Si è conclusa il 7 maggio la settima edizione del Meet film festival, il concorso cinematografico dedicato alle scuole sul tema dell’istruzione, l’infanzia e l’adolescenza. Attraverso due rassegne tematiche si è dato anche spazio all’emancipazione femminile e ai nuovi strumenti da adottare nella didattica. Un concorso dunque molto ricco, con oltre 47 cortometraggi scolastici che, dopo le tappe di Mazara del Vallo (Trapani) e Napoli, sono approdati a Roma, nel Teatro di piazza da Triora 15. Particolarmente coinvolto il plesso Aurelio Alonzi della Garbatella, in cui una quarta elementare ha avuto l’opportunità di conoscere Neri Marcorè in vista della partecipazione al concorso cinematografico. Un incontro toccante che ha lasciato traccia nella memoria dei giovani studenti, come testimonia una loro lettera di ringraziamento indirizzata al noto attore e regista. Marcorè stesso, poi, ha inaugurato il 5 maggio la tappa finale della manifestazione, patrocinata dal Ministero della Cultura e il Ministero della Scuola e del Merito e organizzata dall’associazione Meet.
Scuole vincitrici della settima edizione
I filmati arrivati da 101 paesi sono confluiti in quattro categorie. Due riservate alle opere realizzate all’interno delle scuole – istituti italiani e scuole internazionali. Altre due, invece, dedicate ai filmaker dall’Europa e dal mondo. Per un totale di oltre 1100 filmati finiti sul tavolo della giuria presieduta dal regista romano Gianfrancesco Lazotti. “Pochi minuti che racchiudono pienamente il messaggio di forte impatto sociale e umano”: queste le ragioni delle premiazioni che vedono il liceo Mazzini di La Spezia salire sul primo gradino del podio col cortometraggio “Sottovoce”. A seguire, l’istituto Salesiano Valsalice con “Lacci” e il liceo Walter Gropius con “In the river flow”.

Nell’arena della competizione internazionale, invece, ad aggiudicarsi il primato è il cortometraggio spagnolo “Nadie”. Nella giustificazione della giuria, il film accosta “il luogo simbolo in cui si sviluppa la ragione, la scuola, al punto più basso dell’irragionevolezza, la guerra”. Al secondo posto, un’opera che mette in luce un altro tipo di violenza, quella domestica. Protagonista è un bambino di nome Lucas che si rifugia nel gioco, nello stretto perimetro della propria stanza, per non assistere ai maltrattamenti subiti dalla madre. Medaglia di bronzo invece per “Alley”, giunto dalla Cina, e ritenuto dai giudici di “struttura compatta, ritmo teso, molto ben montato e diretto”.
I professionisti
Alle opere professionali erano invece dedicati gli ultimi due gruppi. L’Iran la fa da padrone, aggiudicandosi il primo e il terzo posto della categoria “dal mondo”. Vincitore il film “The school principal” di Solmaz Etemad e Mikaeel Dayani: una denuncia al clima di tensione, controllo, repressione che vige in Iran, attraverso gli occhi di una preside che per difendere le sue studentesse decide di opporsi con fermezza e astuzia alla polizia governativa. Al secondo e al terzo posto, “Tomorrow” (Filippine) presentato da Rafael Handiong, Banasan Kapuno e Giullienne Sanchez; e ancora l’Iran con “Gando” di Teymour Ghaderi.

Gli slovacchi Karolína Pravdová e Lukáš Gregor sono invece i vincitori della categoria “dall’Europa”. Il film mette in luce la solitudine di un adolescente per poi diventare, nel commento dei giudici, “un inno alla speranza che trova nella positività il suo nutrimento essenziale”. Al secondo e al terzo posto, il film “Luca’s Situation” di Lilian Fanara (Francia) e “Samurai” di Katrina Romanova (Russia). Menzione d’onore per l’Italia, rappresentata dalla regista veneta Cecilia Palmieri e il suo cortometraggio “Swim Higher”. Il docufilm, ambientato in una piscina, evidenzia la forza distruttiva dei disturbi alimentari, che possono arrivare a cambiare la vita e compromettere la carriera delle giovani atlete.









