Caporalato e mercati rionali, la proposta del Municipio VIII

Dalla morte del bracciante Satnam Singh si è levato il vento dell’attenzione mediatica sul tema del caporalato che non lascia indifferenti neanche i politici. Il Consiglio del Municipio VIII ha deliberato una proposta di risoluzione della Commissione Commercio con l’obiettivo di promuovere una filiera alimentare etica e sensibilizzare sulle condizioni lavorative di molti braccianti laziali.

Tra filiera etica e bollini di certificazione

Il caporalato rappresenta una grave forma di sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, caratterizzata da condizioni disumane e salari irrisori”: è da questa premessa che si snoda la proposta di risoluzione. L’obiettivo della Commissione Commercio, non è solo organizzare campagne informative nei mercati e nelle scuole, ma anche di introdurre una forma di certificazione che segnali i prodotti provenienti da una filiera alimentare etica. Ma in cosa consiste?

Bisogna informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che stanno acquistando – ha spiegato Michele Marini consigliere municipale di Alleanza Verdi e Sinistra – con quest’atto ci impegniamo politicamente per cambiare la cultura dei mercati rionali. I consumatori comprano nei mercati pensando che il chilometro zero sia sinonimo di qualità, ma spesso è impossibile capire da dove viene la merce, da quali aziende, e in che modo è stata prodotta“.

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Mercato rionale via Guarnieri Carducci

Da qui l’idea di inserire quella che Marini definisce “una certificazione di acquisto consapevole”. In parole povere: una sorta di bollino che attesti la provenienza certificata dei prodotti. “L’idea nasce dalla tragica morte del bracciante di Satnam Singh nella provincia di Latina; ci siamo domandati cosa possiamo fare nel nostro piccolo, e la risposta è che bisogna quanto meno rendere consapevoli i consumatori sull’origine dei prodotti acquistati”.

Lo scopo del bollino è segnalare i prodotti provenienti da una filiera etica, ma le procedure da adottare per il momento non sono facili. Come possono i banchisti appurare che un’azienda agricola non faccia uso di caporalato? Com’è possibile proporre ai commercianti di segnalare i prodotti derivanti da una pratica illegale che prevede fino a otto anni di detenzione?

Per ora si tratta di un’idea allo stato embrionale – ci ha spiegato Marini – bisogna lavorare con gli uffici tecnici amministrativi per valutare le varie modalità di applicazione”.

In attesa che si intraprendano azioni concrete, l’attenzione sul tema del caporalato resta alta, ora più che mai.

Il bracciante indiano ha un nome Singh Satnam

(Testo e illustrazione di Giulia Ananìa)

Il bracciante indiano ha un nome Singh Satnam ha un cuore, un amore, ha un respiro, è stato un bambino, è andato a scuola, ha braccia, abbracci, avrà ancora tante prime volte, ha conosciuto i baci, ha amici, una mamma, ha visto le stelle, ha polmoni, sudore, tenerezze, terrore, non ha padroni, ha fatica, è esausto ha un corpo, certe notti Dorme senza sognare. Ma se sogna non finisce il mare.
Ha la sua vita; ha il suo amore.
Singh Satnam aveva un nome.

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