Il colonialismo non appartiene soltanto al passato. Le sue conseguenze continuano a manifestarsi nelle disuguaglianze economiche, nello sfruttamento delle risorse, nelle migrazioni forzate e nelle gerarchie culturali e razziali. Decolonizzare significa riconoscere queste eredità, rimettere in discussione le narrazioni dominanti e aprire spazi alle memorie e alle voci a lungo marginalizzate.
È da questa prospettiva che nasce Arene Decoloniali, il festival cinematografico anticolonialista promosso da Un Ponte Per Ets, in programma dal 7 al 13 settembre al Parco della Torre di Tor Marancia. Dopo il successo della prima edizione, la manifestazione torna con un programma dedicato ai femminismi nati e sviluppati nei contesti coloniali, postcoloniali e diasporici.
Per sette sere, dalle ore 18:00 a mezzanotte, l’arena diventerà uno spazio aperto al cinema, alla cultura e al confronto sui rapporti tra genere, colonialismo, razzismo, memoria e resistenza. Il programma comprende 20 proiezioni, sette dibattiti, una mostra e l’assegnazione del Premio Arene Decoloniali, con la partecipazione di numerosi ospiti, tra registe, scrittrici, studiose e attiviste.
Decolonizzare il presente
Questa prospettiva permette di leggere anche questioni molto attuali: dalla Palestina e dal diritto all’autodeterminazione al ruolo delle grandi compagnie energetiche, come Eni, nei Paesi del Sud globale, fino alla memoria ancora poco affrontata del colonialismo italiano in Etiopia. Parlare di decolonialismo significa quindi cercare una giustizia non solo simbolica, ma anche sociale, economica e ambientale.
Non solo cinema
Durante il festival sarà visitabile la mostra 2026: Sguardi oltre i confini, dedicata ai femminismi del Sud globale, mentre uno spazio libri sarà curato dalla Libreria Griot e l’area gastronomica ospiterà Multi, con cucina tradizionale etiope e le proposte di birre scelte da Resaka Brewing Tribe.
I film saranno sottotitolati in italiano, le presentazioni accessibili attraverso la lingua dei segni e l’arena sarà fruibile anche dalle persone con disabilità motorie.
La direzione artistica è affidata a Daniela Ricci e Micaela Veronesi. Il festival è realizzato con il patrocinio del Municipio VIII di Roma Capitale e di AAMOD, con la media partnership di Africa Rivista, Arte Settima e Sentieri Selvaggi, ed è gemellato con il Decolonial Film Festival.

Il programma
Il calendario attraversa sette differenti prospettive, mettendo in relazione le storie coloniali con le forme contemporanee di discriminazione, resistenza e autodeterminazione.
Ingresso gratuito da viale di Tor Marancia 31, senza prenotazione.
Lunedì 7 settembre
Femminismi e decolonialità: sguardi intrecciati
Ore 18.00 – Tavola rotonda. Intervengono Igiaba Scego, Rahma Nur, Maria Coletti, Daniela Ricci, Micaela Veronesi, Yodit Estifanos e l’Associazione Tezeta.
Ore 20.00 – Inaugurazione della mostra. Apertura dell’esposizione 2026: Sguardi oltre i confini, ideata da Simona Sarti e realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Arte Altra.
Ore 21.00 – Fragments for Venus. Cortometraggio di Alice Diop, Italia-Francia, 2025, 21 minuti. Una donna nera attraversa il tempo per ricomporre i frammenti delle rappresentazioni femminili razzializzate e riconquistare il diritto di raccontarne la storia.
Ore 21.30 – Surname Viet Given Name Nam. Film sperimentale e documentario di Trinh T. Minh-ha, Stati Uniti-Vietnam, 1989, 108 minuti. Materiali d’archivio, testi e interviste costruiscono un ritratto plurale delle donne vietnamite, interrogando il rapporto tra verità documentaria ed esperienza soggettiva.
Martedì 8 settembre
Dal colonialismo al presente: cinema e trasformazione
Ore 18.00 – Incontro con la regista. Pocas Pascoal dialoga con Daniela Ricci e Micaela Veronesi.
Ore 21.00 – Time to Change. Documentario breve di Pocas Pascoal, Angola-Portogallo, 2024, 7 minuti. Un’opera sul legame tra colonialismo, capitalismo, sfruttamento delle persone e distruzione della biodiversità.
Ore 21.15 – Por Aqui Tudo Bem. Film drammatico di Pocas Pascoal, Portogallo, 2011, 94 minuti. Maria e Alda, due adolescenti in fuga dalla guerra in Angola, cercano di sopravvivere nella Lisbona del 1980, aspettando inutilmente il ritorno della madre.
Al termine della proiezione è previsto un confronto con la regista.

Mercoledì 9 settembre
Le donne nella resistenza anticoloniale
Ore 18.00 – Incontro. Partecipano Nadia Pizzuti, Isabella Peretti, Bridget Kwazimaa Ohabuche e Ubah Cristina Ali Farah.
Ore 21.00 – Fuori/Outside. Cortometraggio di Kym Ragusa, Stati Uniti, 1997, 12 minuti. La regista, americana di origini africane e italiane, ricostruisce il rapporto con la nonna italoamericana e le contraddizioni razziali presenti nella storia familiare e collettiva.
Ore 21.15 – Finding Sally. Documentario di Tamara Mariam Dawit, Canada-Etiopia, 2020, 78 minuti. Un’indagine personale sulla vita della zia Sally, aristocratica etiope diventata ribelle comunista e scomparsa dopo la rivoluzione contro l’imperatore Haile Selassie.
Giovedì 10 settembre
Memorie in movimento
Ore 18.00 – Incontro con la regista. Presentazione di NN – Non Noto con Tezetà Abraham, Daniela Ricci, Christian Raimo, Monica Usai, Isabella Peretti e Carmelo Giordano. A seguire, introduzione a Bush Mama.
Ore 20.00 – NN – Non Noto. Documentario sperimentale di Tezetà Abraham, Italia, 2025, 60 minuti. Il film affronta cittadinanza, inclusione e diritti, collegando le attuali leggi italiane alle vicende del colonialismo in Eritrea, Etiopia, Somalia e Libia.
Al termine è previsto un confronto con la regista.
Ore 21.30 – Bush Mama. Film di Haile Gerima, Stati Uniti, 1975, 97 minuti. Nel quartiere di Watts, a Los Angeles, Dorothy affronta povertà, razzismo e l’ingiusta incarcerazione del marito, trasformando progressivamente la propria vulnerabilità in consapevolezza politica.
Venerdì 11 settembre
Resistere ed esistere: il femminismo saharawi tra muri, mine e libertà
Ore 18.00 – Incontro. Intervengono Fatima Mahfoud, Debora Del Pistoia, Valentina Roversi, Gianluca Diana e Priscilla Peroni.
Ore 20.30 – Esibizione degli Electro Fazzeni. Un incontro tra sonorità tradizionali saharawi, musica nordafricana ed elettronica.
Ore 21.30 – Ciclo di cortometraggi.
Mariem, documentario breve di Javier Corcuera, Spagna, 2024, 15 minuti.
Toufa, docudramma di Brahim Chagaf, Sahara Occidentale, 2020, 30 minuti.
Solo per farti sapere che sono viva, documentario di Simona Ghizzoni ed Emanuela Zuccalà, Italia-Algeria-Repubblica Araba Saharawi Democratica, 2013, 63 minuti.
Sabato 12 settembre
Femminismi in Palestina: generazioni a confronto
Ore 18.00 – Incontro. Intervengono Cecilia Dalla Negra e Laila Hassan.
Ore 20.00 – Collegamento con Sahera Dirbas. Una riflessione sul ruolo sociale, familiare e comunitario delle donne palestinesi attraverso immagini appartenenti a tre differenti momenti storici: un estratto di 12 minuti da Deir Yassin Village and Massacre, dedicato al 1948; un estratto di 8 minuti da Suzan’s Fingerprint, legato agli avvenimenti del 1967; e il materiale ancora in fase di montaggio di Women in Gaza, raccolta di testimonianze orali successive al 7 ottobre 2023.
Ore 20.50 – Incontro. Presentazione del Gaza International Festival for Women’s Cinema con Milena Fiore.
Ore 21.00 – Selezione di cortometraggi da Queer Cinema for Palestine.
Don’t Take My Joy Away, di Omar Gabriel, Libano, 2024, 7 minuti.
A Message, di Mama Ganuush, Palestina, 2026, 3 minuti.
I Never Promised You a Jasmine Garden, di Teyama Alkamli, Canada, 2023, 20 minuti.
Ceasefire, di Teodor Vladár, Slovacchia-Ungheria, 2025, 23 minuti.

Domenica 13 settembre
Americhe postcoloniali: vite, memorie, giustizia
Ore 18.00 – Laboratorio. A cura di Italiani Senza Cittadinanza e Paule Roberta Yao.
Ore 19.00 – Incontro. Intervento di Françoise Vergès.
Ore 20.00 – Premio Arene Decoloniali 2026. Partecipano Fabio Alberti, Vincenzo Vita, Amedeo Ciaccheri, Francesca Fornario e l’artista autrice dell’opera destinata al film vincitore.
Ore 20.30 – Conversazione sui femminismi indigeni. Intervengono Mónica Taboada-Tapia, in collegamento, Francesca Casafina, Pilar Morena d’Alò e Laura Polesel.
Ore 21.00 – 4 Avril 1968. Cortometraggio di Myriam Gharbi, Guadalupa-Francia, 2014, 24 minuti. La piccola Sabine lascia la casa della zia nelle campagne della Guadalupa senza sapere che quella giornata cambierà per sempre la sua vita.
A seguire – Alma del desierto. Documentario di Mónica Taboada-Tapia, Colombia-Brasile, 2024, 87 minuti. Georgina, donna transgender appartenente al popolo wayúu, affronta un lungo percorso burocratico per ottenere il documento d’identità e poter esercitare il diritto di voto.










