Elias Delogu, il ragazzo con neurodiversità che si candida

Al Consiglio Municipale a Roma c’è anche lui: “Sono Elias, mi candido anch’io e allora?”

Le elezioni si avvicinano, cartelloni, slogan e volantini sono ovunque. Gli argomenti nei comizi sono tanti, eppure: “Tutti parlano delle buche di Roma, di sporcizia, ma di noi? Quelli che chiamate diversi, chi ne parla?”. Così cita la locandina con il viso di Elias Delogu che, seppur dislessico e con una lieve forma di autismo, si è candidato come consigliere dell’VIII Municipio a Roma.

Elias Delogu e il Presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri

Ma che senso ha far sedere al tavolo del Consiglio Municipale un disabile intellettivo? E poi secondo la costituzione si più fare?

Alla seconda domanda è semplice rispondere: sì. Perché secondo l’Articolo 3 della Costituzione, quello che si insegna alle scuole elementari per capirci: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge..” ecc ecc. Come si conclude? “Senza distinzioni di condizioni personali e sociali.” Quindi, a meno che qualcuno non voglia metter mano alla Costituzione, c’è poco da parlare.

La prima domanda invece, è più complessa: ha senso far sedere al tavolo del Consiglio Municipale un disabile intellettivo? Qui il mondo si spacca. C’è chi sostiene che sia un passo più lungo della gamba, chi sospetta che il ragazzo sia sfruttato per raccogliere voti a pietà, chi urla che la politica è già piena di incompetenti e ci mancano solo i disabili. Punti di vista. Ma l’obiettivo è uno: avere il coraggio di mostrare l’esclusione e disturbare i luoghi di potere, i politici devono toccare con mano queste realtà, oppure non cambierà nulla.

Il tema dell’indipendenza.

Non finisce qui. C’è un altro tema da affrontare: se Elias venisse eletto, potrà fare tutto da solo? Certo che no. Sarà accompagnato da suo padre o il suo tutore. Come i ciechi hanno il braille, i sordi la lingua dei segni, la voce dei ragazzi con neurodiversità viene da chi li circonda da una vita. Be’ a questo punto qualcuno potrebbe pensare: si candidasse il padre no?
Stupido dire che, ovviamente, non sarebbe la stessa cosa, non avrebbe lo stesso messaggio.

Diritti e non bisogni

Non sappiamo come finiranno le elezioni, ma già la candidatura di Elias può dare i suoi benefici. Perché la sua presenza in questi mesi di campagna, assieme ai suoi disturbi legati alla neurodiversità, impone toni pacati nei dibattiti, che non ci si parli addosso; basta un rumore improvviso che può provocare una crisi. Quando si tratta di ragazzi come lui, succede, ed è pane quotidiano per chi lo vive ogni giorno. Ci sono poi le facce sbalordite di chi deve imparare che esistono anche queste realtà.
E così facendo magari, accade che ci si rende conto delle difficoltà che incontrano ogni giorno gli autistici, i dislessici, i ritardati, i neurodiversi. Chiamateli come volete. Ma soprattutto sappiate, che per loro non c’è cura. La sola medicina è circondarli di vita. Devono poter fare tutto. E il dovere della società è accoglierli ovunque, non tanto perchè ne hanno bisogno, ma perchè ne hanno diritto. Hanno ogni diritto ad essere accolti nei ristoranti, al bar, assumerli al lavoro, e perché no, partecipare anche alla vita politica.

Di Ilaria Proietti Mercuri

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