalità, ma accogliere senza chiederne conto, mettendo a disposizione dell’ospite il poco che si ha per il puro gusto della condivisione e del contatto umano. Insomma un’abitudine in confronto alla quale il nostro “fa’ come fossi a casa tua” suona come il culmine dell’egoismo.

“Un grande amore per la vita”

Redattrice della Repubblica, Cecilia Gentile si divide tra Roma e Trieste, coltivando tra le altre passioni quella della bicicletta e della fotografia. Autrice di alcuni libri di viaggio, in cui coniuga l’amore per il ciclismo all’impegno sociale (Buongiorno Senegal, Segui le donne. Da Beirut alla Palestina pedalando per la pace e Bambini all’inferno. Da Gaza ai Territori Occupati 11 storie d’infanzia), si è trovata più volte faccia a faccia con situazioni difficili, storie di speranza e disperazione. “Anche in Palestina, dove la situazione è disastrata, ho notato grande forza d’animo e amore per la vita” ha raccontato. Lo stesso ottimismo riscontrato in Gambia, paese tra i più poveri al mondo, reduce dalla dittatura di Yahya Jammeh, a cui è dedicato un intero capitolo del libro. Nel 2023 è stata la Germania il primo paese europeo a prendere posizione contro i crimini perpetrati durante il ventennio (1994-2016) di governo autoritario, condannando all’ergastolo Bai Lowe, membro di una squadra della morte, per crimini contro l’umanità. Dal 2017 invece è sotto processo in Svizzera un’altra spalla dell’ex dittatore, Ousman Sonko, ministro degli Interni di Jammeh.

3 amici 3 bici a zonzo in Gambia
Cecilia Gentile e Marco Pastonesi nel salone principale della biblioteca Moby Dick alla Garbatella.
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