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Nel nostro territorio costruite solo case non destinate ad abitazioni popolari
Il mattone alimenta ancora falsi miti e leggende: un recente utile studio della CGIL

di Eraldo Saccinto

Un recente studio redatto della CGIL ci racconta l’epopea della casa, un lavoro utilissimo per la semplice ragione che il mattone alimenta miti e leggende, fra le quali la convinzione, assai diffusa, che l’investimento immobiliare valga a qualsiasi livello, anche come impegno istituzionale.

E’ perciò vieppiù meritorio questo lavoro che riesce a produrre un elaborato nel quale si evidenziano i percorsi di ricerca e riflessione sul valore del diritto alla casa, sia nella nostra storia che nella nostra cultura, sul significato della sua funzione sociale e sul valore aggiunto che il corretto uso di questo strumento procura alla comunità. Un diritto che nei fatti viene impropriamente rovesciato e affrontato primariamente come difesa della proprietà, grande o piccola che sia, come si evince anche dall’ultima delibera di Roma Capitale che, pur di difendere questo stato di fatto, propone, si potrebbe dire come al solito, una soluzione emergenziale ma non strutturale, ricadendo nell’incapacità, mostrata soprattutto dai governi delle grandi città, e quello attuale di Roma non se ne discosta affatto, di imbastire una seria “politica della casa”.

Ci si trincera dietro le norme di salvaguardia di coloro che sono in graduatoria per la concessione di un alloggio popolare, senza rendersi conto che nella stragrande maggioranza dei casi queste liste sono composte da quelli che occupano, i quali, stanchi di un’attesa decennale e costretti magari a fare i conti con proprietari senza scrupoli, non possono fare a meno di ricorrere a questo estremo espediente. Il rimedio sembrerebbe quello di aumentare il numero degli alloggi disponibili ma finora c’è stata scarsa disponibilità da parte dell’Amministrazione comunale ad affrontare con la dovuta serietà le richieste di indicare le disponibilità alloggiative, segnalando caserme, stabili sottratti alla criminalità e alloggi sfitti, neppure alla luce delle risorse stanziate dalla Regione Lazio.

Dimostrando così la mancanza di una reale volontà di applicare soluzioni definitive, nonostante il roboante annuncio della Sindaca di aver scovato migliaia di appartamenti da poter riutilizzare per dare una prima risposta alla fame di case che affligge Roma e che a ben guardare, si dimostra essere solo uno specchietto per le allodole: la riproposizione della lista già stilata a suo tempo dal Commissario prefettizio Tronca.

Per il nostro Municipio i dati che espone la CGIL non si scostano troppo da quelli del Comune, benché, nei Piani Regolatori, la predominante per il nostro territorio sia sempre stata quella di una vocazione ad edilizia residenziale pubblica. Durante gli anni del boom economico, l’ATER ex-IACP l’ha fatta da padrone, costruendo a più non posso, per soddisfare le richieste di case da destinare agli operari e agli impiegati del polo manifatturiero Ostiense, dopodiché però non si è fatto altro, per cui le giuste risposte che furono allora date alle esigenze di una classe lavoratrice bisognosa di affitti calmierati, se da una parte hanno stabilizzato la situazione dall’altra hanno saturato il mercato affittuario a basso costo. Allo stato attuale, infatti, aldilà del riuso delle rare abitazioni che potrebbero essere immesse sul mercato a causa di azioni legali, l’unica via praticabile è quella privata, i cui prezzi però sono proibitivi. La CGIL ci fa notare che si è molto costruito sul nostro territorio negli ultimi quarant’anni. E’ stata edificata l’area di Roma ’70, e tutta la fascia che investe Via di Grotta Perfetta, la zona a valle della Montagnola con direttrice verso Via Ballarin, l’area di via del Tintoretto, è stato costruito (e abbandonato) un albergo a Via Galba, un maxiedificio a Piazza dei Navigatori, la zona di Via del
Caravaggio, alcune costruzioni tra Via Palos e Via Capitan Bavastro, sta per essere consegnata l’area ex I-60 con tutte le perplessità ancora in essere che ne hanno contraddistinto la costruzione.

Non uno di questi edifici è però stato destinato ad edilizia residenziale pubblica, sono stati tutti indistintamente destinati a finalità di carattere privato se non speculativo, non un solo mattone destinato a chi è meno abbiente o per quelli che, pur dotati di un reddito fisso da lavoro dipendente, non possono reperire un’abitazione ai prezzi di mercato.

“E’ doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione”, è ripetuto in diverse sentenze della Consulta ma, come conclude il documento del Sindacato, per avere una casa pubblica, a Roma, si è da anni alla guerra.

 Copyright  tutti i diritti riservati - Cara Garbatella Anno 13 - dicembre 2017

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