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“Resistere è anche un destino” il libro di Andrea Catarci

Intervista con l’autore

di Giancarlo Proietti

Andrea Catarci, per la maggior parte dei lettori di Cara Garbatella non ha bisogno di molte presentazioni, ha 48 anni e vive nel quartiere San Paolo – Garbatella, in quel Municipio Roma VIII di cui è stato Presidente per 10 anni, dal 2006 al 2016, alla guida di coalizioni di centro sinistra. Laureato in Scienze Politiche all’Università La Sapienza, si è poi avvicinato al mondo della formazione professionale e della ricerca. Dopo aver scritto e pubblicato un gran numero di articoli, saggi, rapporti e documenti, per la prima volta si cimenta con un racconto di ampio respiro, scegliendo di indagare le storie e le memorie delle famiglie di origine ed in particolare le figure dei nonni.

- Quali storie che ti hanno raccontato della loro vita, ti hanno particolarmente colpito?

RicordiLe figure dei miei nonni, Vincenzo ed Armando, più che da parole ascoltate in presa diretta -sono morti quando avevo 10 anni e poco più - prendono forma nei racconti di familiari ed amici,riportati in una carovana di sere. Sono circondate da un alone di suggestione e di fascino, talvolta al limite dell’agiografia e della santità. In realtà sono storie di lavoro duro dentro cave, cantieri e Mercati Generali, vissute a torso nudo e sopra cavalli, storie di antifascismo e resiste2<Nessuno(a)>nza, di occupazioni di terre e scontri di piazza, di reclusioni e libertà riconquistate sul campo, di insofferenza per ingiustizie e discipline ottuse, di dimensioni private fatte di delusioni, rabbia, amori, sogni, emozioni e drammi.

C’è Vincenzo che apre una sua cava per necessità, perché malgrado l’abilità indiscussa come scalpellino e ‘spaccatore’ non sarebbe più chiamato da nessuno a lavorare, a seguito del rifiuto a sottoscrivere la tessera del partito fascista. C’è Armando che gira Roma in lungo ed in largo mostrandone le bellezze ineguagliabili ai turisti, in un’occupazione che è un tutt’uno col suo legame per la città. Ci sono le mischie consumate in strada, la passione politica e la militanza comunista, un Motom ed una apparizione fugace a fianco di Silvana Pampanini, le vicende di amici di comunità larghe e solide, di figlie e figli che scendono bambine al ghetto a portare cibo e che scoppiano nel palcoscenico  inusuale di una chiesa. C’è il Novecento nelle loro vite comuni ed insieme esemplari, che hanno fatto la storia senza lasciare traccia nei libri, in punta di piedi e col
clamore relegato al focolare domestico.

- Perché la scelta di due uomini e non di una nonna e di un nonno?

Perché in “Resistere è anche un destino” c’è molta verità storica e di loro non avrei potuto delineare ritratti veritieri, seppur agiografici. Le mie nonne sono morte nei primi anni Settanta, troppo presto per lasciare segni diretti su testa e orecchie di un bambino. Nelle chiacchiere sul passato sono generalmente liquidate con riferimenti alla concretezza ed alla perfezione: sono quelle che in silenzio fanno funzionare tutto, che magari usano le maniere forti nell’educazione dei figli ma che difficilmente sbagliano un colpo. Troppo poco per farsene un’idea e costruirci una memoria intorno.

- Tre aggettivi dell'uno e tre dell'altro... Vincenzo è forte, risoluto ed altruista, Armando è scaltro, intelligente ed ha istinto organizzativo, tutti e due sono caldi e passionali.
- Cos'hai dell'uno e dell'altro Per andare sul sicuro direi che tutti e due mi hanno trasmesso l’ambizione a migliorare il condominio ed il mondo, la passione, la voglia di resistere e combattere sempre, semplicemente perché è giusto farlo.

- Perché l'esigenza di raccontare le loro storie?

Per senso di appartenenza, ricerca delle radici, riconoscenza, amore, in poche parole è un libro che nasce dal cuore.

Il resto lo ha fatto la paura che quel patrimonio di voci e racconti esclusivamente orali potesse andar perduto del tutto e, infine, la malattia e la morte recente di mio padre Ezio, una delle mie fonti principali. Avevo già cominciato a scrivere ed annotare episodi, pur non avendo chiaro come finalizzare il tutto. Dopo averne parlato con lui e con mia madre, in quei giorni ho deciso che doveva diventare un racconto organico. Così è stato, grazie all’editore Francesco Palombi, che ci ha creduto insieme a Marcello Ciccaglioni, ai consigli ed alle parole preziose di Erri de Luca e Massimiliano Smeriglio, ai ricordi ulteriori dei parenti che lo hanno arricchito strada facendo.

- La frase sul destino: sei attivista, combattivo e impegnato da sempre.

Quanto è merito loro?

Tanto,siamo fatti di radici oltre che di aspirazioni ed ali, siamo come Enea che carica sulle spalle il vecchio padre Anchise mentre trascina per mano il figlio Ascanio. Poi, in realtà, la sensazione è di non essere mai abbastanza combattivi ed impegnati, non quanto servirebbe, ma per demerito nostro, non certo dei cromosomi migliori che ci sono arrivati. Però quella del titolo è una frase bella e vera: resistere e combattere sono anche un destino, oltre che una scelta da rinnovare ogni giorno.
- Roma fa da sfondo alle storie. Qual è la Roma del tuo libro...

E’ la Roma del Novecento, sanguigna e popolare ed insieme incline all’obbedienza, metà rivoluzionaria e metà clerico-fascista. Ed è la Roma di sempre, la città che ha nella contraddizione la sua cifra, che è destinata a rinascere in eterno sulle macerie di saccheggi millenari, quella che nessun barbaro di nessuna età è riuscito e riuscirà a far sparire
definitivamente.

Copyright  tutti i diritti riservati - Cara Garbatella Anno 13 - Novembre 2017

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